di Ettore Arcangeli

È dicembre 1998 e nelle sale italiane come di consueto è il clou della stagione cinematografica. L’occasione perfetta per Aldo, Giovanni e Giacomo per far uscire il loro secondo lavoro.

Così è la vita è un film molto diverso rispetto a Tre uomini e una gamba. Più profondo, più introspettivo, più filosofico e meno “teatrale”, questo film è meno antologico del precedente e sicuramente più coeso. Se il viaggio da Milano a Gallipoli diverte sempre questo secondo lungometraggio lascia spazio talvolta ad un riso più amaro del solito. Credo l’abbiate visto tutti, ma nel caso vi mancasse guardatelo. Ora. Prima che vi racconti la storia!

così è la vita al john jack

Il film, come Tre uomini e una gamba, inizia presentando Al, John e Jack. Questa volta non devono ammazzare Kennedy, ma sono ai lavori forzati. Ovviamente si tratta sempre di metacinema: gli spettatori sono i carcerati di San Vittore, tra i quali c’è Aldo, detto Bancomat, falsario capopopolo che finisce di raccontare il film quando la pellicola si distrugge. Giacomo è invece un poliziotto, che vive con la famiglia della sorella sognando di fare lo scrittore. Giacomo, insieme al collega Catanìa, deve scortare Aldo in tribunale. Catanìa però lascia Giacomo da solo in auto con Aldo che lo prende in ostaggio. Giovanni, inventore di giocattoli a cui è stata rubata l’auto, in cerca di aiuto, incontra proprio la pattuglia dirottata da Aldo e viene preso anche lui in ostaggio.  Comunque il nostro Giacomino riesce ad avvertire il comando di polizia e parte la caccia all’uomo. Nel frattempo il Catanìa, che si era allontanato per andare dall’amante, ovvero la moglie di Giovanni, deve trovare una bella scusa per non essere là: picchiato e abbandonato.

Durante la fuga Aldo si troverà a doversi confrontare con il miracolo della vita: essendosi vestito da poliziotto viene fermato da un uomo, la cui moglie sta per partorire. Tra poca modestia e paura che gli ostaggi fuggano il bambino nasce.

Dopo questo momento di gioia la fuga di Aldo si complica per l’arrivo di pattuglie ed elicotteri. Per seminarli prende una strada sterrata,  in mezzo al bosco, che però porta ad un precipizio.

L’auto cade giù ma i tre si salvano, perché scesi in corsa. Creduti morti, continuano così a piedi, fino a quando Aldo li libera. Sono ormai amici, e proprio Aldo chiede ai nuovi amici una mano per migliorare la propria vita. Devono aiutarlo con Clara, la solita Marina Massironi, una ragazza che i tre incontrano in un cimitero della campagna che stanno attraversando. Aldo l’ha invitata a cena. Giovanni e Giacomo lo aiuteranno a prepararsi e a cercare di fare bella figura.

Tutto il gruppo ritorna a Milano, ognuno deciso a riprendersi la propria vita. Giovanni e Giacomo scoprono però di essere stati subito dimenticati, e insieme ad Aldo e Clara decidono di vendicarsi. Fatta giustizia, Clara gli rivela però di essere morti nell’incidente e che il suo compito è di scortarli in Paradiso.

così è la vita rivelazione

Da questo punto in poi ho sempre provato una forte emozione, ogni volta come fosse la prima. Sarà che sono sensibile ma il tema della morte viene trattato in una maniera bellissima. Sembrerà un ossimoro, ma non è così. Dopo la morte, ai tre amici, è stato concesso del tempo per capire cosa nella loro vita non andava e per cercare di “sistemare” le cose. Solo Aldo sapeva tutto, perché Clara glielo aveva rivelato il giorno del loro primo incontro.

La difficoltà di Giovanni ad accettare la sua morte, anche a fatto compiuto, è emblematica. È una reazione più che umana quella di negare la realtà quando questa non piace.

Sinceramente mi riesce difficile trovare le parole per esprimere quel misto di tristezza, malinconia, leggerezza e persino serenità, che provo guardando le sequenze finale di questo film che considero, per questo, un gioiello.

Lascio parlare allora i protagonisti. Forse è meglio.

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