Quando il male sa di tappo

di Lorenzo Borzuola

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Ad una proiezione serale all’Istituto Tedesco di Perugia di “Er ist wieder da”, satirica commedia sul probabile ritorno in vita di uno dei personaggi storici più temuti e odiati, l’attenzione, che avrebbe dovuto focalizzarsi più sulla storia o sulla recitazione in lingua originale, ha trovato un punto d’appoggio diverso per una riflessione istantanea. Non è stata tanto la somiglianza dell’attore con la figura di Hitler ad attirarmi quanto, ed è una cosa a cui ho dato importanza solo alla fine del film, il modo con il quale i personaggi guardano il risorto Fuhrer. Il loro sguardo, non solo degli interpreti principali ma anche di quelli presi dalla strada, dato che si tratta di un’opera che mischia copione con interviste a persone qualunque, è sempre rivolto dal basso verso l’alto. La marmorea fisicità di zio Adolfo è tale da mettere in luce gli altri. Non ci si fa caso all’inizio; poi ti fai un esame di coscienza, rispolveri le nozioni storiche basilari e ciò che ne viene fuori è un errore storico al quale il film ha voluto tralasciare proprio perché non avrebbe avuto molto senso riportarlo alla luce tale e quale, aveva bisogno di qualche rinnovamento. Eppure sono sicuro di aver letto, e aver constato visivamente in vecchi filmati dell’epoca, che il grande dittatore non era altro che un piccolo ometto, diciamo omuncolo per chi preferisce, mitizzato e corrotto dalle leggende di propaganda. Ma questo non è avvenuto anche per gli altri suoi colleghi dittatori? Quando si parla delle personalità totalitarie del ventesimo secolo, non posso non pensare a una cosa: la loro altezza. Personaggi temibili, duri, sanguinari eppure tanto crudeli quanto minuti e, se presi in alcuni contesti, anche aggraziati, o in altri, ridicoli. Francisco Franco, Adolf Hitler, Mussolini, Stalin, Mao, i più riconosciuti e disprezzati dittatori, a volte e troppo spesso divinizzati e amati ancora, uomini che hanno saputo trascinare il popolo e che, il più delle volte, hanno portato il loro stesso paese verso un baratro senza via d’uscita. Ma era la moda del tempo e noi non ci possiamo fare niente. Quello che possiamo fare invece è non ripetere i nostri errori e fare una sfida tra chi di loro fosse stato il più basso e allo stesso tempo il più feroce tiranno.

Al primo posto, come personaggio più alto, si erge la figura di Mao Zedong, dittatore e fondatore del partito comunista cinese. Era alto un metro e ottanta tre centimetri ma di sicuro superava tutti in robustezza. Il “Quattro volte grande” aveva sulla coscienza un numero di circa 30 milioni di morti.

Il dittatore tedesco dai piccoli baffetti pesava settantadue chili per un’altezza di 170 centimetri. Stava abbastanza in forma, e il contrario di come malamente lo descrivevano le voci di contrasto, sebbene fosse minato psicologicamente.

Benito Mussolini, il romagnolo, era alto un metro e sessant’otto centimetri con un fisico abbastanza robusto. Se si fosse limitato all’agricoltura, con quella fisicità, sarebbe andata un pochino diversamente.

Al quarto posto, con 165 centimetri, svetta, o meglio si vede appena, la figura del dittatore sovietico Iosif Stalin.

Negli ultimi posti ci sono le figure di Francisco Franco 163 centimetri e, come esempio di come i più piccoli facciano cose grandi, anche se il novecento non sia riuscito a vederlo, Napoleone Bonaparte, alto appena un metro e cinquanta cinque centimetri (possiamo citarlo come mascott dei più piccoli).

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Uomini di potere e tutti sotto il metro e ottanta, a parte Mao, che hanno riempito quel vuoto e mancanza con l’arte della guerra, della paura e del loro potere incontrollato per sottomettere e castigare, invadere e distruggere. Mancanze che vengono additate da battute e prese in giro quando si è bambini, prima di maturare con l’odio e il rancore diventando figure conosciute da tutti come veri e propri attaccabrighe, geni del male e se la storia fosse solo una fiaba o un fumetto, sarebbero descritti solo con il semplice titolo di cattivi. Così piccoli, eppure tanto problematici.

 

 

 

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