di Lorenzo Borzuola

Sei uomini, tutti in una piccola sala d’aspetto bianca. Tre di loro in ginocchio e legati. Due in piedi ed armati. Uno solo retto difronte ai tre prigionieri.

CAPO 1

Voi non siete nessuno. Ve lo dico io. Siete solo un branco di coglioni usciti dal nulla, e in quel nulla ritornate. Qui non ce posto per voi. Ma che credete di unirvi così alla causa? Uscendo un giorno di casa e dire “Sono un dei vostri”? Così credete di unirvi a noi? No, no, no cari miei, non è questo il modo, ne il rispetto. Se credevate che ciò che diciamo noi era il vero, e volevate fare qualcosa per cambiare veramente le cose, dovevate venire prima da noi. Da noi. E non prendendo una pistola e da paladini di voi stessi, quindi del niente più assoluto, fare fuori otto, nove persone. Cosa credete è, di aver compiuto un atto benefico per il paese? Di aver risolto qualcosa? Non avete risolto un cazzo, ve lo ripeto. Se venivate prima, con tutte le buone intenzioni vi avremmo fatto seguire un corso accelerato, magari uno i quei corsi su internet; ora ce l’abbiamo anche noi la connessione che pensate!? Ma no. Nel giro di qualche settimana sareste divenuti veri dispensatori di morte e preparati al vostro dovere, e noi saremo stati fieri di voi. Ma come si può essere fieri di voi, tre grossi coglioni. Si, coglioni, e voglio ripetervelo, coglioni. Tre coglioni, che non siete neanche in grado di allacciarvi le scarpe.

Il capo1, vestito di bianco continuava la sua ramanzina ai tre uomini inginocchiati a terra. Avevano compiuto un’azione sbagliata e ora gli spettava la punizione che meritavano. Il capo 1, sinuoso e impettito come un vero cavallo del  deserto, era più che altro astuto come un fennec e crudele come un leone. Non glie l’avrebbe fatta passare liscia a i tre, mentre altri due bestioni vestiti di nero tenevano d’occhio l’uscita di quel piccolo salottino.

CAPO 1

Noi non facciamo quello che facciamo per scherzo. Seguiamo dei principi, scritti nel sacro libro e voi li avete infangati, con le vostre pretese, con la vostra idiozia. Mi fate schifo. Non meritate un applauso, ne una medaglia, ne le nostre settanta cinque vergini. Meritereste di essere bolliti, o meglio trucidati al sol leone del nostro deserto cosi potrete imparare cosa vuol dire. Tre figli di papà nati in un ambiente privilegiato. Ma noi? Ci avete mai pensato a mettervi un secondo nei  nostri panni? No. Nati troppo onestamente, non sapete cos’è la guerra, la paura la fame. Io si! Io ci sono nato in mezzo a queste cose e posso senz’altro capire che per fare un’azione del genere bisogna essere oltre che preparati, bisogna essere uomini veri. Non immaginate cosa io e i miei fratelli, qui, abbiamo dovuto fare per arrivare dove siamo arrivati. Ma poi guardatevi! Guardatevi bene! Non seguite nemmeno le nostre regole come potete pensare è? Come? Dico io, come potete pensare veramente di essere accettati? Non sarete mai accettati.

Si rivolse ora verso uno dei tre, e ad uno ad uno li giudicò con mano tesa contro i loro volti e lo sguardo arcigno, malvagio, semi coperto da un bianco copricapo.

Tu! Tu non mangi carne di porco. Bevi alcool e hai pure strani gusti sessuali; credi davvero di essere accettato da Allah? E poi, andare li in mezzo con un camion. Non è così che agiamo.

Poi toccò al secondo, fresco fresco di attentato, ma con un ghigno di terrore che prima non sembrava affatto avere.

Veniamo a te. Tu mi dai da pensare. Non riesco ancora a capire se tu sia Iraniano o tedesco. E ti permetti anche di scambiarti per uno di noi!? Cose dell’altro mondo.

 Il secondo con voce tremante fece

SECONDO UOMO

Ma io… veramente non volevo scambiarmi per uno di voi….. Non ho niente a che fare con l causa, io……

CAPO 1

Zitto mezzo uomo!

Infine toccò all’ultimo più scostato dagli altri. Non sembrava avere paura, anche se le due ginocchia ballerine dicevano il contrario.

Ed infine, a te devo dire solo una cosa. Ottimo colpo quello del treno. Si, certo, un pochino fatto con i piedi ma l’idea era abbastanza buona quella di assaltare un treno in corsa. Peccato che anche te hai commesso un errore, e non da meno dei tuoi compagni. Ma dico io, si può andare con un COLTELLO? Un coltello!? Un coltello! Ma dove siamo ai tempi del medioevo?  Dovrei rispedirvi nella fogna dalla quale vi ho preso. Allah non vi merita.

I tre, presi da un forte senso di rabbia e problematica comune, si misero a pregare in coro  il Capo 1 che, invece, si limitò a girare la testa. Lo sfondo bianco di quel salottino gli metteva i brividi. Non avrebbe passato un minuto di più del suo tempo in quel posto. Anche lui, come i tre uomini inginocchiati e i due scagnozzi in piedi, attendevano lì il grande ed ultimo giudizio ma a lui spettava il compito di punire quei tre per l’affronto fatto a lui e alla sua religione.

TUTTI E TRE

La prego, la prego, non ci faccia questo. Noi volevamo solo scherzare. Non pensavamo di finire qui!

CAPO 1

Come osate malcreati? Dire che era solo uno scherzo è ancor più irrispettoso. Non sapete cosa vi attende. Non proverete mai la dolcezza di un luogo come quello per cui noi abbiamo combattuto ed ammazzato giustamente per andarci e ci andremo. Non appena sbarazzatoci di voi, insulse carogne che non prendete una posizione, state tutta una vita con le mani in mano mancando di  rispetto all’unico vero signore e creatore e solo alla fine volete redimervi e vi spacciate per uno di noi. Allah mi darà quel che mi spetta di diritto ma voi…. Voi no. Voi rimarrete qui finché non avrete scontato la pena che ora io emanerò!

IL TERZO

Allah verrà preso in giro se agite in questo modo!

Disse con presunzione il terzo uomo sfidando le lunghe barbe e i fucili spianati mentre gli altri due compagni d’attesa lo guardarono con vero terrore pensando ad una reazione del Capo 1, il quale infatti non perse tempo ad avvicinarsi con violenza di sguardi e di parole.

CAPO 1

Cosa?…. Che cosa hai detto?

IL TERZO

Ho detto che non è giustizia divina questa. Se scegli tu per noi allora è tutto sbagliato. Il grande Dio non esiste e tu puoi fare ciò che vuoi. Non è giustizia divina. Tanto  valeva restare sulla terra. Avevo anche un lavoro ben avviato….

Il capo 1 lo colpì ripetutamente con la sua piccola e magra mano. Quello fu il primo ad essere legato come un salame e ad essergli stroncata di netto una mano. Gli altri due, disperati e sconfitti, lo seguirono. Tutti e tre appesi come marionette vecchie, appese a quel muro per l’eternità. Prima che il capo 1 e i suoi scagnozzi poterono andarsene, i tre pregavano e chiedevano perdono per quello che avevano fatto, lì sulla terra.

Il capo 1 percorse il lungo  viale di piccoli alberelli che separava la sala d’aspetto al cancello di ferro in fondo alla via. Avrebbe potuto starsene tutta la vita, ormai non più terrena, al servizio di Allah, mangiando dormendo e sazio compiaciuto, onesto, degno e sicuro di aver svolto il suo compito fino in fondo. Sarebbe stata una bella eternità se non fosse stata per quella nuova notizia che lo attendeva appena passato il cancello. Vide che non c’era nessuno davanti all’ingresso, di solito ci doveva essere un portiere, ma quel giorno, proprio il giorno del suo ingresso in paradiso, non c’era nessuno ad attenderlo. Fecero alcuni passi, stavano per arrivare alla seconda entrata, una specie di anticamera  una volta completamente dorata, come gli avevano sempre raccontato, ora sporca, le placche d’oro si erano consumate e corrose. Del grande splendore di quel posto non era che rimasta la polvere e un gelido silenzio. Le gigantesche porte, una volta di legno, ora anche li andavano sul risparmio, si aprirono e una lunga scia di gente uscì sbraitando, con in mano degli strani numeri; tutti incavolati per qualcosa che il capo 1 ancora non poteva comprendere, o capiva che c’era qualche problema ma non poteva pensare al peggio proprio nel giorno della sua assunzione. C’era un omino davanti all’orda selvaggia, un vecchino vestito di grigio, giacca, pantaloni e cravatta, completamente grigio, con un cappello simile a quello di un poliziotto. Teneva in mano un quadernetto ed una penna. Quello doveva essere sicuramente il portiere, ecco dove si era cacciato. Il capo 1, scortato dai suoi due uomini, si fece avanti, e non curandosi  della gente che intorno all’omino strillava in cerca di risposte, disse prepotentemente

CAPO 1

Salve fratello. Dove posso trovare la strada per il divino Allah?

Il portiere si chinò in avanti un po’ confuso e mostrò il padiglione dell’orecchio per sentire meglio

PORTIERE

Il divino chi?

CAPO 1

Il divino Allah. Sono qui per l’assunzione.

Il portiere ridacchiando si volse verso gli altri

PORTIERE

AH AH AH, ehi ragazzi avete sentito!? Questo ancora crede che ci sia Allah!

Risata di gran gusto dei presenti

PORTIERE

Mi spiace mio caro ma ti sei confuso con qualcun altro. Qui di Allah non ce ne sono. Mai stati, se devo essere sincero.

CAPO 1

Cosa stai dicendo? Vuoi dirmi che non c’è? Mai stato? Non dirmi che c’è quell’altro? Quello dei cristiani!?

PORTIERE

Ragazzo mio, sei completamente fuori  strada. Quello accadeva prima, con la vecchia legge. Ora le cose sono cambiate. Ne è venuto uno nuovo, un sostituto. Quello è tosto non risparmia.

Il caos si fece pesante e le voci sovrastarono quelle del portiere e del capo 1 che sempre più preoccupato non capiva cosa stesse succedendo e ciò che avrebbe dovuto fare

CAPO 1

Un sostituto? Senta, mi dica la verità! Ma non è che hanno il potere gli ebrei?

PORTIERE

Cosa?

CAPO 1

Oh, non lo so, magari i cinesi. Non potrei vivere in questo modo!

PORTIERE

Senti, io non ho tempo da perdere con le stronzate. Qui vige l’uguaglianza, siamo tutti uguali. E se ha qualcuno non va bene, sti cazzi. Fiato sprecato.

CAPO 1

Ma io pensavo che oggi sarebbe stato il mio giorno. Dopotutto ho fatto sempre il mio dovere.

PORTIERE

Eh ma dipende per quale reliquia terrena lo facevi. Qui è tutto diverso. L’omicidio non è facilmente perdonabile, guarda tutti questi altri.

Si voltò richiamando l’attenzione della folla.

PORTIERE

Oh, zitti un momento. Branco di canaglie. Dite al novellino da quant’è che state qui.

Chi iniziò a gridare 17 anni, chi 556, chi 65 mesi, chi 44 anni, e alla domanda del portiere perché dovevano aspettare tutto quel tempo, ancora tutti in coro risposero “Perché chi ammazza non va subito in paradiso”.

PORTIERE

E ora mi devi scusare ma ho da fare con questi qua.

CAPO 1

Ma allora che devo fare? (ancora più sconvolto e preoccupato)

PORTIERE

Come che devi fare? Devi prendere un numero e aspettare il tuo turno, non ti posso mica far passare avanti; questi mi linciano se lo faccio.

CAPO 1

Mi hanno sempre chiamato capo 1

PORTIERE

Santo Dio, quante volte te lo devo ripetere. Non siamo sulla terra. Da queste parti è diverso, non vale più il nome terreno. Per fortuna, perché io mi chiamavo Abelardo. E ora levati un po’ dalle palle che ho da fare. Prendi laggiù a quella macchinetta il numero, dovrebbe essere il 340987. Mettiti in fila e buona fortuna.

Il portiere levò le tende. Tutta la folla lo seguì e il capo 1 se ne rimase immobile come un masso. Dalla faccia scesero due grosse lacrime ma si trattenne. Dietro al portiere l’orda continuava a gridare e reclamare

UOMINI

Ehi capo, capo noi siamo undici anni che aspettiamo. Quand’è il nostro turno? Ci siamo rotti le palle, vogliamo andarcene – Io sono cento sessanta due anni che sto qua, mettiti in fila bamboccio – ehi non spingete – ma che maniera è questa?

Il portiere, continuando a camminare verso un’altra porta, fece

PORTIERE

Buoni, buoni. Ragazzi, buoni. Adesso uno alla volta, con calma sarete tutti accontentati. Sedetevi e zitti, non scocciatemi anche voi…

Ma gli animi e il continuo vociare persiste. Corsero tutti dietro al vecchio portiere che riprese a trascrivere ad uno ad uno il nome di tutti, come in un appello scolastico. Il capo 1 guardò quella scena ma non commentava. Dalla sua bocca non usciva niente e il pensiero di una lunga attesa lo tormentava, più del fatto che avesse sbagliato tutto in vita. Un uomo, vestito con calzoncini e canottiera, stava per mettersi in fila con gli altri; passò accanto al capo 1 e gli dette una forte e quasi amichevole pacca sulla spalla,

 UOMO 1

Nun ce pensà a fratè! Io è dalla stragge de Bbologna che sto’qquaà. Abbi fede….

Lo avvicinò un altro uomo, un membro di quella folla, vestito con magliettina e calzoncini attillati e due braccialettini rosa. Passò e gli mise una mano intorno al collo. La sua voce era sensuale come quella di una gatta accalorata.

UOMO 2

Ehi, ma ciao. Tu devi essere quello nuovo vero?!. Che combinazione siamo vicini di sedia. Se la notte avessi dei  problemi non dubitare a chiamarmi.

Il capo 1 si immobilizzò di colpo mentre sentiva le mani sinuose del tipo toccarlo. Il suo sguardo puntava sempre in avanti pur di non dare tanta confidenza allo strano tizio.

CAPO 1

No…. Grazie ma… credo che me le caverò!

UOMO 2

Mhh, come sei rigido cocco mio. Vedrai che tra qualche giorno ti rilasserai. Ciao Belloccio!

Se ne andò con la mandria tirandogli un bacetto. I due scagnozzi, che per tutto il tempo non avevano capito un granché, si dileguarono a prendere il numero di prenotazione e seguirono anche loro la massa. Il capo 1 rimase ancor più paralizzato e gli occhi che stavano per uscire fuori dalle orbite, e un gelido sudore che non lo faceva respirare. Quella era veramente la fine.

Poi si svegliò terrorizzato. Un sogno lo aveva colpito proprio prima di un attacco di quella importanza. Lui ed altri quattro soldati, armati di tutto punto, erano nascosti dietro ad una stazione ferroviaria. Gli uomini non attendevano che un suo segnale, ma visto che non si decideva uno di loro si accostò a lui e fece

SOLDATO

Capo, fratello, non dovremmo attaccare? Sono passate già due ore….

Il capo 1 si prese ancora qualche istante per riflettere e poi, con voce decisa, disse

CAPO 1

Non attacchiamo oggi…… Non attaccheremo più…… Torniamo a casa!

Si avviò scendendo delle scalinate che costeggiavano l’edificio. Giunto in una zona al quanto appartata si girò intorno con la certezza di non essere spiato o guardato da nessuno e  getto via il suo fucile in un cassonetto per l’immondizia. Rifletterono un secondo alla fulminea e spontanea decisione del loro padrone; visto che lui era già lontano e più spensierato di prima, fecero lo stesso. Gettarono tutte le loro armi e si dileguarono.

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