di Lorenzo Borzuola

Sabato 18 febbraio 2017. Una serata scandita dalle ore quiete e troppo inesorabilmente lente per essere un sabato sera. Erano settimane, se non mesi, che non uscivo un po’ nel quartiere natale. Con lo studio e tutto il resto mi ero un po’ allontanato da quell’ambiente, dove vi tornavo solo per andare a casa. Invece quella sera tanta era la voglia di fare qualcosa che mi sono detto “Ehi, perché non uscire un po’?!”. E così feci. Uscii di casa alle sette, raggiunsi i vecchi amici al solito circolo, punto di ritrovo ormai da quando ero piccolo; dopo saluti e un po’ di convenevoli quale posto migliore dove lesinare se non il vecchio, caro, grasso, anti salutare, economico, appestato McDonald?. Alla fine un posto tranquillo. Classico menù da 7 euro e quaranta centesimi, provvisto di Coca grande, una porzione di patate fritte, Big Mac e tovagliolini. Un pasto non benefico e salutare ma facile da digerire e veloce se vuoi fare alla svelta. Non si sa, poi, neanche perché affrettarsi più di tanto, giacché il clima si dimostrò non all’altezza di offrirci un buon piano per terminare al meglio la serata. Vedete, Perugia d’inverno è forse qualcosa di meraviglioso ma per chi vuole fare qualcosa la sera il centro cittadino non offre un così grande spasso se non vai in un pub; proposta allettante per quanto mi riguarda ma il freddo che ti entra nelle ossa a stento ti fa arrivare alla meta scelta. Così si cerca una meta migliore. Dopo una mezz’ora la solita acida, sgallettata, logorroica e straccia maroni bionda sente il dovere di dire la sua e propone, niente popò di meno, che il solito Bowling, luogo adatto per contemplare ancora di più la noia. È subito azzittita dalla mano castigatrice del sesso forte, anche se poi mi dicono essere quello femminile. Perciò, si resta a non fare niente e a dover scegliere un luogo che non si presenta mai, e solo intorno allo scoccare della mezzanotte si decide a un pub/bar della zona.

È sempre così, ormai non mi lamento più; non considero neanche più il sabato un giorno di puro godimento e libertà, preferisco il mercoledì. E così, ritornando verso casa, quando ormai la notte si fa più buia e gelida, guardo Perugia dal basso sicuro di trovarla il mattino seguente. Ma ecco che uno dei miei amici riesce a mettersi in contatto con un tizio con il quale aveva un appuntamento; la conversazione agitata al telefono mi fece ritornare indietro e capire cosa è successo. Un nostro amico, ben farcito d’alcol si era ribaltato con la macchina e dopo tre o quattro giravolte l’automobile era finita in un burrone. Il guidatore era uscito illeso, sebbene non avesse avuto la cintura di sicurezza, l’altro ragazzo accanto dovette aspettare l’arrivo degli uomini dell’ambulanza per potersi rimettere in piedi e correre in ospedale. Che il tizio era strano e poco raccomandabile era chiaro a tutti i presenti, tuttavia, dopo un’accanita predica tra noi, che nessuno avrebbe poi ripetuto all’amico incidentato, decidemmo di riprendere le macchine e precipitarci all’ospedale. Non fu una denuncia, la mia, spassionata e personale contro l’amico ma ancor più in generale contro i genitori che, arrivati sul posto, e sapendo com’erano andate le cose, non si scandalizzarono più di tanto verso il figlio che in meno di un anno aveva distrutto un’altra macchina e quest’ultima, nuova di zecca, era in sostanza da buttare. No, tutt’altro, si accoccolarono al figlio e senza tanti imbarazzi fecero sentire la loro premurosa affettività da genitori moderni e dolci. Capisco lo shock iniziale; dopotutto essere svegliati dalla notizia di un incidente non è cosa di tutti e giorni e facile da realizzare, ma nel momento in cui vedi che tutto è andato bene, sarebbe giusto far capire la lezione al povero disgraziato con qualcosa di più che una parola buona. Bastone e carota, ma qui non si videro né l’uno né l’altro e l’amico se ne ritornò tranquillo a pensare alla propria vita.

Non so voi, cari affezionati lettori, ma soprattutto padri, madri e figli, ma è una storia che fa rabbrividire. Vedere che quella sera dei genitori non mossero un dito contro il figlio, e non lo fecero neanche dopo, fa pensare che non siano, poi, dei bravi tutori. Già si era sparsa la notizia che gli avrebbero comprato un’altra macchina; la piccolina che avrà la sciagurata sorte di essere scelta non sa a cosa va in contro vedendo la fine fatta dai suoi predecessori. Tuttavia, una serata iniziata con lento ritmo, non poteva che finire con un po’ d’adrenalina e la certezza che se ci fossi stato io al suo posto, due belle legnate non me le avrebbe tolte nessuno. Perché nonostante tutte le leggi, i programmi, le manifestazioni ed enti contro la violenza sui minori, quando un figlio fa lo stesso torto più di una volta, e in un solo anno per giunta, se non lo capisce con le buone, è bene passare alle maniere forti.

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