di Lorenzo Borzuola

Vorremmo rendere omaggio a due grandi registi del cinema di Hollywood nati questo 30 maggio.

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Il primo, nato nel 1896 a Goshen nello stato dell’Indiana, fu un apprezzato regista e sceneggiatore che proprio nella cittadina californiana, ha firmato decine di opere entrate nell’immaginario collettivo di molte generazioni, rivoluzionando uno dei generi ora più amati; il gangster movie. Howard Hawks entrò a far parte della schiera di registi innovativi quasi per caso. Si trovava per caso sul set di un film in cui recitava Mary Pickford, moglie di Douglas Fairbanks. In un momento di trambusto, la Pickford chiese proprio al giovane Hawks di dirigere la scena finale. Accettò con qualche titubanza ma fu proprio quello strano episodio che, una volta tornato dalla guerra, lo indirizzò sulla strada del cinema, divenendo in seguito un fedele amico di Fairbanks con il quale si divertiva a giocare a tennis. Dopo il primo conflitto bellico, seguirono anni di sperimentazione per il giovane regista che dal 1926 fino agli anni trenta si cimentò in film muti. L’avvento del sonoro, che per altri fu una rovina, per Hawks una vera fortuna.

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Il 1930 segna uno dei suoi più grandi successi con la pellicola “Scarface”. Bryan De Palma dedicherà proprio ad Hawks il remake del film con Al Pacino. Dopo il secondo successo con “Ventesimo secolo”, commedia che ironizza sui sessi e sul modo di fare spettacolo, seguirono altre opere di grande valore e con i migliori attori che all’epoca Hollywood poteva offrire. “Il grande sonno” con Humphrey Bogart e Lauren Bacall, “Gli uomini preferiscono le bionde” con Marylin Monroe o “Il fiume rosso” interpretato da John Wayne. Dopo una lunga carriera, nel 1975 accetta l’Oscar onorario mentre i Cahiers du Cinema elogiano le sue prodezze come grande titano di Hollywood. Muore all’età di 81 anni dopo un grave incidente con la motocicletta. Era il 26 dicembre 1977.

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Il secondo, più giovane, è uno dei più grandi fantasiosi registi del ventesimo secolo. Molti film di fantascienza che oggi si producono non sarebbero gli stessi se Franklin J. Schaffner non avesse diretto “Il pianeta delle scimmie”. Un capolavoro apocalittico che con l’immagine finale della statua della libertà stravolse ogni legge e ogni film fantascientifico fatto fino a quel momento. Non tanto per una fedele ricostruzione spaziale, bensì per una storia che fin da subito provoca terrore e indignazione; e la scena al finale del film è datata come una delle più incisive e straordinarie di tutti i tempi. Un trionfo questo che lo seguirà altre volte. Con “Patton – generale d’acciaio” che gli valse un oscar assieme a quello per il suo attore protagonista, George C. Scott. Seguirono due film fantasiosi in cui meglio si esprime la sua bravura e in cui le sue idee innovative la fanno sempre da padrone; “Papillon” con Steve MacQueen e Dustin Hoffman, tratto dal romanzo dello scrittore francese Henri Charrière, detto Papillon. “I ragazzi venuti dal Brasile”, storia di un possibile ritorno di Adolf Hitler tramite clonazione. Nel film due grandi attori; l’inglese e scespiriano Laurence Olivier, e il tenace americano Gregory Peck. Sebbene non riconosciuto ancora come tale, dopo la sua morte avvenuta nel 1989 a Santa Monica, Franklin J. Schaffner ha aperto la strada ad un’immaginazione più spensierata e nello stesso tempo pianificata. I suoi film, che spaziano dal thriller alla fantascienza e alla commedia, rivoluzionarono quella tecnica narrativa tanto ampollosa e incline negli studios americani. Cambio che si è visto anche nella gestione degli attori e della produzione, tramite la quale inizia ad abbandonare lentamente il sistema classico di Hollywood.

ragazzi

2 commenti

  1. che grandi registi… soprattutto Hawks, ovviamente… un vero fenomeno, magari poco noto ai più giovani ma un eclettico straordinario, capace di spaziare su tutti i generi e sempre con grande efficacia…
    Di Schaffner adoro invece Patton, che hai citato… con un George C. Scott davvero eccezionale

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    1. I film di Hawks furono i primi che mi aiutarono a spaziare su un cinema più vecchio, prendendomi una pausa dai brancaleone o gli indiana jones.
      Di Schaffner invece, oltre al pianeta, preferisco sempre Papillon ma più di tutti i ragazzi venuti dal Brasile. La coppia Peck-Olivier è straordinaria.

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