di Lorenzo Cavallo

Mercoledì 11 ottobre, alla Feltrinelli di Napoli, il giovane illustratore Mattia Labadessa (classe 1993) ha potuto incontrare ufficialmente i suoi ammiratori, in occasione dell’uscita del suo secondo lavoro, “Mezza fetta di limone” (Shockdom 2017), che sebbene riguardi sempre le esilaranti vicende del noto uomo-uccello di colore rosso affetto dal torpore esistenziale, si differenzia dal primo lavoro, “Le cose così” (Shockdom 2016), per la struttura della storia che questa volta è caratterizzata da una narrazione lineare, in sintonia con il mondo classico della graphic novel moderna.

Labadessa, scosso dai tanti – soprattutto giovani – presenti in sala, racconta che la storia prende spunto dalla sua vita, da quello che fa, ed infatti gli stessi personaggi di Franco e Wilson traggono ispirazione da un suo amico e dal suo coniglio nano, così come la storia dell’assassinio della Coccinella è attinta da un ricordo d’infanzia; perché se una cosa  “fa ridere me e fa ridere il mio amico forse farà ridere anche qualcun’altro”.

Questa storia – ci tiene a specificare l’Autore – ha degli “innesti un po’ particolari” cioè delle situazioni non del tutto comprensibili, che rimandano ai due forti nuclei tematici della vicenda narrativa: la morte e la paura dell’ignoto, viste come istanze paralizzanti dell’uomo moderno.

Lo spessore di questi topos però non smorza il lato comico (forse tragi-comico) suggerito dallo stile cangiante tutto proprio dell’Autore, che nel suo complesso lo porta a considerare questo lavoro come un “libro divertente”, capace quindi anche di distrarci un po’ dal peso dell’esistenza e di allontanarci dall’inconcludente ed estenuante speculazione teoretica sul senso della vita.

Ma nonostante il recente successo, l’illustratore continua ad occuparsi attivamente del suo primo canale comunicativo – che gestisce da solo -, cioè della pagina Facebook “Labadessa”, aperta nel dicembre del 2015, che lo portò sulla bocca di tutti grazie ad una vignetta diventata virale (“L’ansioso e il sonno” in cui il protagonista, incapace di prender sonno, decide di passare la notte a guardare video sui carlini).

Alla domanda sul perché della preminenza del colore giallo, l’Autore risponde che non c’è un motivo particolare, anche se ritiene sia dettato – oltre che dal gusto estetico – dallo studio fatto all’Accademia delle belle arti e da anni ed anni di disegni.

Dopo la pagina Facebook – che in quanto rapporto diretto con il pubblico, ritiene sia un’ “influenza continua” – ed il primo libro – che riuniva le vignette più riuscite insieme ad alcuni inediti – l’Illustratore ha sentito l’esigenza di lavorare ad una storia tradizionale per dimostrare a sé stesso di esserne in grado.

I disegni di Labadessa, immersi in uno stile ironico, satirico e squisitamente cinico, tra auto-analisi esistenziali, dilemmi etici, perturbazioni sociali ed angosce quotidiane, ci restituiscono uno sguardo sulla generazione di giovani che non è ancora riuscita a sfuggire ai solchi ed ai paradossi del nichilismo contemporaneo, in quanto “molto di quello che facciamo è senza senso (…) a parte alcune cose come mangiare, scopare e cacare“.

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