Allucinazioni geometriche e divinità

di Fabio Catalano

Quando divinità ed esseri mortali si incontrano non succede mai nulla di buono, si sa. Puntualmente noi perdiamo la vista, diventiamo pazzi o moriamo, si capisce: non ci conviene. Il motivo per cui proprio non ci possiamo frequentare è molto semplice: gli dei appartengono ad un mondo il cui grado di conoscenza è teoricamente superiore al nostro e l’uomo -solitamente- reagisce all’ignoranza con la paura; la paura agisce sulla psiche e il danno è fatto.

Quindi, semmai proprio ci dobbiamo vedere, sono loro che devono abbassarsi al loro livello, che devono creare le condizioni in cui il mistero della loro essenza sia comprensibile al cervello umano, così come per svolgere una funzione è necessario prima determinare il campo d’esistenza.

Zeus si manifestava alle sue amanti mortali sotto forma di animali vari (Tori, cigni, ecc..). E’ il caso di Semele, che desiderando di guardare il dio in tutta la sua potenza ci rimane secca; per salvare il bambino che la donna aveva in grembo, Zeus lo porta per i restanti mesi di gravidanza nella sua coscia; il nascituro è Dioniso.

Dionysos_satyrs_Cdm_Paris_575.jpgDioniso è la divinità associata all’energia naturale, che porta la ricchezza dei frutti dalle piante; i suoi simboli sono la vite e l’edera (in particolare determinate specie d’edera contenenti sostanze psicotrope che si facevano macerare nel vino). Non è quindi proprio un caso che da Semele, donna che incontra la divinità, nasca Dionisio che è simbolo della perdizione dei sensi e della ragione. Nelle Baccanti di Euripide le donne che si fanno devote a Dioniso in preda all’estasi commettono atti mostruosi, tra cui l’uccisione di Penteo da parte della stessa madre Agave, scambiato per un leone.

Anche Nietzsche nel “La nascita della tragedia” parla del “Dionisiaco” come della componente caotica all’interno dell’universo greco, simbolo dell’ebbrezza, della musica e della frenesia orgiastica, ma anche come “sguardo contro l’abisso”.

Dio è costretto a presentarsi ad Abramo sotto forma di un cespuglio in fiamme, mentre nella Divina Commedia si fanno continuamente paragoni tra i modelli matematici su cui è basata la mente umana e quella divina-esemplificati con il problema della quadratura del cerchio- che consentono solo in parte a Dante di spiegare a sé stesso quello che sta vedendo.

Se non si vuole parlare di dei, si può anche fare riferimento al film di Cristopher Nolan “Interstellar”: anche lì Cooper, il protagonista sperso nello spazio, per comunicare con sua figlia rimasta sulla Terra entra in un tesseratto: un cubo quadrimensionale inserito in uno spazio a cinque dimensioni creato da esseri avanzati e sconosciuti.

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Gli sciamani e sacerdoti sono da sempre stati in tutte le popolazioni del mondo i soggetti privilegiati per l’esperienza mistica di contatto con il divino e con i misteri del mondo vegetale. Frequente è ancora oggi l’uso di droghe psicotiche, quali la mescalina, la coca, la cannabis, e molte altre, come sostanze divine o “cibo degli Dei”, come pane della sapienza e dell’esperienza magica. Queste sostanze hanno infatti l’attributo di essere allucinogene.

Un particolare tipo di allucinazione è quella geometrica. Heinrich Kruver, scrivendo riguardo gli effetti della mescalina, spiega come possano distinguersi quattro tipi di allucinazioni geometriche: grate, ragnatele, tunnel o imbuti e spirali, e possono presentarsi sia dopo l’assunzione di suddette droghe, compresa l’LSD, sia in condizioni normali, dopo essere stati esposti a forti luci tremolanti, dopo la somministrazione di anestetici, o appena svegli e prima di addormentarsi.

Oliver Sacks in Allucinazioniipotizza come durante i secoli l’uomo abbia nutrito il bisogno di esternare tali allucinazioni: di questi oggetti geometrici è possibile osservarne delle rappresentazioni in molte culture, dalle pitture rupestri preistoriche all’arte psichedelica degli anni Sessanta. Qualche capitolo prima il neurologo, parlando della coscienza al suo stato elementare,immagina come in tempi remoti questa fosse stata considerata esattamente come il verbo del Dio all’interno della testa dell’uomo; solo successivamente quest’ultimo imparò a concepire il dialogo interiore come proprio e a chiamarlo coscienza.

Questi motivi geometrici sembrerebbero essere frutti dell’auto-organizzazione di migliaia di neuroni addetti all’elaborazione visiva, è possibile quindi affermare che facciano parte della percezione visiva in ogni sua manifestazione.

L’idea che in epoche precedenti questi tipi di allucinazioni potessero essere interpretate come messaggi degli dei appare ancora più chiara se si considera il fatto che l’auto-organizzazione spontanea non è circoscritta all’attività dei neuroni, ma la si ritrova anche in natura: è possibile osservarla  nella formazione dei cristalli di neve, nei vortici e nei mulinelli delle acque agitate e in certe reazioni chimiche oscillanti.

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