Perugia 1416

di Lorenzo Borzuola

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È iniziata la seconda edizione di “Perugia 1416”, il festival storico che si manifesta nel capoluogo umbro ormai da due anni per celebrare la signoria di Braccio Fortebracci da Montone. Una rievocazione voluta fortemente dal sindaco e dagli altri entusiasti ideatori, che di sicuro quest’anno porterà un maggior numero di turisti da tutta Italia e da fuori; già giunta al termine. Ma per quanto durerà questa gioiosa festività? Oggi scocca la terza parte del festival che tra giochi e sfilate si protrarrà fino a tarda serata. L’ultimo giorno di questa seconda nuova edizione che dopo quella un po’ più fetente dell’anno scorso, tra pioggia e vento, quasi sicuramente riaccenderà la vitalità di una scelta tanto sublime e allettante quanto scadente, banale e inutile per una città come questa.

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Il sindaco Romizi è sempre stato favorevole a continuare per questa strada; quella di distaccarsi fortemente dalle altre manifestazioni ed eventi che fanno di Perugia un vanto per la regione e per l’Italia. Il fatto è che, per molti che la pensano come il sottoscritto, Perugia non è affatto pronta per un evento del genere. Da buon perugino, so per certo che se una manifestazione come questa vada a durare nel tempo è solo per un capriccio voluto con forza da una ristretta cerchia di sognatori. Ma dov’è la vera carica? Dove finisce l’intervento dei pochi, sindaco e consiglieri vari, e dove inizia quella passione ed entusiasmo cittadino? Non vedevo un caldo intervento e grande partecipazione del popolo l’anno scorso, e non la vedo oggi che siamo alla seconda edizione. Per uno come me, che avrebbe sognato una festa perugina alla pari della corsa dei Ceri o a un palio di Siena, oggi mi rendo conto che è quasi impossibile avere ciò in questa città. Con questo non tiro in ballo solo Perugia ma tutte quelle città, piccole o grandi che siano, che non hanno mai avuto una rievocazione storica e che non sono nemmeno preparate a riceverle, a differenza di altre.

Si intuisce lo sforzo e l’amore di dare ad una città come questa, tanto aperta quanto chiusa e poco collegata allo stesso tempo, un qualcosa di diverso, un’etichetta di appartenenza. Andare a riesumare un personaggio storico come Braccio Fortebracci, tuttavia, è un passo troppo lungo e assai difficile, dato  che prima di questo momento la città non lo aveva mai festeggiato. Perché una festa venga ritenuta paesana nel senso più ampio, sentita, vissuta, attesa, sperata e amata, doveva, forse, iniziare cento o duecento anni fa potendo rimanere stabile e importante ancora oggi. Non è mai stato fatto. Mai, una celebrazione del genere, era stata fatta o solo pensata. Molto probabilmente perché Perugia non si è mai sentita legata ad un passato ricolmo di storicità e ha sempre cercato di andare avanti con altri mezzi, più contemporanei e maggiormente riconosciuti a livello culturale. Da Umbria Jazz ad Euro Chocolate o i vari festival d’arte, musica e cinema sempre in continuo aumento. Eventi travolgenti che appassionano non una ristretta cerchia di persone, ma molti individui, giovani soprattutto, che da anni partecipano sempre con la stessa energia e dedizione. Inoltre, c’è da aggiungere, che se “1416” richiama solo turisti stranieri e il resto dell’etnia locale, degli autoctoni, se ne lava le mani, è meglio pensarci due volte prima di dare il via ad una manifestazione di questo tipo. Aggiungo, infine, che spero vivamente che tali mie parole possano essere ritenute errate e troppo pessimistiche. Sarei naturalmente felice se tale celebrazione si ingrandisca fino a diventare d’importanza nazionale, o almeno a livello regionale. Sarebbe senza ombra di dubbio un qualcosa in più e che abbia lo stesso grado di importanza delle altre. Per ora, tuttavia, la mia curiosità è pari solo al mio alto livello di contrarietà e leggera indignazione. Relegare questa città a qualcosa che non gli appartiene e che di sicuro non appartiene ai suoi cittadini, è solo un sintomo di egoismo e indifferenza verso quelli che sono i veri interessi.

 

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