Scontro generazionale, scontro culturale

di Ettore Arcangeli

Lo scontro generazionale è una costante nel rapporto tra genitori e figli. Io stesso l’ho vissuto e lo vivo: nel linguaggio, nei costumi, negli interessi e nelle aspettative di vita. Ugualmente lo hanno vissuto i miei genitori. E così chiunque nella storia del mondo.

Non è questione di odio verso i propri genitori, anzi. È una semplice questione di crescita e di sviluppo della propria personalità.

È opinione comune che i figli siano sempre più proiettati verso il futuro dei propri genitori, che siano sempre più liberali e aperti di mente. Sicuramente possono essere più a proprio agio nella modernità del presente rispetto ai genitori per il semplice fatto di esserci nati dentro. Ma i figli possono anche rivolgersi al passato, mentre i genitori lo rifuggono. È un po’ quello che sembra accadere oggigiorno, dove sono molti i giovani attratti dalle idee del passato: dal nazionalismo al fondamentalismo religioso. Da un certo punto di vista si potrebbe dire che si proiettano verso un futuro prospero, lasciandosi alle spalle la debole e perdente eredità dei genitori.

Sempre di un balzo in avanti si tratta, ma con lo sguardo rivolto all’indietro.

Ma non è di questa gioventù che voglio parlare. Ma dell’altro tipo. Di quella gioventù proiettata verso un futuro aperto e liberale, dove ognuno possa sviluppare la propria identità senza lacci di alcun tipo.

Forse è una riflessione persino eccessiva. Queste storie non trattano di eroi, né di grandi pensatori. Solo di ragazze e ragazzi che cercano di vivere la propria vita, come qualsiasi giovane vorrebbe. Una vita però in netto contrasto con le idee e le volontà dei propri genitori. Quasi in totale antitesi.

E quello che è accaduto negli ultimi mesi a questi ragazzi è emblematico di questo scontro. Uno scontro, che oltre ad essere generazionale, assume un carattere anche culturale. Uno scontro che in alcuni casi è finto persino in tragedia. Uno scontro emblematico dei cambiamenti che attraversano la nostra società.

Siamo a Bologna, una città aperta ad ogni tipo di diversità, sempre in lotta contro la chiusura, mentale e materiale. Celebre la lotta senza quartiere contro i tornelli. Ma meglio non perdere il filo e andare avanti. Una quattordicenne un giorno si è presentata in classe con la testa rasata. La ragazza, originaria del Bangladesh, era stata punita per non aver indossato il velo uscendo con le proprie amiche. La famiglia non l’ha potuto tollerare. Probabilmente lei non era animata da chissà quale volontà di ribellarsi ai suoi. Forse voleva solo sentirsi più vicina alle proprie amicizie. Magari crescendo avrebbe deciso di sua spontanea volontà di coprirsi il capo, come fanno molte donne musulmane. Invece è stata punita. E umiliata. Ma l’imposizione dei genitori così sparisce, perché da quei genitori è stata allontanata. Potrà decidere d’ora in poi come manifestare la propria identità.

Questo accade più spesso di quanto sembri. Lo scontro tra genitori immigrati e i loro figli, magari non cittadini italiani ma italiani di nascita, è all’ordine del giorno e marca il divario che ancora c’è tra alcune comunità e l’ideale di società che dovrebbe esserci in Italia. Non è una questione che riguarda solo gli immigrati ovviamente. Ma è in questa rottura tra prima e seconda generazione di immigrati che si costruisce il futuro dell’Italia.

Un futuro dove un ragazzo sedicenne, figlio di una coppia dello Sri Lanka, possa innamorarsi di una sua coetanea italiana e vivere serenamente quella meravigliosa esperienza che è il primo amore. Senza bisogno di togliersi la vita per il feroce dissenso della famiglia.

 

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