Non è un paese per Pokémon

di Ettore Arcangeli

È il gioco dell’estate 2016. È il motivo per cui folle di persone si radunano nei luoghi più impensabili. È Pokémon Go, croce e delizia della quotidianità di tutti gli italiani da poche settimane a questa parte.

Da prima che il gioco divenisse ufficialmente disponibile pure in Italia già la mania  dei Pokémon si era diffusa ovunque, dai social alle televisioni, entrando anche nelle conversazioni di chi un accesso ad internet non ce l’ha. Anche chi non è stato catturato nell’orbita dell’applicazione ne ha dovuto sorbire gli effetti. Ovunque si vedono persone di tutte le età che girovagano per le città, i paesi e persino le campagne in cerca di un Pokémon da allenare. Poi le notizie sugli utenti di questa applicazione sono iniziate ad apparire su ogni mezzo di comunicazione. Sono stati fatti dei servizi anche dalle tivù locali. Un successone in pratica.

La grande diffusione del gioco ha fatto volare in borsa i titoli dell’azienda sviluppatrice, la Niantic, e della Nintendo, portando anche alla creazione di un nuovo modello di marketing. Dagli Stati Uniti arriva la possibilità per i commercianti di piazzare dei Pokémon nei propri negozi per attirare giocatori e magari convincerli a fare degli acquisti. Geniale. Qui in paese questa possibilità è stata usata da qualche simpaticone per sparare con una pistola giocattolo sul piccolo gruppetto formatosi.  Nessuna ferita ma solo tanta paura.

thumbnail_IMG-20160727-WA0015Come tutto ciò che è di successo anche Pokémon Go ha moltissimi detrattori. Alcuni lo considerano un gioco per bambini, per cui gli over 16 che ci giocano sono dei lattanti non maturati, altri lo ritengono una vera e proprio piaga sociale. Il gioco si sviluppa per le strade grazie alla realtà aumentata, per cui i giocatori sono costretti ad alzarsi dal divano e a farsi molti kilometri per poter avanzare di livello. Ma alcuni giocatori rimangono così assorti nella realtà virtuale da risultare troppi distratti e pericolosamente tra le nuvole. Per questo si è diffusa l’idea che questo gioco rappresenti il male, il segno della volontà autodistruttiva delle nuove generazioni. Il Codacons è arrivato persino ad interpellare il Ministero dei Trasporti per mettere al bando il gioco, ritenuto eccessivamente pericoloso. Nonostante l’avvertenza posta durante il caricamento, come fosse un pacchetto di sigarette, che recita:” Ricorda: durante il gioco presta sempre attenzione all’ambiente che ti circonda”. Se la situazione prima era buffa per i vari Pokémon sparsi per l’Italia ora diventa ridicola. “Pokémon Go attenta alla sicurezza degli utenti della strada”. Il bello è che veramente in Italia c’è una corrente di pensiero del genere. Le persone non hanno colpe o responsabilità. È colpa del gioco se qualcuno finisce con la macchina in un fosso. Quel qualcuno non è un povero imbecille, ma una vittima incosciente della malvagità della tecnologia. Il demonio oggi non si impossessa più dell’anima, ma dello smartphone. Che mi tocca vivere. Questa paradossale situazione in cui la responsabilità e della tecnologia e non delle persone mi imbarazza. Siamo veramente così idioti da farci vietare un gioco classificato per tutti dallo stato?! Non ce la faccio a pensare che possa accadere. La mia bassa fiducia nell’umanità crollerebbe ancora di più.

Questa difesa non ha nulla di personale -non sono un giocatore-  ma ritengo alquanto ingiusto che ci si accorga solo ora di quanto l’uso scorretto della tecnologia, e in particolare dei cellulari, sia pericoloso. La guida distratta è in Italia la prima causa di incidente, e non credo sia colpa di Pokémon Go, Facebook o Whatsapp, ma delle persone e della loro incapacità di guidare con prudenza.

Quindi se avete smesso di giocare per sembrare più svegli o meno imprudenti riprendete in mano il vostro cellulare, e con prudenza, andate e divertitevi. E se andrete a sbattere contro un palo o sotto una macchina la colpa sarà solo vostra e non dei Pokémon.

Un po’ di Pokémon, giusto per farvi una cultura 

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