Esistono storie che non esistono

di Ettore Arcangeli

Maccio è un virus a cui non puoi sfuggire ma neanche proprio, guarda, io ci ho provato, niente!

L’affetto che mi lega a quel simpatico pelato è tanto per cui essere totalmente obbiettivo mi risulterà difficile. È certo però che con Omicidio all’Italiana Maccio Capatonda fa un salto di qualità rispetto a Italiano Medio. Se il primo era un’antologia degli sketch di Maccio, nato da uno dei trailer che hanno reso celebre il comico abruzzese sulla rete, in questo nuovo film si nota una maggiore originalità. Era un passaggio necessario, perché riproponendo nuovamente sketch del passato si sarebbe esaurita la spinta entusiastica dei fan più affezionati.

La storia è semplice, per quanto surreale e tematicamente attuale. Nel paese di Acitrullo, in Molise, vivono 16 abitanti la cui età media è di 68 anni. In paese la tecnologia fatica ad arrivare nonostante gli sforzi del sindaco Piero Peluria (Maccio), che con il sostegno economico della contessa Ugalda Martirio in Cazzati finanzia le sue idee per portare la modernità ad Acitrullo. Gli sforzi sono sempre senza successo così che gli ultimi giovani del paese se ne vanno a Campobasso, lasciando Piero con suo fratello Marino (Herbert Ballerina) anche lui tentato dalla frenetica vita di Campobasso. Ma quando la contessa muore i due hanno l’idea di simulare un omicidio per attirare l’attenzione dei media. Da qui entra in scena Donatella Spruzzone (Sabrina Ferilli), conduttrice di un programma televisivo di cronaca nera.

OMICIDIO-ALL-ITALIANA-01

“Questo cadavere è un dono del Signore! Se facciamo finta che è un omicidio, Acitrulla diventa famosa! Cogne, Avetrana, Novi Ligure, che c’hanno più di noi?”

Per quanto possa sembrare un’idiozia il film affronta un tema molto interessante: quello dell’influenza dei media nei casi di cronaca nera e la morbosa attenzione che quest’ultimi ricevono da un pubblico sempre più bramoso di storie macabre.

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Donatella Spruzzone è la conduttrice di Chi l’Acciso

L’esagerazione di Maccio è qualcosa di meravigliosamente inquietante. Le indagini non sono condotte dalla Polizia ma dalla troupe di Chi l’Acciso guidata dalla Spruzzone. Il paese balzato agli onori della cronaca e in costante diretta televisiva diventa preda del turismo di massa dell’orrore. Da tutta Italia accorrono nel paese della morta ammazzata per farsi foto sul luogo del delitto e comprare souvenir che ricordino la tragedia. Una rappresentazione orribile ma nemmeno troppo lontana da quella che è la realtà, fatta da turisti che si accorgono dell’Isola del Giglio solo dopo l’incidente della Costa Concordia.

Ma un altro tema che si può cogliere sullo sfondo è quello dello spopolamento dei piccoli centri dell’entroterra. Borghi popolati prevalentemente da anziani e ormai prossimi all’abbandono appartengono alla realtà del presente e Maccio ne porta sullo schermo una deformazione demenziale, suo marchio di fabbrica. Piero Peluria fa di tutto per far rimanere gli ultimi suoi due compagni d’infanzia che però se ne vanno in città. Con lui rimane solo il fratello, anche se pure lui è fortemente attratto dalle infinite possibilità che Campobasso può offrire.

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Una veduta di Campobasso

Tranquilli però. Maccio non è diventato solo trama e sfondo tematico. È rimasto fedele a quella sua comicità demenziale fatta di giochi di parole e personaggi al limite del ridicolo. E non si può che amare per questo. Le freddure di Maccio non fanno ridere a crepapelle. La risata che generano è di quelle isteriche, quasi disperata e incredule. “No, dai! Ti prego! Dimmi che non l’ha detto!!! HAAHAHAHAHA” e la frase più diffusa nelle sale di proiezione, mentre gli spettatori ridono quasi imbarazzati. Ma è questa la formula vincente. La via è segnata.

Infine voglio lasciarvi con un consiglio per coloro che andranno a vedere Omicidio all’Italiana. State attenti ai dettagli. Non vi perderete le fantastiche citazioni disseminate lungo tutto il film, nei dialoghi, nelle scenografie e negli oggetti di scena.

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