SPOILER ALERT: si parla di finali quindi…

di Lorenzo Borzuola

Guardare un film a volte richiede una certa dose di passione e godimento. Se la trama ti rapisce non puoi che aspettare e pregare per un finale mozzafiato. Tuttavia, sono solo alcuni dei finali di un film che ti soddisfano a tal punto da dover guardare quell’ultima scena così tante volte fino ad esserne veramente eccitato; proprio come in un amplesso. A non tutti succede, questo è ovvio, ma per quelli che hanno il cinema nel sangue, un film è una lunga emozione che può esprimersi sotto svariate forme. E per l’appunto, un finale con gli attributi ti fa ricordare di averli anche tu. Le gambe ti si intorpidiscono, hai la pelle d’oca, ti mangi le unghie e solo alla fine smetti di farlo, quando sei più concentrato. Oppure aumenta il battito cardiaco e il continuo pompare di sangue nelle vene provoca una sublime sensazione anche nelle zone più private. E questo vale sia per un pubblico maschile sia per quello femminile che non è fuori da questa categoria di spettatori. Perchè un’opera cinematografica è come un primo appuntamento: preoccupante, spaventoso, tranquillo, bello, soddisfacente ma è solo quando scatta il bacio che si da il via alle danze. Danze che s’identificano con il corpo che è il fattore principale del godimento.

Ma andiamo a scoprirli questi dieci film che a detta di molti sono la ragione perchè il cinema è così importante. Per chi non li avesse mai visti consiglio di spoilerarsi l’erezione!

  • Jaws (1975): tradotto in italiano con il titolo “Lo Squalo“, è una pietra miliare del cinema di Spielberg, che con questo lavoro si aggiudica il titolo di grande visionario e successivamente di titano di Hollywood. Per chi lo conoscesse, sa che il film ruota intorno alla sagoma gigantesca di questo squalo bianco che provoca terrore e morte nella cittadina balneare di “Amity“. Il capo della polizia Brody accompagnato dal biologo Hooper e dal cacciatore ubriacone Quint navigano il mare alla ricera del grosso pesce. L’avventura è entusiasmante ma aspettate di arrivare alla fine. Nel momento in cui il sangue straripa dalla barchetta, tutto è perduto, ma Brody riesce a ficcare nella bocca dello squalo una bombola da sub. Dopo vari tentativi falliti, ecco che una pallottola del fucile riesce a colpire la bombola che esplode riducendo in mille pezzi il feroce squalo bianco, che si adagia senza più testa sul fondo dell’oceano.

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  • Dr. Strangelove or: How i learned to stop worring and Love the Bomb (1964): uno dei film kubrickiani più belli di sempre, è una paura continua perchè girato nel momento storico in cui poteva facilmente avvenire un disastro nucleare. Quando si è convinti che ciò non accade ecco che il regista trasforma il tutto in una catastrofe apocalittica e allora si è più eccitati che mai. La famosa quiete prima della tempesta. Due i momenti in cui l’erezione è quasi inevitabile: la famosa cavalcata sulla bomba del maggiore T.J. “King” Kong che sventola il cappello texano come fosse in un rodeo, e la scena finale quando il paralitico dottor Stranamore si alza dalla sua sedia a rotelle sotto gli sguardi stupiti del presidente degli Stati Uniti e dei vari funzionari del governo ed urla “Mein Fuhrer, io cammino“. E poi una carrellata di ordigni nucleari che esplodo sulle note di “We’ll Meet Again” di Vera Lynn. Paolo Mereghetti riassume il film dicendo: «…la catastrofe atomica che incombe sull’umanità è vissuta come un lungo, insistito rapporto erotico (…) senza che lo sberleffo nasconda l’attacco ai miti cardine del potere».

 

 

 

 

  • Il buono, il brutto, il cattivo (1966): diretto da Sergio Leone, il film chiude la cosiddetta “trilogia del dollaro“, iniziata da “Per un pugno di dollari” e “Per qualche dollaro in più“. Tre uomini, il biondo, Tuco e Sentenza, si scontreranno in diversi situazioni pur di arrivare per primi nel cimitero di Sed Hill e sulla cassa di dollari dov’è sepolta. Saranno costretti a passare in mezzo alla guerra civile e a non fidarsi mai l’uno dell’altro. Dopo il triello finale, in cui resta ucciso Sentenza (il cattivo), Tuco viene legato ad un albero con una corda intorno al collo dal biondo, che gli rammenta di quando lo aveva liberato dalla forca e si vendica anche di averlo lasciato in mezzo al deserto senza cibo nè acqua. Tuco sente di non resistere più a lungo sopra quella croce. Il buono si ferma, sfila il suo fucile e come aveva fatto le altre volte anche adesso spara alla corda del brutto che cade sopra la metà dei soldi lasciatagli. Tuco si alza e, prima che il compare possa andarsene fiero a cavallo, grida tutto il suo odio: “Ehi biondoooooo. Lo sai di chi sei figlio tuu? Sei figlio di una grandissima puttaaaaaa“. Ecco che parte l’inconfondibile colonna sonora di Ennio Morricone che imbelletta il tutto in un finale senza tempo. La tensione sul tuo corpo è sempre ben visibile: o almeno per gli amanti del genere.
  • Se7en (1995): diretto da David Fincher. Seguendo la pista di omicidi che portano ad un’intuizione biblica, i detective Somerset (Morgan Freeman) e Mills (Brad Pitt), riescono a catturare John Doe il quale ha ucciso le sue vittime secondo i sette peccati capitali. Si inizia con il ritrovamento di un cadavere e della scitta “avarizia”, fatta col sangue. Si prosege per la “gola”, “accidia“, “lussuria“, “superbia” e “invidia“. Ma ne manca uno. Una volta catturato John Doe rivelerà ai due poliziotti la settima vittima solo dopo essere portato fuori città, in una zona sperduta. Arriva un veicolo che porta un pacco. Mentre Mills rimane con l’assassino, Somerset va ad aprire il pacco all’interno del quale scopre esserci la testa della giovane moglie di Mills. Somerset scongiura Mills di gettare la pistola o farà il gioco di Doe. Tuttavia, sarà solo dopo aver scoperto che la moglie era in cinta, che l’ira di Mills può avere sfogo e spara in testa a John Doe il quale ha potuto raggiungere il suo scopo. “L’ira” di Mills pone fine al film e a tutta la tensione accumalata dallo spettatore che fa un sospiro di sollievo perchè è il finale che temeva ma che tanto aveva sperato.

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  • Kill Bill Vol. I e II (2003 – 2004): Tarantino si espone alle arti marziali, più che altro alle tecniche di combattimento giapponesi e cinesi con due film che sono uno più bello dell’altro. La tortuosa vendetta di Beatrix Kiddo, “the Bride”, si concude nel primo film con un lungo combattimento a suon di catana e fragorosi schizzi di sangue, dopo i quali riesce ad uccidere la temibile O-Ren Ishii strappandole un pezzo di cranio con la sua spada. Nel secondo, nonostante abbia visto con i propri occhi che l’uomo che tanto cercava è riuscito a prendersi cura della figlioletta, Beatrix deve comunque completare la sua opera: uccidere Bill. Il miscuglio di forte odio e grande amore è la ricetta per la quale lo spettatore s’innamora di questo film. Un amore che sboccia in un amplesso duro e crudo quando la protagonista uccide il proprio amante e carnefice con la mossa dei cinque passi. Dopodiche anche lei può tornare ad una vita normale e lo spettatore deve andare a farsi una doccia.

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  • Mad Max (1979): primo film della serie diretta da George Miller, conclusasi nel 2015 con “Mad Max: Fury Road”. La primissima pellicola, in cui c’è un giovanissimo Mel Gibson che fa da protagonista, narra di un futuro non troppo lontano in un’Australia distopica. Un gruppo di motociclisti psicotici semina il panico per le lunghe strade deserte che separano le varie piccole comunità che vivono in pace. A capo di quest’orda c’è Teocotter. Dopo aver creato terrore anche all’interno della squadra speciale Main Force Patrol, Max (Gibson) decide di ritirarsi sebbene il suo ruolo era fondamentale. Dopo che la gang di motociclisti aveva ferito gravemente l’agente Goose, amico di Max, egli decide di allontanarsi con la moglie e il figlioletto. Tuttavia la spietatezza della gang raggiunge anche Max il quale si ritrova di colpo senza più moglie ne figlio: uccisi da Teocotter e la sua banda. Se in Se7en la vendetta di Mills poteva essere risparmiata, qui invece deve servire come monito alla nazione nefasta. Uno ad uno Max fa fuori ogni membro della banda fino ad arrivare a Teocotter e il suo pupillo Johnny Boyle il quale farà la stessa fine che aveva fatto fare all’amico Goose.
  • Misery (1990): diretto da Rob Reiner e interpretato da James Caan e Kathy Bates, la quale si aggiudica il premio Oscar per il ruolo di Anne Wilkes. Lo scrittore Paul Sheldon, dopo essere stato curato e poi torturato da Anne Wilkes, la donna che lo aveva salvato dall’incidente automobilistico, è costretto a riscrivere il suo ultimo romanzo per la gioia della sua psicopatica salvatrice. Quando avrà finito, dovrà morire assieme a lei. Un finale che coincide con la disperazione del povero protagonista che fa di tutto pur di uscirne vivo. Brucia il manoscritto difronte alla donna la quale, chinatasi per salvarlo, viene tramortita con la macchina da scrivere dello scrittore. Ma non basta. Ripresasi, spara a Sheldon il quale le monta addosso con tutta la carrozzina facendole ingogliare le ceneri rimaste del romanzo. Dopo la lotta, Sheldon riesce a prendere la statua in ferro di un maiale e finalmente ad ucciderla. Non so voi, ma quando le ficca in gola tutti i fogli bruciacchiati è forse il momento più eccitante di tutto il film.

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  • Inglourious Basterds (2009): film in puro stile Quentin, narra le vicende di vari personaggi che si incontrano e scontrano in Francia durante la seconda guerra mondiale. Ci sono i Bastardi, comandati dal tenente Aldo Raine, che uccidono i nazisti ai quali strappano loro il cuoio capelluto come premio. Ci sono i nazisti che mettono in piedi una serata cinematografica a Parigi per rendere omaggio alla Germania e alle prodezze del soldato Frederick Zoller. Gli inglesi, che mandano il tenente Archie Hicox a collaborare con i bastardi e la spia tedesca Bridget Von Hammersmark. Shosanna Dreyfus, una giovane ebrea francese spacciatasi per la propritaria del cinema in cui i nazisti vogliono proiettare il film “Orgoglio della nazione”: vuole la sua vendetta. E infine il colonnello Hans Landa, lo spietato e astuto “cacciatore di ebrei“, che molto furbescamente finirà per appoggiare l’America e i bastardi facendo così cessare la guerra in una sola notte: in cambio naturalmente di una casa negli USA e la medaglia del congresso. Chi più chi meno avrà la sua fetta di torta. Ma è alla fine che tutto cambia. Hans Landa e un soldato trasportano il tenente Raine e il soldato Utivich oltre le linee tedesche per consegnarsi come prigionieri: come stabilito in precedenza. Tuttavia Raine decide di uccidere il soldato tedesco e continuare l’operazione con le proprie regole. Con un pugnale affillato traccia una svastica sulla fronte del colonnello Landa il quale grida come un bambino. Brividi su tutto il corpo signori, dite la verità.

 

 

  • Il Sorpasso (1962): considerato come il capolavoro del regista Dino Risi. Racconta l’Italia del Boom economico sulle spalle dei protagonisti: Bruno Cortona (Vittorio Gassman), lazzarone separato con una figlia, e Roberto Mariani (Jean-Louis Trintignant), studente di legge rimasto a casa a Ferragosto per preparare gli esami. Bruno convince Roberto a fargli compagnia per il viaggio che è intenzionato a fare al volante di una Lancia Aurelia B24. Questi amici occasionali gireranno per alcune mete di passaggio fino ad arrivare alla lunga strada che poi porta alla fine dell’opera. In quegli attimi in cui la macchina corre a velocità sostenuta, Roberto capisce che quel viaggio è stato come una sorta di rito d’iniziazione. Ora è più sicuro di se e un pò più esperto della vita. Quando la macchina sbanda, a causa della guida troppo violenta e spensierata del quarantenne Bruno, Roberto rimane incastrato nel veicolo che finisce nella scogliera. Bruno, riuscito a gettarsi dalla macchina, dice agli agenti di non sapere il cognome del ragazzo.

EASY LIFE, THE (1962) - JEAN-LOUIS TRINTIGNANT - VITTORIO GASSMAN.

  • 2001: A Space Odyssey (1968): tutto il film di Kubrick è un’emozione continua. Riesce proprio a sfondare il muro dei vecchi film di fantascienza ormai sorpassati, creando un’opera irripetibile nella sua perfezione scientifica, musicale, scenografica e regista. Eppure la scena che chiude il film con la musica di Strauss in sottofondo è puro piacere. Una sublime scena fortemente e poeticamente emozionante. Il feto delle stelle, reincarnazione semi aliena e semi umana dell’astronauta David Bowman, rinasce nello e dallo spazio stesso, e in stato contemplativo guarda la terra e il suo satellite in alcuni istanti che sono veramente eterni. La musica che cresce e poi di nuovo buoio. Titoli di coda.

 

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