di Lorenzo Borzuola

Un tale, il cui nome non sarà rivelato per il bene del cinema e della sua storia, ha avuto la sfrontatezza di dire che è quasi impossibile piangere per un film, commuoversi per una scena drammatica; sentendo le sue parole, la cosa risulterebbe stupida e insensata. A chi non è mai capitato di piangere guardando un film? Oggi giorno è normale farsi prendere dalle emozioni. In tutta sincerità sono convinto del fatto che se una particolare situazione interpretata in una pellicola porta lo spettatore a un sincero pianto, bè, è un film riuscito. Non serve a questo dopotutto? Stimolare nell’individuo le più disparate emozioni! Non nascondo che più di una volta la mia serietà si è persa in lacrime in particolari istanti di un film, e anche se lo hai già visto più volte, sarà sempre la stessa scena a farti piangere e non cesserà mai di farlo. A tutti quelli che si vergognano a confessarlo, piangere guardando un film è un’emozione, a mio parere, unica e irripetibile, quasi ti ci diverti dopo un po’. Per questo motivo ho deciso di citare quelle opere che più di tutti hanno irritato le mie ghiandole lacrimali e che di sicuro avranno irritato le vostre.

5) Al quinto posto, un film che ho potuto rivalutare solo perché mi commuove sempre come un bambino, non può non esserci Voglia di tenerezza, con Shirley MacLaine e Jack Nicholson. Tratta la storia di Aurora (MacLaine) che, rimasta vedova, cresce da sola la figlia con la quale vivrà in un rapporto d’amore e d’odio fino a quando lei non decide di sposarsi Flap. Ma il matrimonio tra i due non è felice a causa dei continui traslochi e poiché sia la figlia sia il marito vivono delle relazioni extra coniugali. I due si separano. Nel frattempo Aurora conosce Garrett (Nicholson), un ex astronauta donnaiolo e alcolizzato, con il quale decide di uscire. Quando lei scopre di sentire qualcosa per quest’uomo, lui, sentendosi in trappola e schiavo del sesso, le confessa che non può sopportare un rapporto monogamo. Quando i due decidono di non vedersi più, La figlia di Aurora scopre di avere il cancro, ed ecco che si avvicina la scena del pianto. Non tanto la morte della figlia quanto il funerale è forse il momento più drammatico del film, specie quando Garrett torna per tenere compagnia alla donna e aiutarla in questo momento di dolore. I figli, l’ex marito, la madre, le amiche, tutti piangono e cercano di farsi forza; è questo, il farsi forza, il tirar su con il naso, che personalmente provoca un senso irrefrenabile di piangere.

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4) I segreti di Brokeback Mountain, diretto da Ang lee, è di sicuro un gran film drammatico ma non c’è niente di peggio che arrivare alla scena quando i due Cow Boy (Ledger e Gyllenhaal), si scontrano accusandosi di non essere mai stati assieme più di quanto avrebbero dovuto, e vedere che il tuo occhio lacrima davvero. Non un pianto irrefrenabile, ma comunque una tristezza amara, molto sentita dallo spettatore.

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3)Immancabile come sempre, il classico Disney: citando Luigi Di Capua dei The Pills, “Vecchia scuola scheggia denti”. Come classico film d’animazione sorvolo su “Il re leone” e vado direttamente a Red & Toby. Storia di una volpe e un cane da caccia che sin da cuccioli hanno imparato a vivere e giocare insieme fino a quando il vecchio cacciatore decide di portare Toby sulle montagne per insegnargli a cacciare. Quando il cane torna alla capanna, Red intuisce che l’amico è cambiato e la convivenza diventa quasi impossibile, specie tra il cacciatore e la vecchia vicina di casa, padrona di Red, che decide di salvare la vita alla volpe abbandonandola nel bosco. Bè, questa scena è di una drammaticità insopportabile. La vecchia donna accompagna Red verso il bosco con la piccola automobile. Red non se ne rende conto ma quando vede il volto triste della sua padrona, sa cosa lo aspetta. Poi la separazione tra i due, immersi in un canto sdolcinato. LACRIMONI VERI. Il finale è a quanto felice e scontato; ma cosa volete, è solo un cartone per bambini.

2) “Noodles, sono inciampato”, dice il piccolo Dominic a Noodles (Robert De Niro), dopo essere stato colpito dalla pistola di Bugsy. Filmone e capolavoro del sempre caro Sergio Leone. In tutto il film c’è un’aria drammatica e rigonfia di tristezza e rimorso ma difficilmente si riesce a piangere alla durezza dei quattro amici gangsters. Mentre la scena menzionata, è degna di essere singhiozzata.

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1) Al primo posto c’è il re dei film strappalacrime. Non sto parlando di storie d’amore fra uomo e donna, uomo e uomo o donna e donna, ma di un vero film drammatico in cui tutto è rimediabile per i personaggi, ma la sorte è sempre misteriosa e in agguato. Incompreso: vita col figlio, è un film diretto da Luigi Comencini. Girato a Firenze, è la storia di Andrea e di Milo, due fratelli di dieci e cinque anni che perdono la madre dopo una lunga malattia. Il padre, ambasciatore inglese a Firenze, tiene nascosto al piccolo Milo della morte della moglie mentre ad Andrea affida il duro compito di farsi uomo e badare al fratello. Andrea cerca di fare l’impossibile per compiacere al padre ma non riesce a tenere a freno la fanciullezza spensierata de fratello più piccolo, e neanche la sua, giacché anche lui è solo un bambino. Il titolo sta proprio a indicare l’incomprensione che nasce tra padre e figlio primogenito. L’uomo crede che ad Andrea non importi niente del fratello e lo tratta in modo brusco, dandogli solo un po’ di affetto. Andrea, da parte sua, pensa che non possa fare nulla per farsi amare dal padre così inizia a isolarsi sempre di più, rifugiandosi lungo le sponde del laghetto della villa dove si diverte ad arrampicarsi su di un ramo. Il piccolo Milo è costretto a lasciare la casa per alcune cure al mare e il padre lo accompagna. Andrea passa alcune settimane da solo nella grande casa e pensa che ormai sia libero di fare ciò che vuole. Tuttavia, l’assenza della madre, con la quale era molto legato, e infine quella del padre che non riesce a capirlo, lo fa ripiombare nella tristezza. Milo torna ormai guarito e va subito dal fratello che nel frattempo è aggrappato al ramo dell’albero sopra il lago. Andrea ordina a Milo di non salire anche lui perché potrebbe essere pericoloso, ma Milo non ascolta e sale lo stesso sul ramo secco che finisce per rompersi facendo precipitare i due in acqua. Il padre, convinto di sistemare in maniera più affettuosa la faccenda con Andrea, torna in villa ma scopre che il figlio più grande è caduto nel lago ed è rimasto ferito nell’incidente. Chiama tutti i dottori possibili ma non c’è più niente da fare. SCUSATE LO SPOILER MA DEVO FARLO. Andrea, disteso sul divano difronte al ritratto della madre, chiede scusa al padre di essere stato un cattivo figlio. È invece il genitore a scusarsi con lui per non avergli dato abbastanza importanza, ma prima che il padre possa fare qualcosa, Andrea muore. Milo si avvicina e chiede al padre, distrutto dal dolore, se può dare un bacio ad Andrea; non gli nega questo desiderio.

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Prima che un grande regista di attori, Comencini è un grande regista di bambini, come si può benissimo notare in altri film. In questo caso si può dire che supera se stesso, ed io piango ogni volta.

Credo che piangere guardando un film è segno che ciò che stai vedendo è un lavoro ben fatto. A meno che non sia veramente tanto brutto.

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