di Lorenzo Borzuola

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Avevo solo sei anni quando vidi “Qualcuno volò sul nido del cuculo”: come fu per molti di noi, ispirati dall’arte del cinema, un nuovo personaggio era appena entrato nella lista degli eroi preferiti, quelli che per emozionare regalano recitazioni sempre al limite della realtà, della bellezza più semplice e pura. Per me, quell’attore scapestrato, sarebbe presto diventato un punto di riferimento ben chiaro, come una voce da dizionario che ne sta a significare tutta l’importanza e l’autorità. Crescendo imparai ad apprezzarlo, come non farlo, in altre pellicole, in molte altre parti che lo resero un’icona di quest’arte che è quasi impossibile da evitare, e ogni volta con la stessa curiosità ed eccitazione. Perchè diciamocelo, Jack Nicholson è emozione pura, è rabbia, gioia, pazzia e ironia saldate così perfettamente assieme da renderlo una presenza tanto criticata quanto bramata fino all’ultimo minuto di recitazione, fino all’ultimo spasmo di godimento. Impossibile per alcuni comprendere l’importanza di un attore, sebbene riconoscano il fatto che ci sappia fare. Difficile anche, per quelli meno attenti, riconoscere un interprete al primo sguardo. Quando Nicholson appare in una scena inutile dire che tutti immediatamente lo riconoscono, anche se non hanno mai visto un suo film per intero. La sua fama lo precede così le sue sopracciglia aggrottate, la sua fronte alta e il suo fisico robusto; la risata che buca lo schermo e quel sottile strato di insania, forse mai studiata a fondo, che fanno di Nicholson un mostro sacro e un individuo del quale avere rispetto.

Attraverso il ruolo di RP McMurphy, che gli frutterà un oscar come migliore attore protagonista, inizia quella ricerca personale verso il passato del grande attore che oggi compie ottanta anni. Una ricerca e uno studio che parte dagli inizi, leggendo nella biografia e guardando le prime pellicole giovanili, quelle che poi lo porteranno a quel fatidico 1969, anno in cui interpreta il giovane avvocato alcolizzato George Hanson in “Easy Rider”. Una parte che come un colpo di pistola lanciano il giovane Jack verso la gloria di Hollywood.

Il tuttofare di Stanley Kubrick, Emilio D’Alessandro, che ebbe l’onore, o da quanto racconta, il fastidioso compito di accompagnarlo sul set, lo descrisse come un logorroico individuo con la fissa per il sesso e per le donne, e solo alla fine cita la sua bravura di attore. Perchè in effetti è quello che è veramente. Grande tifoso del Los Angeles Lakers, amante delle donne e dello spasso, Nicholson ha sempre riportato il suo naturale modo di essere nei film e nei ruoli assegnati. Per molti è necessaria una costante riflessione sul personaggio, uno studio approfondito e metodico, ciò che sembra essere invece completamente diverso per l’attore americano nato nella piccola cittadina di Neptune City, nello stato del New Jersey, che, tramite la sua passione innata seppur col tempo sperimentata, è arrivato ad essere uno degli attori più importanti e versatili della sua epoca, arrivando a battere il record di 12 nomination agli Oscar, vincendo l’ambito premio per ben tre volte. La prima nel già citato “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Milos Forman, il secondo come miglior attore non protagonista per “Voglia di tenerezza” al fianco di Meryl Streep, seguito poi da “Qualcosa è cambiato” del 1998. Tuttavia sono solo tre delle interpretazioni più belle di Nicholson, e noi tutti sappiamo come ben altri ruoli affollano la nostra mente. Uno fra tutti, veramente immortale, è senza dubbio quello di Jack Torrance in Shining, di Stanley Kubrick: nessun uomo vorrebbe immaginare la sua vita inseguito da un furibondo Nicholson armato di ascia per i corridoi dell’Overlook Hotel. Quello di Joker, nel Batman di Tim Burton, ruolo che ancora oggi divide una grande massa di fan che non sanno decidere se preferire il Joker di Nicholson o quello di Heath Ledger. Una questione che, a pensarci bene, non è facile da risolvere. e ancora molti altri film indimenticabili, da “Chinatown” di Roman Polanski, a “Professione Reporter” di Michelangelo Antonioni o “The Departed” di Martin Scorsese.  A frebbraio 2017 è stato annunciato che Nicholson parteciperà al remake di “Vi presento Toni Erdmann, e noi, come sempre, aspetteremo con ansia.

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