Cinque grandi attori francesi nel cinema italiano: Michel Piccoli

di Lorenzo Borzuola

Cinque grandi attori francesi che hanno portato una ventata di aria nuova al nostro cinema italiano. A mio dire, quelli che veramente sono stati in grado di uscire dalla stabilità di uno sguardo o una movenza puramente francesista, apportando una postura recitativa originale, senza abbandonare mai l’origine e la nazionalità, possono essere: Michel Piccoli, Philippe Noiret, Gerard Depardieu, Philippe Leroy e Jean Louis Trintignant. Questi cinque, fra molti vorrei aggiungere, più che un precedente successo nel paese natale, hanno avuto la tanto ricercata popolarità attraverso il nostro cinema di genere che va dalla commedia all’italiana, al cinema surrealista e grottesco, a quello più drammatico sebbene ironicamente italiano e a quello magari più distaccato dalla fase degli anni 60’ e 70’ verso atmosfere divertenti ma più calde, impregnate da un sottile romanticismo dell’inizio degli anni novanta in poi. Sono comunque passati attraverso anni differenti del nostro paese e tali attori apportano modifiche sostanziali attraverso il loro aspetto e il proprio modo di recitare.

Iniziamo dal più anziano dei cinque: Michel Piccoli.

Michel Piccoli 1

Nato a Parigi il 27 dicembre del 1925, la sua è una famiglia di musicisti. Il padre violinista e la madre pianista. Inizia la sua carriera da attore teatrale quando è ancora molto giovane e subito si lancia nel cinema con il primo film “Il Disprezzo” del 1963. A questo, seguiranno “Il diario di una cameriera” ,“Dillinger è morto” prima che la sua prestanza non solo da piccolo attore si consolidi. Viene ingaggiato per ruoli sempre più importanti e in film prodotti anche al di fuori della nazione francese. Ricordiamo “Lady L.” di Peter Ustinov, “La guerra è finita” di Alain Resnais, “Bella di giorno” e “la Via Lattea” di Luis Buñuel, “Topaz” di Alfred Hitchock e ancora molti altre pellicole. Sebbene abbia già lavorato con altri registi italiani all’inizio degli anni sessanta, fu Marco Ferreri a dargli l’opportunità di avere maggior più fama in Italia con tre suoi film; “L’udienza” e “La cagna” entrambi del 1971 e quello che forse più ricorderanno “La grande abbuffata” del 1973. Da qui in poi un vero amore da parte nostra verso questo versatile attore. Il suo tono calmo, quasi appassito e stanco, severo, i suoi capelli arricciati e la fronte alta ne fanno un interprete diverso, amabile e con una simpatia quasi innata e misteriosa. Ne “La grande abbuffata” il suo personaggio è forse uno dei più iconici nel gruppo di attori. Interpreta Michel, il produttore televisivo divorziato e un po’ effeminato, che stanco della monotona vita, si lascia convincere dai suoi amici a un suicidio gastronomico collettivo. La sua è forse la morte che più a destato orrore e disgusto nel pubblico del Festival de Cannes, che accolse il regista italiano e tutto il cast con fischi e insulti di vario genere. È forse quella morte tanto strana ed esagerata a fornire alla pellicola maggior successo oggi, a distanza di anni.

La grande abbuffata

Il cuoco Ugo (Tognazzi) imbocca il povero Michel (Piccoli) mentre Philippe (Noiret) lo incoraggia a mangiare in una scena de “La grande abbuffata”

La grande abbuffata 1

Collabora nuovamente con Ferreri in altri due film, per poi essere chiamato da Elio Petri per la parte di “Lui” in “Todo Modo”, assieme a Marcello Mastroianni, Gianmaria Volonté e Mariangela Melato. Un austero e losco uomo politico che incute terrore tra i dirigenti politici e clericali. Alterna la sua carriera tra l’Italia e l’estero. Collabora con Marco Bellocchio, Sergio Corbucci, Liliana Cavani ed Ettore Scola; nello stesso tempo è voluto in produzioni straniere, anche in Patria, con registi come Eduardo Molinaro o Manoel de Oliveira. Sul finire degli anni novanta, la sua fama è ancora intatta, e Piccoli è ancora un attore sul quale fare affidamento; lo dice il fatto che, all’età di 86 anni, prende parte a uno dei film più belli di tutta la sua carriera. “Habemus Papam”, del 2011, diretto da Nanni Moretti, vede la vicenda del cardinale Melville che, scelto come nuovo pontefice della chiesa di Roma, è colto da una terribile paura e depressione che lo spingono a scappare alcuni giorni dalla vita che, fino ad allora, aveva portato avanti, mascherandosi da cittadino qualunque mentre tutto il mondo è in trepidazione e aspetta il nome del nuovo Santo Padre. Un film diverso per Moretti ma che grazie alla naturale recitazione di Piccoli riesce a centrare il suo obbiettivo diventando uno dei film italiani più belli.

Habemus papam

Il conclave è finito e il cardinale Melville diventerà il nuovo Pontefice

Nanni Moretti e PICOOLI

Nanni Moretti e Michel Piccoli al festival di Cannes

Uscito di scena dopo il 2012, Michel Piccoli, ora novantaduenne, è continuamente acclamato  da nuovi fan del cinema, soprattutto i più giovani, che ne intuiscono la bravura e il rinnovamento apportato nel cinema dello stivale.

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