Odio al Serio

di Ettore Arcangeli

Dopo una settimana non proprio facile e rilassante sono pronto a partire. Valigie, documenti e biglietti sono pronti. L’umore non è dei migliori ma l’idea di prendersi una pausa oltralpe già mi rasserena. Raggiungo Perugia dove mi attende il mio compagno di viaggio. Prenderemo il bus per raggiungere l’aeroporto da cui spiccheremo il volo direzione Colonia. Quando il bus verde ultimo modello arriva sul piazzale dedicato all’Umbria Jazz il viaggio si concretizza e le preoccupazioni si dissolvono. Le nove ore di viaggio verso Bergamo iniziano però male con delle chiamate indesiderate. Ad Arezzo è già tutto risolto e il viaggio prosegue. Dopo Firenze e prima di Bologna ci si ferma in una stazione di servizio. Pronti per gustarci un meritato caffè  quando un simpatico camionista ce lo prende da sotto il naso. Ma lui ha ordinato e noi si fa la figuro degli scrocconi. L’odio verso la razza umana ribolle al mio interno e solo il barman riporta la calma offrendomi il caffè. Maledetti.

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Dopo Bologna, Parma, Brescia, si arriva all’Aeroporto Internazionale Il Caravaggio a Orio al Serio, in provincia di Bergamo. Sono le 18:15 e il nostro volo decolla alle 6:45 della mattina dopo. Ci attende una bella notte in aeroporto. In quel lasso di tempo qualcosa si deve pur fare oltre mangiare e provare a dormire senza successo. I giri dell’aerostazione si sprecano e si socializza con gli altri viaggiatori nella nostra situazione. L’attesa però si fa sempre più snervante e quando scoccano le 4:45, l’orario stabilito per l’imbarco dei bagagli, ci si muove verso il desk della nostra compagnia, la Ryanair. Ci mettiamo in fila, ma non scorre. Passano i minuti ma non si muove nessuno. I desk sono vuoti. Ci si guarda attorno cercando di capire cosa è successo, magari qualcuno sa qualcosa. Nessuna comunicazione ufficiale. Siamo fermi e non sappiamo perché. Una signora tedesca che ci precede scopre, navigando su internet, che un aereo cargo è uscito di pista qualche ora prima finendo addirittura in tangenziale. Nessuno dei passeggeri all’interno dello scalo si era accorto di nulla. Il nervosismo si diffonde, ma quando iniziano ad imbracare i bagagli le speranze si riaccendono. Si parte.

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Quando mancano poco al nostro turno un urlo rimbomba nella sala. Il sangue si gela all’istante. Il pensiero di tutti non fa che andare ai vari attentati che hanno sconvolto la vita quotidiana di molte persone. Cosa sta succedendo? Fortunatamente non è un terrorista ad urlare. È uno stupidotto inglese mezzo ubriaco che insulta quella che pare essere la sua compagna non si sa per quale ragione. Maledetto. Ho sperato tanto che qualcuno lo arrestasse per procurato allarme, ma le forze di sicurezza avevano cose ben più importanti da fare. Imbarcati i bagagli si inizia a fare la lunghissima fila per entrare nella zona partenze dell’aeroporto. Tra viaggiatori si cerca di condividere maggiori informazioni possibili su quello che è accaduto o che può accadere. Sono sfinito. Ad un certo punto, mentre la fila inizia a girare su stessa, ci si accorge di un bagaglio incustodito. La paura dell’attentato non c’è più, ma tutti temono l’evacuazione dello scalo per colpa di uno sbadato. Il proprietario non si trova. Dopo qualche minuto fa la sua comparsa una signora sulla mezza età, è lei la proprietaria che ha riempito di nuovo l’attesa d’ansia. Maledetta.

Verso le 6:45 superiamo i controlli di sicurezza. Entrati cerchiamo di raggiungere il gate d’imbarco. Un minuto dopo averlo raggiunto arriva la notizia: volo cancellato. Tutti i voli cancellati. Ora bisogna uscire e recuperare i  bagagli. Bello scherzo. Passiamo un’altra ora ad attendere che escano dai nastri. Bisogna capire però che fare ora. Recuperati i bagagli ci attenderà un’altra fila alla biglietteria Ryanair per capire il nostro destino. Maledetti.

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Dopo aver recuperato i bagagli e aver appurato, grazie ad un dipendente dell’aeroporto,  l’inutilità di fare la fila alla biglietteria abbiamo solo la possibilità di trovare un altro volo. Almeno ce lo rimborsano.  Passate altre ore a combattere con il sito internet intasato capiamo che non c’è nulla da fare. Si deve tornare a casa, e magari risolverla da lì con più tranquillità.

Il viaggio di ritorno è un misto di rabbia, delusione e sonno. Arrivati a casa in tarda serata il letto è l’unico interesse. Ogni decisione è rimandata al futuro, sperando che alla prossima occasione ci tocchino meno emozioni.

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