Joseph Pujol: l’arte della scorreggia

di Lorenzo Borzuola

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Joseph Pujol, conosciuto con il nome d’arte “Le Pétomane”. Chi di voi ha mai sentito parlare di quest’artista? Non molti conoscono la sua storia, e a pochi giorni dalla sua data di nascita è bene rinfrescarvi la memoria. La vita di questo strano individuo è rimasta celata ormai da troppo tempo; quasi sicuramente subito dopo la sua morte avvenuta nel 1945 a Marsiglia. Facciamo un passo indietro, fin dalle origini del nome.

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Joseph Pujol nacque a Marsiglia da una famiglia della piccola borghesia il 1° giugno 1857. Dopo aver abbandonato gli studi, inizia a lavorare come panettiere ma qualcosa di veramente importante e inconsueto cambia definitivamente la sua vita. A largo di Marsiglia, infatti, Pujol è in barca con alcuni amici per una tranquilla gita in mare. Dopo una nuotata si accorge che l’acqua gelida stava penetrando nel suo corpo passando per il retto. Corre sulla riva e tutto impaurito si rende conto di come l’acqua, che prima era entrata, ora stava uscendo nuovamente dal posteriore.  Venne rassicurato dai dottori che lo stimolarono a non preoccuparsi, che era tutto quanto in ordine. Quello era l’inizio di una scoperta formidabile per Joseph, il quale, incuriosito e col tempo sempre più esperto, prese a esercitarsi in quella nuova abilità. Riusciva, infatti, a risucchiare acqua o altri liquidi solamente tramite l’uso dell’ano e dallo stesso gettarla fuori come se niente fosse. Una volta concluso il servizio militare imparò anche ad aspirare aria ed emetterla senza provocare alcun fastidio olfattivo. Insomma, divenne ben presto famoso per le vie di Marsiglia, in cui si divertiva a intrattenere il popolo curioso e stupefatto; eccitato a tal punto da spargere ben presto la voce in tutta la regione. Furono allestiti cerimonie e piccoli spettacoli dove il giovane Pujol poté esibirsi maggiormente prima del fatidico 1887: anno in cui, dopo uno spettacolo in città, riportò talmente tanto successo da chiederne dell’altro. Sapendo che la sua bravura non era cosa di tutti i giorni si trasferì nella capitale in cerca di maggior fortuna.

Il fondatore del celebre teatro del Moulin Rouge, Charles Zidler, captò quel curioso artista come possibile star dei suoi spettacoli. Pujol fu assunto e negli anni che ne seguirono il suo nome si sparse come una folata di quelle sue arie per tutta Europa. Il mondo conosciuto della Belle Epoque stava cambiando modo di vivere, tecnologie e la modernità era il motore principale per una società occidentale ancor più avanzata. Un diverso modo di concepire arte faceva senza dubbio parte di quella rivoluzione sociale e culturale. Pujol ottenne un così grande successo da permettersi uno degli stipendi più alti all’interno del teatro. Il suo nome, da quel momento, fu ricordato con quello de “Il Petomane”, abile in spettacoli di “petomania”.

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Scrittori e altri artisti accorsero a vedere una di quelle strane prodezze che il petomane portava quasi tutte le sere sul palco del Moulin Rouge. Personalità importanti come Sigmund Freud, il re Edoardo VII e il re del Belgio Leopoldo II ebbero l’onore di assistere a una delle sue esibizioni. Pujol non era bravo solo nelle imitazioni di animali o fumare e bere dal posteriore. Il suo programma serale spaziava da un’accurata rivisitazione dei peti nelle diverse classi sociali a vere e proprie riproduzioni anali di famosissimi classici della musica come “La Marsigliese”, “O sole Mio”, “Rapsodia Ungherese” e “Au clair de la lune”. Vale a dire, il meglio sulla piazza era reinterpretato a suon di scorregge da questo talentuoso artista flatulento. Il successivo fallimento avvenne a causa del suo licenziamento dal teatro e a causa di continue proteste da parte di alcuni moralisti che si erano spinti fin dentro il Moulin Rouge a criticare la sua arte, ritenendola demoniaca e volgare.

 

 

L’altro motivo che lo portò ad abbandonare definitivamente le scene e la città di Parigi fu lo scoppio della prima guerra mondiale, per la quale non ne espresse troppo entusiasmo. Ci sarebbe da aggiungere un simpatico aneddoto anche su questo, o meglio una specie di barzelletta che fa di Pujol una specie di mito. Pare che l’inizio dello scontro bellico non fu dato dall’uccisione dell’arciduca d’Austria-Ungheria Francesco Ferdinando, quanto a Pujol stesso. Assunto dal re di Francia per deliziare con uno spettacolo di petomania i suoi ospiti, il re d’Inghilterra e quello di Prussia, Pujol pensò giusto e divertente onorarli con i rispettivi inni nazionali, suonandoli, naturalmente, con una scala accordata di peti. Ciò che ne derivò fu un baccano inaudito che portò appunto alla guerra. Una cosa terribile, certo, ma estremamente eccitante se davvero fosse avvenuta; Pujol sarebbe divenuto eterno e con lui la sua arte. Invece tornò a lavorare come fornaio nella sua Marsiglia. Poco tempo prima della sua morte aprì una fabbrica di biscotti a Tolone. Dell’esibizione al palazzo reale no n ci sono fonti certe e sicuramente ciò non è mai avvenuto.

A riportare al passato splendore il nome di Pujol, furono due film biografici che parlano appunto della vita di quest’artista eccezionale. Nel 1979 Ian MacNaughton scrisse e diresse un piccolo lungometraggio intitolato “Le Pétomane”. Ugo Tognazzi vestì i panni dell’artista francese alcuni anni più tardi con il film “Il Petomane”, diretto da Pasquale Festa Campanile. Per quanto possano essere spiritosi e abbastanza fedeli alla sua vita, sono film già vecchi e catalogati. C’è bisogno di aria nuova perché il mondo possa riscoprire il grande, l’unico e inimitabile Joseph Pujol, le Pétomane.

 

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