Il vento sta cambiando?

di Ettore Arcangeli

rutteLa mattina si riempe lentamente di sole. Le città si svegliano. Gli alberi sono già in fiore. Mark Rutte tira un sospiro di sollievo. I Paesi Bassi hanno riconfermato il Volkspartij voor Vrijheid en Democratie (Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia) come maggioritario nel paese e nella Tweede Kamer, simile alla nostra Camera dei Deputati. Ma perché le elezioni di un paese famoso per i tulipani, i mulini a vento e, ultimamente, anche per i coffe-shop, interessano così tanto?

La risposta si trova nella sfida che queste elezioni rappresentavano. Il maggior avversario dell’ex-premier era, e sarà per i prossimi anni, il leader del Partij voor de Vrijheid (Partito per la Libertà) Geert Wilders. Il suo programma era riassunto nel motto della sua campagna: “STOP ISLAM!”. In più proponeva di tirar fuori dall’Unione Europea i Paesi Bassi, mettendosi in fila con molti dei partecipanti alle molte elezioni che potrebbero, a fine 2017, consegnarci un mondo diverso.

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Wilders proponeva, oltre ad un tetto agli affitti e ad una riduzione della spesa per la sanità, il bando totale del Corano nei Paesi Bassi, la chiusura delle moschee, delle frontiere, dei centri d’accoglienza e l’uscita dall’Unione Europea. In più i sondaggi fino a qualche settimana fa lo davano per favorito e le cancellerie di tutt’Europa tremavano all’idea di un altro movimento nazionalista al governo. Il suo partito è così diventato il secondo in parlamento, ma non ha vinto.

Sia questo un segno che l’ondata anti-establishment è finita? Forse, anche se ho delle riserve sul fatto che Trump, Le Pen, Farage e altri non rappresentino l’establishment, o almeno un certo tipo di establishment.

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Il vento di primavera che si respira in Europa potrà portare però delle novità. Con l’ascesa del filo europeista Macron in Francia e le lunghe proteste contro la corruzione in Romania, portate avanti con due bandiere, rumena ed europea, sembra esserci un redivivo desiderio d’Europa. Probabilmente un’Europa diversa, più vicina a quello che sono le esigenze dei suoi abitanti. Un’Europa che dovrà affrontare grandi sfide, dalla crisi ai migranti, e questa volta, probabilmente, senza l’aiuto della Turchia: sempre più lontana.

erdogan sultano

Turchia, che è entrata prepotentemente nelle campagne elettorali di molti paesi europei, tra cui appunto i Paesi Bassi. La rimonta di Rutte è stata possibile infatti grazie alla sua fermezza nel trattare la crisi, acutissima, con Erdogan e i ministri del suo governo. La situazione tra il paese anatolico e l’Europa tutta è ormai totalmente deteriorata. Il 16 aprile si voterà anche in Turchia per un referendum costituzionale che potrebbe concentrare sul presidente molti poteri e allungargli, e di molto, la durata della carica. Ai membri del governo, ovviamente a favore di questa riforma, è stato impedito di fare campagna elettorale nelle comunità turche all’estero scatenando l’ira di Erdogan e dei suoi. Gli europei diventano così nazifascisti e l’aspirante sultano ci promette un futuro di guerre di religione in Europa.

La primavera porta una nuova prospettiva, ma si trascina dietro dei grandi spettri. La Russia e gli Stati Uniti premono sull’Europa per sfasciarla e dominarla, come durante la Guerra Fredda. La Turchia, cancello dei rifugiati, è pronta a capitolare in una dittatura totalitaria. La guerra civile in Siria non è prossima a concludersi e milioni di persone continueranno a muoversi per cercare di migliorare le proprie condizioni di vita.

Ma gli uccellini iniziano ora a cinguettare  e i prendisole escono dagli armadi.

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