di Ettore Arcangeli

L’attesa, poca. La voglia, pure. La serata, moscia. Insomma questo Rogue One non mi ha proprio sedotto come la più provocante delle femmes fatales. Anzi, assomigliava più a quell’appuntamento a cui vai tanto per fare contento quel tuo amico che si è impegnato per organizzarlo. Ma fondamentalmente te ne freghi. Con questo atteggiamento sono uscito di casa per andare al cinema.

rogueone_onesheeta.jpegNon un nuovo capitolo della saga di Star Wars, ma un vero e proprio spin-off degno di questo nome. Personaggi principali mai visti e mai nominati e qualche comparsata dei protagonisti della saga madre. L’universo di Star Wars si espande e chiunque abbia vissuto le storie dei vari Luke, Han, Leila e Anakin, non poteva esimersi dal presenziare a quello che pareva essere un altro abominio generato dall’avidità dell’Impero Disney. Le premesse dell’Episodio VII uscito lo scorso anno non erano poi delle migliori. Però il beneficio del dubbio si concede a tutti, e perché non a Rogue One? Soprattutto se non si ha altro di meglio da fare? George Lucas direbbe che finanziare “schiavisti bianchi” (1) sia immorale. Ma la moralità è un concetto labile di questi tempi, per cui me ne frego e attraverso la città fino al multisala.

Già l’inizio fa sobbalzare i puristi. A quei noiosi fondamentalisti jedisti non va andato di traverso l’eliminazione del classico spiegone iniziale che scorre seguendo le bruneschiellane regole della prospettiva. Il classico inizio strappalacrime in cui la famiglia della protagonista viene separata dalla malvagità degli antagonisti spegne quel poco di speranza che avevo in me sulla bontà del lavoro di quegli “schiavisti bianchi” già citati prima. Titolo, musica e balzo in avanti. La protagonista, figlia del progettista della Morte Nera, è in carcere ma viene liberata dall’Alleanza Ribelle per entrare in contatto con Saw Gerrera, un ribelle “estremista” che l’aveva tenuta tra le sue fila per proteggerla su richiesta del padre di lei, amico di lui. Nel frattempo, il padre di Jyn, Galen Erso, ha inviato rogue-one-a-star-wars-story.jpgun messaggero a Saw Gerrera per comunicargli di avere lasciato un punto debole nella Morte Nera. La storia è proprio quella di come la Ribellione sia giunta in possesso di quei piani che hanno poi permesso alla stessa di distruggerla. Questo non è uno spoiler e non posso chiedere scusa. Sono passati quasi trent’anni alla fine e se non l’avete ancora visto non è un mio problema. Inizialmente la Ribellione non crede che Galen Erso voglia veramente aiutare la causa, anzi questa volontà viene creduta una bieca trappola. Tant’è che Jyn dopo un’accorata orazione si ritrova sola. Sola fino a quando il Capitano Cassian Andor, che l’aveva accompagnata fino da Saw Gerrera, decide insieme ad un manipolo di uomini coraggiosi  di accompagnarla nella ricerca del padre per recuperare così i piani della Morte Nera. È la svolta del film, che aveva già da tempo imbroccato la via della qualità. Da quando il proiezionista decide la pausa pipì fino alla fine è tutto un crescendo. C’èn azione, c’è coerenza, nessun inutile sentimentalismo. Sono tutti concentrati sull’obbiettivo: i piani della Morte Nera. Nemmeno dirvi che alla fine li recuperano è uno spoiler dato che si parla di un prequel. Prequel dell’Episodio VI-Una Nuova Speranza dove tutto ruota attorno a quei piani.

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In parole povere Rogue One è l’espansione di Star Wars, il livello bonus da giocare dopo aver sconfitto il supercattivo finale, il gol della vittoria allo scadere, l’amico che non credevi di avere. Rogue One è tutto questo e molto di più, ma soprattutto un film che soddisfa lo spettatore e quegli amanti di Star Wars che molto hanno sofferto nel più recente passato.

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