di Lorenzo Borzuola

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Il cinematografaro Ridley Scott torna con una nuova edizione del suo Alien dal titolo “Alien Covenant”. L’ennesimo film sull’indistruttibile mostro dello spazio più profondo torna a maggio nelle sale italiane. Ma sarà un buon successo? Il padre e il suo bambino, rispettivamente Scott e Alien, sono due pilastri della fantasia umana, il primo, nell’inventare storie grandiose e singolari, il secondo per essere una delle creazioni cinematografiche più grandiose mai realizzate. Affibbiare a Scott il termine creatore è un po’ troppo perché la paura personificata nelle sembianze di un essere gigante e indistruttibile è un’invenzione di Carlo Rambaldi. Tuttavia il regista inglese ci ha sempre messo l’idea prima di chiamare assistenti e aiutanti. Sono un po’ dubbioso a proposito del successo che quest’ultimo episodio della serie Alien avrà sulla gente. Persino per gli affezionati del genere non si vedono buoni propositi. Ma la cosa migliore da fare in questo preciso momento è attendere l’ora della proiezione senza creare troppi problemi mentali su come sarà o del perché Scott, nonostante l’età e già all’apice della fama, debba ritornare sempre sui suoi passi e con la stessa tipologia di film. La domanda che viene spontanea porsi adesso è quale sia stato, negli anni di carriera che vanno dal 70’ fino ad oggi, il suo prodotto migliore e più convincente da renderlo, forse, uno dei registi maggiormente influenti e grandiosi di tutti i tempi. Autore che non si è mai stancato di proporre nuove idee e che ha girato di tutto, spaziando in quasi tutti i generi possibili; dal fantasy al thriller, dalla fantascienza al fantahorror, dallo storico al sentimentale, dai film di guerra ai polizieschi e le commedie. Difficile trovare quello giusto, mai nessuno potrà essere concorde con svariati altri pareri, eppure ho deciso di rovinarmi e stilare quella che secondo me è la lista dei cinque migliori film di Ridley Scott.

5)Hannibal (2001): probabilmente un sequel ben riuscito all’interno del quale lo stravolgimento di regia e dei metodi narrativi non va troppo a rompere con il modello originale della storia rappresentato da “Il silenzio degli innocenti”. Sebbene il capolavoro di Jonathan Demme, recentemente scomparso solo poche ore fa, sia stato ripreso da Manhunter – Frammenti di un omicidio, “The Silence of the Lambs” sancisce il ricercato metodo recitativo di Anthony Hopkins che proprio nel 1991 entrò a far parte del club dei migliori attori viventi. Ciononostante Scott non perde il filo del discorso e con un gusto più che personale riporta il dottor Lecter a nuova vita. Un gran cast di attori, alcuni totalmente nuovi, la storia che s’infittisce un po’ di più, con scene più ariose e d’azione, rende questo film un’opera a se stante; diversa, amplificata ma mai lontana dalla storia, in più con la firma di un visionario e bravo narratore.

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Anthony Hopkins e Juliane Moore

4)Alien (1979): al quarto posto uno dei film che ha terrorizzato diverse generazioni di spettatori. La paura al pensiero di una navicella spaziale nello spazio più profondo con quella di un mostro alieno che di strano ha molto più di quello che si può solo immaginare. Un metodo riproduttivo particolare quanto lento e letale una volta che una nuova creatura è pronta a uscire fuori. Letale e quasi indistruttibile è la forza di questo essere che in poche ore è già grande come un essere umano, con una testa allungata, una coda appuntita, braccia da umano e una bocca retrattile. Una forza della natura che scatena il panico nell’astronave così come nei cinema, quando lo stereo dolby surround confondeva il già perplesso pubblico facendogli credere che la creatura potesse essere proprio dietro di loro. Un riconoscimento va al regista solo con la facilità con la quale è riuscito a fare di una trama semplice e al quanto scarna, un master pièce dell’intrattenimento e del terrore. Terrore che si ripercuote ancora oggi e ad anni di distanza dalla sua uscita.

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Una giovanissima Sigourney Weaver nella scena finale di “Alien” del 1979

3)Thelma & Louise (1991): due donne, due amiche e mogli stanche della solita routine quotidiana, prendono una macchina e fuggono dalla loro vita pensando di stare via solo pochi giorni. Un omicidio imprevisto durante il loro tragitto le porta a scappare dalla legge e dall’esistenza passata. Un viaggio che reca in loro un profondo cambiamento e una riflessione più grande sulla donna e sulla sua emancipazione. Non mancano di tanto in tanto piccoli errori che una donna può commettere, ma mai la tenacia, la tempra dura e robusta che fanno di Louise e Thelma due femmine micidiali, forti, trasformate nel finale e sempre con una grande stima reciproca che è quello il vero scudo. Film sulle donne che invita a riflettere a quanto pericolose possano diventare, e solo l’occhio indagatore di un uomo poteva fare un film come questo. Esempio di parità dei sessi con scene d’azione, amore e amicizia e di nuovo il ritmo della grande fuga verso quella libertà che ha per nome “Messico”. Straordinarie le due coprotagoniste, Susan Sarandon e Geena Davis. Scott gira una commedia road movie sentimentale, ma non scadente o strappa lacrime. Energica e pulsante.

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Susan Sarandon e Geena Davis in una scena del film

2)Il Gladiatore (2000): non poteva che essere al secondo posto, sebbene molti lo venerino come un primo. Un rimando al vecchio Spartacus del 1960 diretto da un giovane Stanley Kubrick, con Kirk Douglas e altri grandi dell’epoca. Lo schiavo proveniente da una vita più agiata e degna di rispetto che si ritrova a combattere nell’arena per vivere prima di che giunga la rivalsa e la vendetta. Tutti elementi che, comunque, non bastano a spogliare “The Gladiator” della sua spettacolare atmosfera né prima, quando il generale Massimo porta a termine la gloriosa battaglia contro i barbari, né quando diventa un semplice nessuno tra le mura di Roma, ma si batte fino alla fine con l’imperatore Commodo, parricida e sadico uomo, stuzzicato più dal gioco e dallo sfarzo che alla politica e alla protezione della città e del suo popolo. Epico e immortale, così come il personaggio di Massimo interpretato da Russell Crow e quello del perfido sovrano, Joaquin Phoenix. Sulla scia dello stesso passato hollywoodiano, Ridley Scott torna quasi alle origini dell’industria cinematografica, quella degli anni cinquanta, e apre quella del 2000 con un nuovo modo di narrare il peplum e lo storico in una ricetta colossal all’avanguardia. Altro esempio di cast eccezionale d’interpreti e un buon uso di questi ultimi. Prima volta in cui fu usata la computer grafica in maniera massiccia senza l’uso di comparse: stroncato da un infarto mentre si stava battendo a braccio di ferro durante le riprese a Malta, Oliver Reed, che interpreta Proximo, fu sostituito dalle tecniche digitali pur di non rallentare la lavorazione del film.

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Russell Crow e ridley Scott durante le riprese de “Il Gladiatore”

1)Blade Runner (1982): Secondo solo a 2001: Odissea nello spazio come film di pura fantascienza in cui si superano i limiti dell’immaginazione stessa che da impressionante fantasia su carta diventa un trip allucinante di luci, di visioni che si succedono una dopo l’altra come una grande sfilata di moda. Ogni volto, ogni movimento e ogni fotogramma sono l’ultima avanguardia di quel cinema sofisticato che ancora adesso, è impossibile fare di meglio. Il sequel, a più di trent’anni di distanza dall’originale, uscirà presto nei cinema e sarà visto per puro spirito sportivo e anche perché si è affezionati con la storia da non volercene mai separare. Tutti sappiamo, tuttavia, che niente è come la prima volta quando si vede qualcosa di veramente affascinante. Un film fantascientifico perché tratta i temi più cari alla razza umana; la vita dopo la morte, l’idea di un futuro avanzato e allo stesso tempo alienante e la possibilità di creare forme di vita androidi che liberino il mondo dallo schiavismo umano con uno robotico: fino alla ribellione di quest’ultimo quando è creato così bene da poter provare emozioni. Emozioni che nascono in lui come speranza di non morire mai. Roy Betty (Rutger Hauer) è il capo di quattro automi immessi sul mercato dalla Tyrell Corporation come schiavi e come esseri utili alla società. La durata di vita è uguale per tutti i Nexus 6 creati; quattro anni. Roy e i suoi compagni tentano di arrivare fino al cuore di quell’industria per far si che la loro esistenza non si esaurisca in così poco tempo. Per fare ciò, scappano dalle colonie extra mondo, dov’erano stati portati, e tornano sulla terra, nella Los Angeles 2019, scatenando così una minaccia per i tutori della legge e per la popolazione, che capiscono il motivo del loro ritorno. A dargli la caccia ed eliminarli definitivamente viene impiegato il detective Rick Deckard (Harrison Ford). Spietato all’inizio, scoprirà che c’è qualcosa di diverso in loro, specie in Betty, con il quale avrà a che fare nello scontro finale, quando Roy, cosciente di dover morire, recita la famosa frase “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”.

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Harrison Ford nei panni dell’agente Rick Deckard

Tratto dal romanzo di Philip K. Dick “Do Androids dreams of electric sheep?”, Ridley Scott firma il suo terzo film da regista e il suo capolavoro. Con le musiche di Vangelis, dal 1982 a oggi, Blade Runner ha avuto tre riedizioni: “Domestic and International Cut” del ’82, “Director’s Cut” del 1992 e l’ultima, “The final cut” uscita nel 2007.

Cosa c’è d’aggiungere? Cosa si potrebbe dire in più su questo genio dell’industria cinematografica? Le sue opere hanno toccato differenti temi e generi. Bensì la lista dei suoi film sia molto più ampia e a quanto pare non in procinto di fermarsi dato il nuovo film in uscita, a mio parere questi cinque descrivono e sintetizzano al meglio la sua visione del cinema e i temi a lui più cari, passando dalla fantascienza al dramma, dallo storico e pepli al thriller poliziesco.

6 commenti

  1. Coincide a dismisura con la mia top 5 del mio regista preferito. Finalmente qualcun’altro oltre a me che reputa Hannibal un più che ottimo film (per me supera di poco persino Il silenzio)..
    Se posso permettermi al sesto posto metterei Le crociate, ma attenzione, intendo la director’s cut: fa paura il modo in cui la produzione ha distrutto al montaggio la più bella epopea medievale dai tempi di Braveheart

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    1. Ti ringrazio per la fiducia. Non sono mai stato a favore de “le crociate”, forse per un’antipatia un po’ generale. Certo non è un brutto film e sicuramente più eccitante di altri fatti successivamente.

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