Perfetti Sconosciuti

di Lorenzo Borzuola

Parliamo di “Perfetti Sconosciuti”, il film di Paolo Genovese uscito lo scorso 2016 e che ha immediatamente fatto impazzire il pubblico italiano. Aggiudicandosi, oltre varie premi nazionali, la possibilità di essere nominato come possibile concorrente agli oscar: cosa poi sfumata. Vi confesso, cari affezionati, che rifiutai spontaneamente di andare a vederlo al cinema. Il primo trailer, e la sfilata di attori che vidi, fece scattare in me una sorta di repulsione e allo stesso tempo, stando a sentire i commenti entusiasti delle persone che già lo avevano visto, una certa voglia di parteciparvi anch’io. Quindi per me fu abbastanza normale confrontarmi con quest’ opera a distanza di un anno. Alla fine sarebbe dovuto succedere, e in una serata tranquilla di due giorni fa, nella piccola stanzetta veniva proiettato “Perfetti Sconosciuti”.

Ero soprattutto insicuro di vederlo specialmente a causa della scelta degli attori. Pensavo inoltre che sarebbe stata la solita commediola italiana senza più spina dorsale. Invece, arrivato a metà, ho dovuto ricredermi, anche per la scelta degli attori. Tutti grandi interpreti del nuovo cinema italiano, e anche gli unici decenti che abbiamo sul mercato. Il tempo dei grandi mattatori è finito e in un certo qual modo bisogna accontentarsi. Tuttavia come vi ho già detto sia la trama sia gli attori, anche se non tutti, lavorano insieme creando un film originale e spassoso.

Perfetti sc giall kas

È la storia di tre coppie di amici, la quarta non la contiamo, che si riuniscono per una cena conviviale e spassosa. I padroni di casa, Rocco (Marco Giallini) ed Eva (Kasia Smutniak), Lele (Valerio Mastrandrea) e Carlotta (Anna Foglietta), Cosimo (Edoardo Leo) e Bianca (un’evitabile e smorta Alba Rohrwacher) e infine Peppe (Giuseppe Battiston) il quale doveva presentarsi accompagnato dalla sua nuova compagna Lucilla, ma alla fine arriva solo. Tra una battuta gioviale e qualche piccolo problemuccio familiare che è insito in ogni famiglia, si arriva molto presto al senso centrale di tutto il film. La nevrosi dei cellulari e dei messaggini che arrivano sempre e a ogni momento, spinge Eva, analista di professione, a imbastire una specie di gioco di società. Telefoni sul tavolo e a ogni chiamata o messaggio che arriverà il proprietario del cellulare dovrà rispondere ad alta voce e insieme a gli altri che non sembrano poi così entusiasti ma che per movimentare la serata acconsentono. La cosa parte come un semplice e innocuo passatempo fino ad arrivare al primo vero scandalo che si abbatterà su Carlotta e Lele, il quale aveva scambiato il suo telefono con quello di Peppe per evitare che la moglie vedesse la foto dell’amichetta che tutte le sere alla dieci mandava a Lele. La situazione precipita ancora di più poiché dal cellulare di Peppe, nelle mani di Lele, arrivano strani messaggi da un certo Lucio che vuole con insistenza parlare con lui. La messa in scena di Lele sembra arrivare a un lieto fine, fino a quando il tizio dei messaggi non gli scrive “mi mancano i tuoi baci”. Pur di salvare la faccia a Peppe, Lele si finge omosessuale davanti alla moglie che inizia a dare fuori di testa. Tutti in quel momento guardano con occhio accusatore il povero Lele, persino Cosimo, il suo migliore amico; ma anche per lui il cellulare rivelerà una tragica sorpresa. Lo chiama Marika, una collega tassista, che gli dice di essere rimasta in cinta. Bianca, la moglie di Cosimo, si rinchiude in bagno a vomitare e a piangere. Nello stesso momento, Eva, senza farsi vedere da Rocco, porta in camera Cosimo restituendogli gli orecchini che le aveva regalato e sputandogli in faccia, intuendo così che Cosimo aveva una tresca anche con la moglie dell’amico. Alla fine di tutto, Peppe confessa la propria omosessualità, motivo per il quale era stato allontanato dalla scuola dove lavorava. Il finale a sorpresa, vede Bianca scendere dal palazzo e Cosimo dietro che la prende per mano e la bacia. Arrivano poi Lele e Peppe che con i propri mezzi si allontanano e fanno ritorno alle proprie case.

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Tutto il pezzo centrale era solo immaginato? O è il lieto fine a essere un utopico sprazzo di speranza? Un finale a sorpresa che lascia di stucco e un po’ tira su di morale, se così possiamo dire. Tutti i segreti prima venuti fuori ritornano nella vita ultra privata dei protagonisti, alla quale non hanno accesso nemmeno i propri partner e familiari. E tutto il significato fondante del film di Genovese stabilisce il fatto di come tutte le nostre segretezze si siano rinchiuse in un piccolo e insignificante oggetto elettronico. Tanto piccolo e innocuo quanto pericoloso archivio di nefandezze.

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Non è giudicabile come film banale o sciatto, tutt’altro. È un esempio di buona sceneggiatura al servizio della descrizione di una realtà ormai quotidiana e scalfita, e dei comportamenti umani; tradotti naturalmente in un contesto come quello italiano in cui si cerca di trasportare tutto verso una risata e una battuta di troppo. Anche quei problemi insanabili. Un lavoro che il cinema italiano non vuole abbandonare. Roma è spesso la città perfetta dove poter girare film del genere. Un grande cast maschile, tra cui è bene citare Giuseppe Battiston e Valerio Mastrandrea, e un buon cast femminile sebbene la presenza e l’interpretazione di Alba Rohrwacher sia pari a quella di una Nicoletta Braschi nei film di Benigni; vuote, senza spirito e tremendamente noiose.

battiston

Un film da vedere fino alla fine, un film che merita di essere visto.

Un pensiero su “Perfetti Sconosciuti

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