Tra miracoli e bestemmie: vita di Bruno Bettelheim

di Lorenzo Cavallo

Qualche giorno fa, nello spazio della libreria ad azionariato popolare del Vomero ‘’Io ci sto’’ – una delle ultime fortezze culturali partenopee – si è tenuta la presentazione del saggio di Gabriella Testa dal titolo ‘’Il Dottor B’’ (Guida editori 2017), su di una delle personalità psicoanalitiche più ambigue e discusse, oggi quasi del tutto caduta nell’oblio degli studi specialistici quanto dei testi divulgativi: quella di Bruno Bettelheim (1903-1990).

Gabriella Testa, insegnante di italiano e latino laureata in pedagogia, aveva già lavorato su Bettelheim all’epoca della sua tesi di laurea, quando lo psicanalista austriaco – già dimenticato dai più – si era da poco suicidato, alimentando così il mistero che tutt’ora avvolge la sua personalità ed il suo lavoro clinico.

Grazie al suo scorrevole ed accessibile testo, prendiamo dimestichezza con i due volti opposti dello psicanalista austriaco: da un lato il genio che ha rivoluzionato la psicologia infantile e la pedagogia, oltre che il trattamento dei bambini autistici, e dall’altro un impostore ciarlatano e burbero, che maltrattava pazienti ed assistenti, i cui meriti teorici si riducono al plagio. La verità su Bettelheim rimane ancora intrappolata ‘’tra ombre e luci’’, soprattutto dopo l’infamante libro di Richard Pollak (‘’The Creation of Dr. B.’’ 1997). Ma Gabriella Testa è stata capace di ritrarre il dottor B. al di là del bene e del male, chiarendo i punti di entrambe le fazioni, ed astenendosi dal prendere parte alla fumosa controversia, raccontando la storia dello psichiatra viennese di origini ebraiche, dalla sua detenzione nei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald –  un’esperienza fondamentale per la riflessione clinica di Bettelheim – fino alle teorie sul valore delle fiabe (di netta derivazione freudiana) e all’Orthogenetic School, dove cercò di mettere in pratica le teorie pedagogiche (permissive) apprese dallo studio del modello di vita nei kibbuz israeliani e dalla teoria psicogena secondo cui l’autismo infantile –definito come ‘’fortezza vuota’’, cioè una ‘’Situazione estrema’’ caratterizzata dalla ‘’rinuncia all’azione’’ – non sarebbe tanto legato all’ereditarietà biologica, quanto al ‘’rifiuto della madre’’.

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Tra alti e bassi, tra miracoli e bestemmie, Bruno Bettelheim ha donato il suo contributo al mondo della psicanalisi infantile, della pedagogia e dello studio dell’autismo, sempre convinto che ciò che conta è ‘’riuscire a crescere bene i nostri figli: per allevare cioè dei figli, che magari non faranno necessariamente una buona riuscita agli occhi del mondo, ma che, riflettendoci, si sentiranno contenti di come sono stati allevati, e contenti, tutto sommato, di quello che sono, nonostante gli inevitabili difetti, di cui peraltro nessuno è privo’’.  

Quindi dal libro di Gabriella Testa apprendiamo quanto sia importante oggi leggere e rileggere Bettelheim, così da poter comprendere la portata e i limiti del suo pensiero, senza che il suo lavoro cada nell’oblio.

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