Dallas: città violenta

di Lorenzo Borzuola

Quando si pensa a quel piccolo pezzo di terra ci si scorda di come un paese possa generare scompiglio e terrore. Tu lo guardi, ti ci siedi sopra, costruisci una casa modesta accanto a milioni di altre case posizionate sul tuo stesso orizzonte dove guardi di solito, ma non lo disprezzi. Osservi il mondo intorno a te ma non vedi altro che la tua casa, la tua vita. Centinaia di grattacieli e migliaia di lingue d’asfalto non possono vietarti di dire “si, quella è la mia casa. Questo è il posto dove sono nato. E sebbene cerchino ogni giorno di distruggerlo questo spazio vitale rimarrà mio, nel bene o nel male io farò l’impossibile per renderlo migliore, lasciando una parte a chi veramente la merita. Chi la pensa come me non deve aver timore di difendere la propria terra”. E tutte quelle schiere di uomini per bene che fingono di battersi per essa, per la propria città, la comunità, fatta di altrettanti uomini e ideologie, loro non credono veramente in quello che tu da tutta una vita speri di tenere, di cambiare, di migliorare o semplicemente amare. Non importa se quella strada è sporca, non ha importanza se il mio appartamento è fatiscente, non mi importa se quello è giallo, nero, alto, grasso o magro, fino a quando tu vivrai lì, in quel pezzetto di terra, cerca di ricordare che quella è tua, la tua vita, egualitaria, paritaria ma inviolabile. Quella strada, quel palazzo, finché tu la calpesterai o ci camminerai davanti assieme ad un’altra massa di persone non dovrai aver paura, non avrai problemi perché come te ogni altro individuo è in diritto di farlo. Ogni persona come Te è nel giusto se pensa ad una cosa che si contrasta con la tua. La libertà e insieme gioiosa spensieratezza di pensare al contrario, di ridere a bocca aperta o tra le sole labbra strette mentre un sibilo divertito passa dalla cavità nasale. La bellezza di dire no; dire sempre si non porta ad una libertà pura ed inviolabile. L’immensa felicità, non rassegnazione, di entrare in una piccola casa con solo un piccolo salotto e una stanza invece che in un immenso appartamento ma dire che quella è tua. Ne cambi un altra?Sarà tua anche quella! Non sai dove passare la notte? Il mondo, la terra dove poggi i piedi è tua, è di tutti nessuno l’ha comprata. Sentiti libero di sbagliare, ridere, piangere eccedere. Non è questo il bello del gioco? Una giostra, una carovana senza sosta che non smette di stupirti e di darti pace e libertà. Ma quand’è che il gioco si rompe? Si rompe quando nessuno vuole più giocarci e preferisce vivere nell’insicurezza e nel terrore piuttosto che lasciare alla natura il compito di regolare ogni cosa e mettere tutto in ordine. Ci si fa strada con il rifiuto del prossimo e la totale presa di posizione solo verso se stessi. Si ricorre alla mazza, il dialogo è ormai passato. Mentre si studiano i primi esseri che avevano popolato questo mondo ci si accorge solo adesso e solo appena che l’essere umano è ominide e l’uomo non è ancora stato creato.

Una persona, indistintamente dalla sua professione e conoscenza, guarda le notizie di un telegiornale che in quel momento sta mandando in onda. Si è terribile ciò che succede ma uno che dovrebbe fare oltre ad indignarsi e chiedere una giusta pena? Non può fare chissà cosa. Ascolta magari due o tre volte la medesima notizia quando lo stesso telegiornale rimanda e ripete il fatto, e dopo? Niente. In una città grande come quella poi, certe cose succedono tutti i giorni e in tante altre città.

La vecchia signora Dorothy Hancoll ripeté questo suo pensiero in un sol fiato mentre due sole lacrime, ma nettissime, solcavano le guance e i suoi occhi miravano il televisore, pietrificatosi sullo stesso canale. Gli stessi colpi e spari che risuonavano nel televisore avevano rimbombato identici fuori dalla casa dell’anziana signora, situata in un piccolo quartiere della città di Dallas.

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