The Ghost Writer: un piccolo capolavoro nella filmografia di un grande regista

di Lorenzo Borzuola

Torniamo a parlare di Roman Polanski e della sua infinita voglia di fare ogni volta un film diverso, mai banale, dove il mistero, l’intreccio, il tradimento sono un po’ all’ordine del giorno. Nella sua filmografia troviamo ogni genere di film; eppure quel senso di negatività nei confronti dell’umano e delle sue vicende, quell’atmosfera di straniamento che porta il protagonista a vivere l’ultima missione della sua vita, o almeno la più importante e incisiva, è una matrice che si ritrova spesso in ogni suo film. C’è la propensione a tratteggiare gli istinti più strani degli uomini quando la situazione si evolve all’interno di una nuvola di mistero. E il mistero, il dubbio sono fattori che regolano le trame delle sue opere. Si è visto in “Repulsion”, “Rosemary’s Baby”, “Chinatown”, “L’Inquilino del terzo piano”, e nei suoi ultimi girati.

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Mi soffermerò su uno in particolare. Quello forse meno importante, o meglio, che tutti ricordano con meno interesse. “The Ghost Writer”, tradotto in italiano “l’uomo nell’ombra”, è tutti i generi e nessuno. Un po’ com’è la vita in generale, quando non si sa con certezza come sia andata la giornata. Scritto e diretto assieme all’assistenza dello scrittore del romanzo Robert Harris, il film fu girato in un momento molto importante e lacerato della vita del regista franco-polacco. Le sue esperienze di vita e le vicende drammatiche del passato tornarono proprio nel 2010, anno di produzione del film, sotto forma di mandato di arresto. La post produzione fu terminata una volta rilasciato dalle autorità in un clima tagliente. I personaggi principali sono Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Olivia Williams, Tom Wilkinson e Kim Catrall. Un cast arricchito dalla presenza di altrettanti protagonisti e leggende del cinema a detta di McGregor parlando in un’intervista di James Belushi e Eli Wallach,  già novantaquattrenne all’epoca delle riprese. Ma perché un film come questo, che ha avuto una misera distribuzione, girato in poco tempo, si è trasformato in uno dei suoi film più belli e avvincenti? Prima di tutto partiamo con la trama.

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Un giovane e ambizioso scrittore londinese, il cui nome non sarà mai rivelato, viene ingaggiato dalla fondazione dell’ex primo ministro inglese Adam Lang a continuare il lavoro come Ghost Writer per finire il libro delle sue memorie. Il precedente scrittore, o ombra, Mike McKara, che era stato al fianco di Lang durante il suo governo, viene ritrovato morto sulla spiaggia dell’isola di Martha’s Vineyard, dove l’ex ministro vive isolato ormai da tempo. Perciò il giovane scrittore, non convinto ma spinto a farlo, si reca in Massachussetts e dopo un viaggio per nave raggiunge la piccola e desolata isola. Incontra gli assistenti, viene scortato fino a quella specie di nuovo quartier generale dove Lang vive come in una prigione assieme alla moglie Ruth, alla fedele assistente Amelia e alle numerose guardie del corpo. Il su lavoro sarà quello di registrare e prendere appunti attraverso le parole del primo ministro. Un uomo completamente alla deriva, odiato non solo dall’Inghilterra ma anche da chi non è inglese. Tracce che conducono lo scrittore a investigare un po’ più a fondo sulla sua vita. Da quelle poche sedute che il ministro gli concede, data la situazione tesa, intuisce che la moglie fu il vero motivo per cui egli entrò in politica e che la morte di McKara lo aveva scosso moltissimo.

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Si parla infatti di suicidio. Ma lo scrittore avverte che ci può essere dell’altro dietro a quell’incidente. Quando i giornalisti si fanno più agguerriti, circondano la proprietà e invadono la piccola cittadina, lo scrittore viene trasferito nella casa di Lang e gli viene data proprio la stanza che prima apparteneva a McKara. In questo momento, dopo aver ritrovato alcuni documenti nascosti dalla precedente ombra, sa che c’è dell’altro oltre alle solite accuse mosse contro l’ex primo ministro. Si sofferma soprattutto su alcuni indizi fondamentali; il fatto che Lang avesse frequentato Cambridge dove aveva conosciuto Ruth, che avesse esordito in alcune produzioni teatrali scolastiche e che in mezzo ai suoi compagni ci fosse un certo Paul Emmett, ora riconosciuto come importante studioso e professore. Scopre inoltre, secondo sempre la documentazione ritrovata sotto il cassetto, che Lang già era iscritto al Partito Laburista e tecnicamente già si era avvicinato alla politica prima di conoscere Ruth. Quest’ultima è sempre in stato nervoso e confuso per le sorti del marito, il quale decide di non tornare in Inghilterra e non scontare il processo dell’Aia per crimini di guerra. Lo scrittore, dopo quella scoperta, decide di fare un giro per le zone limitrofe e tramite la testimonianza di un vecchio (E. Wallach) viene a sapere che cadendo dalla nave il corpo di McAra non avrebbe mai potuto arrivare in quel punto dell’Isola a causa delle correnti marine. Inoltre, e cosa non meno importante, viene a sapere che l’unica testimone del ritrovamento del cadavere era caduta in coma alcuni giorni dopo aver denunciato il fatto alla polizia. Proprio in quel momento arriva Ruth scortata dalla guardia del corpo. Lo scrittore, tralasciando gli elementi più oscuri, le dice solo la verità sul caso McAra e della sua tragica morte. Dopo aver cenato insieme, Ruth approfitta dell’assenza del marito per intrufolarsi nella camera del giovane scrittore con il quale passa la notte. Il protagonista accetta anche per aiutarla, in un certo senso, a dimenticare quel duro colpo che ha colpito lei e il marito.

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La mattina seguente, decide di non voler continuare il lavoro. Prende l’auto dal garage della villa, la stessa usata l’ultima volta da McAra prima morire, e si dirige verso l’hotel. Lungo il tragitto, si attiva il navigatore e il computer mostra un tragitto che non ha niente a che vedere con l’albergo. Esita alcuni istanti, ma tuttavia sente di dover andare fino in fondo a questa storia. Capisce che quel tragitto era stato posizionato da McAra, così lo segue. Arriva fino al porto, s’imbarca sul traghetto e torna sulla terra ferma dove dovrà guidare ancora alcuni chilometri prima di arrivare ad una misteriosa casa in mezzo al bosco. Scende dal veicolo e avvicinatosi alla cassetta delle lettere, scopre che la casa appartiene proprio al Professor Paul Emmett. Viene fatto entrare sotto l’occhio indagatore del professore. Nonostante nello studio ci siano foto che ritraggono Emmett assieme a Lang, egli insiste a dire che non lo conosce e che tali fotografie erano state scattate solo per caso durante cerimonie e convegni. Lo scrittore cerca di farsi dire la verità ma l’uomo è sicuro a non dire niente; nemmeno quando il protagonista mostra le due foto giovanili di Emmett assieme all’ex primo ministro a Cambridge. Se ne va quasi cacciato e non appena sale in macchina, un’automobile nera lo aspetta dietro di lui e inizia a seguirlo. Si ritrova a rivivere gli stessi istanti di McAra infatti, dopo aver perso le tracce della misteriosa auto, la ritrova al porto nel momento in cui è salito a bordo. Dovrà scappare da quel momento, e preso dalla fuga riuscirà a saltare dalla nave prima che questa abbandoni il molo. Si nasconde in un motel e chiama il numero telefonico scritto dietro una delle due fotografie. La voce che gli risponderà sarà quella dell’ex ministro degli esteri Richard Rycart, grande nemico politico di Lang. Si danno appuntamento per parlare di questa strana e scomoda situazione.

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Prima dell’arrivo di Rycart, lo scrittore fa una ricerca su Emmett scoprendo che questi era stato reclutato dalla CIA alla divisione affari esteri e che aveva legami forti con la Hatherton, un’azienda con un gran numero di sistemi per la difesa. Parlando con Rycart, lo scrittore esprime la sua paura e i dubbi che avvolgono tutta questa vicenda. L’ex ministro gli confessa di aver parlato l’ultima volta con McAra. Quest’ultimo gli aveva detto di aver trovato un importante indizio sulla vita di Lang nascosto all’inizio del manoscritto da lui stesso iniziato. I due non riescono a trovare un filo logico, e mentre continuano a discutere, lo scrittore riceve una telefonata da parte dello stesso Lang il quale gli offre un passaggio verso l’isola con il jet privato, di proprietà della Hatherton. Rycart, che aveva registrato la conversazione, gli consiglia di accettare e una volta in presenza dell’ex ministro, il protagonista non può fare altro che confessargli tutto ciò che aveva scoperto; che aveva avuto stretti rapporti con la CIA, con il professor Emmett e che McAra, una volta scoperto questo, lo avesse tradito andando a parlare con Rycart. Lang si mostra non incline a credere a queste menzogne e da un fare divertito scoppia in un’alterata difesa nei suoi confronti e infuriandosi soprattutto per aver scoperto il tradimento del precedente scrittore non che uomo fidato per anni.

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Una volta atterrati, Lang dice allo scrittore di voler discutere di questo una volta arrivati alla villa, ma appena sceso dall’areo viene ucciso con un colpo di fucile, sparato dal padre del soldato inglese morto in Iraq, il quale viene ucciso un istante dopo da alcuni agenti. Sebbene la drammatica vicenda, la salma di Lang è ricondotta in Inghilterra e il romanzo viene portato finalmente a termine. Durante la cerimonia di presentazione del libro, il ghost writer nota una strana presenza parlare con Ruth. Si tratta di Paul Emmett. La segretaria di Lang, Amelia, ancora in profondo lutto, dice allo scrittore che Emmett era stato il tutor di Ruth quando lei andava al college e, cosa più importante, che il manoscritto non doveva restare segreto per ordine del governo inglese, quanto per quello americano; il motivo, continua Amelia, era contenuto negli inizi del manoscritto. Preso il testo, lo scrittore si chiude in una piccola stanza mentre Ruth inizia il suo discorso. Isolando solo le prime parole dai capitoli di ogni pagina riesce ad avere finalmente la risposta; “Langs wife Ruth was recruited as a CIA agent by Professor Paul Emmett of Harvard University”. La moglie era stata reclutata da Emmett come agente della CIA, e non Lang. Prima di spifferare la notizia a chi di dovere, scrive l’indizio trovato su di un pezzetto di carta che fa passare tra la folla e infine consegnato nelle mani di Ruth. La donna, sicura di non essere sospettata, legge il biglietto e presa da un visibile panico cerca il messaggero tra la folla. Quando il suo sguardo e quello del protagonista s’incrociano, quest’ultimo alza il calice di champagne in segno di vittoria ed esce per strada con il manoscritto. Ruth si precipita per raggiungerlo ma Emmett la ferma sussurrandole qualcosa all’orecchio. Lo scrittore, in mezzo alla strada si allontana in cerca di un taxi. Una macchina nera, con molta probabilità la stessa che lo aveva inseguito in precedenza fino al traghetto, accelera in direzione del protagonista. Un tonfo, la gente che si ferma e va a vedere cos’è successo, e i fogli del manoscritto che si perdono per strada mossi dal vento.

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Innanzitutto la regia. Con Polanski vai sul sicuro quando il finale è un colpo di scena che ti lascia impietrito. In molti dei suoi film si vede questo stile inconfondibile e, oltre alle prove, ai dubbi e agli indizi che vengono fuori durante lo svolgimento della trama, non si aspetta altro che la soluzione dell’enigma finale. E qui è tutto ben studiato. Un film che pone l’attenzione su un personaggio reale, quello di Tony Blair, che rimane per certi versi avvolto da un alone di mistero e forti accuse mosse contro di lui durante e dopo la sua politica. Gli stretti legami con gli Stati Uniti, la politica filo-americana e la guerra in medio Oriente. Il personaggio di Lang, interpretato da un asciutto ma tagliente Pierce Brosnan, è a quanto pare l’immagine cinematografica di quell’ex primo ministro inglese. Un uomo giunto al termine della politica, braccato ma forse non del tutto colpevole. I personaggi di contorno, sia americani che non, rendono il tutto una giostra ricolma di indizi e misteri efferati. Il protagonista, l’uomo nell’ombra, che per tutto il film rimarrà solo una pedina di scambio, un oggetto necessario, è colui che come un vero e proprio fantasma si aggirerà con occhio indagatore e riuscirà a concludere il caso. Ma come ogni film polanskiano che si rispetti l’ultimo indizio scovato non è mai il colpo di scena vero e proprio. Si resta increduli quando il protagonista legge tra le pagine del manoscritto la verità, quella scottante; e già per un pubblico che si accontenta di poco, questo potrebbe bastare. Polanski invece raddoppia la dose di suspense dando a quel pre-finale un finale ancor più invasivo, scomodo ma forte, crudo ed eccitante.

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Il ritmo della ricerca, delle tracce, rintocca ad ogni scena, questo è matematico per ogni suo film. Tuttavia, si arriva ad un momento in cui quel ritmo un po’ lento e blando, si scoordina seguendo una nuova pista. Qui succede lo stesso, e lo stesso succede in altri suoi capolavori, vedasi “Chinatown” o “Rosemary’s Baby”. Dal momento in cui il protagonista entra in casa Emmett, il ritmo più di sola premura che avvolgeva la prima parte, cambia in un ritmico e palpitante batticuore che lega tanto il protagonista quanto lo spettatore. Solo quando Lang viene ucciso ci si può tranquillizzare un po’, anche se non per molto. La conclusione di quel manoscritto e ciò che porterà lo scrittore alla morte. Molti sono gli oggetti e gli eventi programmati nelle opere del regista che hanno a che fare fino al termine con il protagonista, e che portano in parte alla fine lieta o drammatica. Il libro e la sua presentazione, sono il motivo per il quale il ghost writer si presenti in quel momento e riesca poi ad arrivare alla verità. La sequenza del bigliettino è forse una delle più belle del film. Questo misero foglio di carta contiene una delle scoperte più sconvolgenti, ma quasi con non curanza viene fatto passare tra gli spettatori in piedi fino al piccolo palco dove Ruth sta facendo il suo discorso augurale. Si spera quasi che il foglio non arrivi mai solo per avere salva la vita del protagonista. Perché si intuisce che ad ogni persona alla quale il bigliettino viene passato per arrivare alla donna, è una tragedia in più, un mistero in più, una morte in più. Ogni persona con il biglietto è un cambio del ritmo che riprende il suo veloce e tagliente percorso. Il clou, l’esplosione della musica coincide con il volto di Ruth pieno di panico, e quello vittorioso del ghost che writer che, come un vero fantasma, verrà fatto sparire. Nemmeno la scena della sua morte viene mostrata, ma lo si può capire solo dalla macchina che prende velocità, dal rumore sordo un attimo dopo e dalla musica che si blocca di colpo. Il ritmo di oboi e fiati della colonna sonora riprende alcuni secondi più tardi quando i fogli si spargono per le strade della città.

Consiglio a tutti la visione per gli amanti del mistero e della verità che deve rimanere celata, anche a costo di commettere reati più grandi. Questa è diciamo la sintesi di tutta la politica statunitense e del lavoro sporco portato avanti da organizzazioni come la CIA solo per avere la possibilità di partecipare al gioco; un gioco politico, economico, sociale.

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