di Lorenzo Borzuola

Il 9 dicembre 1916 nasceva Kirk Douglas, il cui nome è già talmente consacrato nelle liste dei film più belli e importanti, così come nei nostri ricordi cinematografici, da rendere questo attore già ammesso nel firmamento insieme a tutti quelli che, come lui, hanno contribuito per anni, per stagioni filmiche, al buon funzionamento passionale, avventuroso e commerciale dell’industria cinematografica mondiale. In particolar modo a quella statunitense, che veniva assicurata e creduta proprio grazie alla sua presenza nelle tagl line dei manifesti, delle locandine appese fuori dai cinema. Ma, come a molti potrebbe aparentemente sembrare, per chi non segue molto il mondo dello spettacolo, questo scritto non è affatto un elogio funebre, né una commemorazione o un anniversario. Kirk Douglas, il colosso di Hollywood, il pezzo da novanta dello “Star System”, è più vivo che mai, e proprio oggi taglia il traguardo del secolo. Buona parte di esso, passato a girare film, nella maggior parte dei casi come interprete principale.

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L’ultimo leone di quel glorioso passato, non personifica più eroi o avventurieri erranti, uomini a contrasto con qualcosa di invalicabile. Nemmeno il ruolo o l’emblema di attore sembra andargli più tanto giusto. Lo Spartaco che sfidò Roma e l’impero è oggi considerabile un bravo interprete al di fuori del tempo, vittorioso sullo scorrere degli anni e vera icona eterna dopo una vita passata a eccitare il suo pubblico affezionato. Strano ma apparentemente vero, quando si cerca una pagina, un sito che parli della sua vita, dei suoi successi, appare incredibile e assurdo come queste ultime conservino solo un misero sprazzo della sua esistenza, della sua biografia, specie in ambito artistico vista la sua antica presenza accanto ad altri mostri sacri del cinema. Questo è riassumibile in poche parole: è quasi impossibile elencare e descrivere per filo e per segno l’intera carriera di questo immenso attore e mattatore. Forse anche perché il modo migliore per essere ampliamente ricordati non è sempre quello di vivere fino a cento anni. Un intero secolo in cui, piano piano la tua importanza svanisce col tempo. Se avesse avuto l’idea di andarsene molto prima, come molti suoi colleghi ora lodati più che mai, avrebbe sicuramente raggiunto quasi subito la vita eterna nelle menti di chi ancora rimane. Arrivando fino a cento anni, il buon vecchio Kirk, non sembra aver tenuto presente una cosa fondamentale; è bello arrivare a quest’età ma tristemente vero essere ricordati perché si è ancora vivi piuttosto che per l’immenso contributo artistico (tenendo presente sia il fatto dell’arte per l’arte, sia per l’incasso). I tempi cambiano ma cosa ancora più importante il pubblico che Douglas aveva per la prima volta impressionato è vecchio quanto lui o già da tempo commemorato e, naturalmente, la sua vecchiaia non potrebbe permettergli di riprendere l’attività adesso. Molte persone, giovani e anziani, pensavano che se ne fosse andato da tempo. La notizia dei cento anni rallegra ma ancora di più stupisce, non pensando proprio ad un suo ritorno a smuovere le fondamenta della civiltà.

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Bando alle ciance, ricordiamo per un attimo i più grandi successi di questo attore: “Lo strano amore di Marta Ivers” fu il primo film che Douglas, dopo un tentativo fallito a Broadway, interpretò nel 1946. Da questo momento seguirono molti altri film che misero sempre più in risalto la sua bravura attoriale e il suo particolare volto da coraggioso furfante. “Il grande campione” fu uno dei suoi primi film da protagonista seguito, successivamente, da “Il grande cielo” diretto Howard Hawks. Possiamo dire che con il film “Ulisse”, diretto da Mario Camerini, Kirk Douglas poté raggiungere quel fascino e quel carattere sia fisico che morale di eroe in film epici e “Peplum”. Seguirono infatti ben altre opere di questa stessa matrice come “20.000 leghe sotto i mari”, “I Vichinghi” o “Spartacus” diretto da Stanley Kubrick, con il quale aveva già lavorato quattro anni prima nel film “Orizzonti di Gloria”, vero capolavoro nella filmografia di Douglas. Una filmografia sempre più lunga e piena di film e serie televisive che arriva fino ai primi anni duemila.

Per concludere, facciamo ancora tanti auguri all’iconico Douglas, sperando che possa appropriarsi nuovamente di quella grande fama arrivando a vivere oltre i cento anni oggi compiuti. Una sfida che sono certo accetterà se il suo  spietato sprezzo del pericolo che aveva nei suoi film è rimasto.

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