Matteo Renzi

di Ettore Arcangeli

In un venerdì sera all’insegna dell’amicizia, della birra, e della quasi evangelizzazione forzata per le scoscese vie di Perugia, è giunta quasi come un lampo una notizia inaspettata. Matteo Renzi sarebbe stato domenica pomeriggio in un caffè nel cuore della città universitaria per un incontro sulla Generazione Erasmus. Il cammino elettorale verso le primarie del Partito Democratico è un evento imperdibile.  Soprattutto se a portata di mano.

L’atteggiamento con cui io e i miei fedelissimi ci siamo preparati all’evento tradisce la condizione della politica odierna. Volevamo divertirci. Da persone non ideologiche e libere da vincoli partitici volevamo tastare il polso di quello che è, piaccia o meno, uno dei vertici della politica italiana. Volevamo sentire un discorso completo, senza tagli giornalistici, con tutta la retorica e tutte le battute. I contenuti sarebbero stati i soliti quindi da quel fronte non ci si aspettava nulla di sbalorditivo. Volevamo fuoco e fiamme. Volevamo frecciatine e il Matteo Renzi dei video su YouTube. Volevamo il Matteo meme.

E lo è stato.

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So che molti rimarranno sconcertati da queste parole. Ma la realtà è questa. Nel periodo dell’informazione h24 e dei social media, questi incontri per dei ragazzi di provincia che non hanno chiare mire politiche sono puro intrattenimento.  E non solo perché è presente il conduttore televisivo ideale di Berlusconi, ma perché intorno a lui c’è tutto un mondo particolare che è difficile recuperare al di fuori di eventi del genere. Un mondo meravigliosamente composito.

Superati gli ormai classici varchi di sicurezza presidiati dalla polizia e preso il caffè c’è il tempo per guardarsi intorno e cercare un buon posto a sedere. La sala che il mercoledì sera si riempie di musica inneggiante alla fica e alla droga si va riempiendo di giornalisti, politici, curiosi e futuri membri della classe dirigente italiana.  Le meraviglie della polifunzionalità. Seduti nello retrovie può iniziare ufficialmente l’attesa. Davanti a noi si sviluppa il valzer della vita di partito: giovani rampanti e di belle speranze sgomitano per stringere legami con le persone giuste; altri si godono la cresta dell’onda; altri tremano all’idea di essere spariti e sorpassati alla prossima riunione di partito. Dietro di noi, dalle casse, esce la colonna sonora della giornata politica. Ai più nostalgici è necessario ricordare che i tempi sono cambiati, e con essi la playlist politica della sinistra. I classici come Bella Ciao, Bandiera Rossa e L’Internazionale sono stati sostituiti dalle note giovani di I Took A Pill In Ibiza, 24K Magic e Let Me Love You.

https://www.youtube.com/watch?v=UqyT8IEBkvY

Un esempio di musica giovane

Ad un tratto una figura entra da una porta laterale tra gli applausi. È Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole: sconosciuto ai più, una star per il mio caro amico studente di Agraria. L’incontro ancora non inizia, anzi. Sembra che Matteo si sia dimenticato di noi. Ma all’improvviso ecco che entra, accompagnato dalla musica di Gianni Morandi. Gli applausi e le foto si sprecano. La superstar è pronta per salire sul palco. Martina e Renzi si siedono al centro di due ali di giovani pronti ad interrogarli su agricoltura, università e imprenditoria sociale. E le risposte ci sono tra qualche battuta e un po’ di retorica. Anche perché chi si aspetta da questi incontri una esaustività piena è leggermente ingenuo. Le risposte puntuali e precise non possono esserci e le poche vengono elargite tempestivamente da Martina, che rassicura sulle etichettature di latte e derivati. Renzi rimanda una maggiore precisione ad altri incontri. Tra una risposta e l’altra non mancano le frecciatine e le allusioni agli avversari politici più ostinati. Matteo ce n’ha un po’ per tutti. Non risparmia né l’altro Matteo né Beppe. Anzi, con Beppe ci mette il carico da undici. Il punto su cui insiste e calca la mano è il matrimonio fallito con Guy Verhofstadt, dell’ALDE: in un pomeriggio è saltato il passaggio del Movimento dal gruppo degli euroscettici, pronti a fare dell’Unione Europea un cimelio storico, a quello di coloro che abbatterebbero ogni distinzione nazionale per dare vita ad un vero e proprio stato federale. Matteo e Beppe non andranno in vacanza in Kenya insieme. Questo è certo.

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Ma la kermesse volge presto al termine. La superstar viene presto circondata da chi è alla caccia di un selfie che buchi la timeline dei propri amici o follower. Ci alziamo anche noi e ci dirigiamo verso la macchina commentando l’incontro e organizzando la serata.

Nel frattempo lui saliva sull’auto, mentre un piccolo capannello di contestatori cercava di avvicinarsi. L’Audi grigia, tra i due Suv della scorta, è così partita, pronta per un altro viaggio. Un altro incontro. Un altro show.

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