The weather man: l’uomo delle previsioni; l’uomo del cambiamento.

di Lorenzo Cavallo

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C’è sempre qualcosa della mia vita che mi disturba. Qualcosa che non va nel verso giusto, qualcosa che potrebbe andare meglio, qualcosa che non dovrebbe andare, o qualcosa che vorrei esistesse. Perciò spesso sono tentato dall’ottica di una rivoluzione totale. Aprirmi al totalitarismo di un cambiamento epocale. Modificare le fondamenta di quello che sono, trasformarmi, vivere la più grande delle metamorfosi. Ad ogni scisma con la quotidianità e l’abitudine mi sembra di trovarmi davanti ad un momento importante per la mia vita: il momento in cui decisi di cambiare.

Il cambiamento però, per come lo intendo io, non è mai arrivato.

La verità è che il cambiamento non esiste, o non esiste nella misura che intendiamo noi, nella dimensione in cui siamo noi ad evocarlo. Esso ti prende, s’impossessa di te, di ogni tua fibra, ma lo fa a sua discrezione, a sua immagine e somiglianza.

È impossibile impedire un cambiamento, ma è altrettanto impossibile pensare di domarlo e dominarlo a seconda del nostro volere.

È esso a portarci alla gloria o a condurci nell’abisso. In nostro potere v’è solo la facoltà di assecondarlo, di accettarlo per quello che è, o di combatterlo, riservando per noi stessi la dolce e significativa illusione di poterlo contrastare, scegliendo di edificare la nostra vita “morendo in battaglia” tra un vigoroso grido ed un’ultima preghiera.

David Spritz in un peculiare momento della sua vita viene preso dallo stesso brivido che più volte ha scosso i miei sogni e mosso le mie azioni. Arrivato ad una certa età si rende conto del peso degli sbagli passati, della noncuranza, delle tragiche conseguenze che i cambiamenti di gerarchie e valori possono avere su di noi  a giochi inoltrati.

Ieri avevamo delle idee, dei desideri, delle paure e abbiamo agito di conseguenza, ma oggi non siamo le stesse persone di ieri, abbiamo nuove idee,  nuovi desideri, nuove paure, ma dobbiamo confrontarci con le scelte di ieri.

Ora David ha pretese molto più modeste e ragionevoli: risanare il rapporto con i suoi figli, aiutarli con i problemi della vita per raggiungere quella serenità  di cui anche lui ha bisogno, ritornare insieme a sua moglie, conquistare una volta per tutte l’approvazione la stima di suo padre (Il grande scrittore Robert) prima che sia troppo tardi.

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David riesce a vedere quel cambiamento, quella vita perfetta ed ideale che lo attende dietro l’angolo, se solo s’impegnasse, se solo ci ‘’desse dentro’’ potrebbe rendere reale ciò che ha un posto predominante nei sui sogni.

Come per Gatsby gli sembra quasi di poter afferrare quel suo prezioso desiderio, soltanto allungando la mano.

Che cos’è un desiderio? E, soprattutto, che cos’è il desiderio del cambiamento?

Massimo Recalcati, parlando del ‘’desiderio’’ secondo Jacques Lacan, spiega di come il desiderio sia molto lontano dal ‘’bisogno’’, di come il bisogno sia quella cosa che ci rende umani. Il desiderio è una vocazione, una vocazione alla quale bisogna essere fedeli.

David vuole solo ricominciare a vivere; sì, perché gli sembra di non vivere più. La sua vita non è ciò che desidera, così che ciò che desidera non è la sua vita.

Come fare ad ottenere perciò la vita che desidera? Per David è arrivato il momento di sporcarsi le mani, di mettere le fondamenta per la sua nuova vita, e lo fa con il sorriso sul volto se è questo ciò che serve (come in una canzone di Max Gazzè dove un uomo innamorato è pronto ad affrontare con un’estrema serenità la sofferenza fisica se questo lo porterà più vicino alla donna che ama:’’ dillo al tuo ragazzo che ci ha visto stanotte, se vuole per venire qui a riempirmi di botte, sono sicuro che saranno carezze, se ad avere te un pochino almeno servisse’’).

David, dopo aver scoperto che la figlia Shelly è derisa dei suoi compagni per i suoi abiti la porta a fare shopping aiutandola a sceglierne dei migliori, inizia un corso di coppia con la moglie Noreen per rinsaldare il loro rapporto burrascoso, cerca di ottenere un lavoro a ‘’Hello America’’ a New York, sulla tv nazionale e riscrivere il suo romanzo per fare colpo sul padre.

Purtroppo per David però la vita ha in serbo altri programmi: il padre sta per morire, Noreen sta per risposarsi con il suo compagno Russ, i problemi che attraversano i figli non possono essere risolti, e nessuno sembra volersi seguire a New York.

E come se non bastasse, i passanti continuano a lanciare bevande e cibo d’asporto quando riconoscono David Spritz, ‘’l’uomo delle previsioni’’ per strada.

Eppure David è cambiato, ed è cambiato profondamente. Ora ha un nuovo lavoro, vive a New York, ora David tira con l’arco. La sua vita non è così tanto male, e lui sta imparando ad apprezzarla, ma presto arriveranno nuovi desideri e tutto ricomincerà daccapo. Perché così vanno le cose.

Senza desideri, siamo in balia della morte. Un ‘’uomo senza desideri’’ è un uomo morto, che nella migliore delle ipotesi sta vacillando tra un passo e l’altro andando incontro (volontariamente o meno) al patibolo.

È un bene desiderare? È un bene desiderare il cambiamento?

Certo che no, niente di tutto ciò è ‘’bene’’ o ‘’male’’, ma è umano. Di questo è fatta la nostra esistenza, di tante caratteristiche inclassificabili e indefinibili che danno un senso (sempre illusorio, artificiale e precario) ai nostri giorni.

È tutto ciò che abbiamo, e forse tutto ciò che ci serve.

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