di Lorenzo Borzuola

Apriamo la seconda parte della nostra rassegna dedicata a cinque grandi attori francesi in campo cinematografico italiano, continuando con Philippe Noiret. Con Noiret si parla sempre di un talentuoso attore che ha preso parte a decine di pellicole e quasi tutte con un discreto successo. Il suo viso allungato e ben paffuto, la caratteristica pappagorgia alla francese, la bocca leggermente predisposta in avanti e il naso grosso, il fisico un po’ goffo ma prestante nella sua completezza potrebbero non destare dubbi sulla nazionalità; eppure, disposto davanti alla macchina da presa con uno dei suoi tanti copioni in testa Noiret si trasforma assumendo le caratteristiche di un qualsiasi personaggio, si pure esso francese o italiano, inglese o di origine ispaniche. Mantenendo , comunque, un impostazione fisica sempre riconoscibilissima.

Noiret 1

Nato a Lille il 1° ottobre del 1930, non si sa molto sulla sua privatissima infanzia sulla quale poco si espresse durante quelle brevi e pellicole interviste. Di lui sappiamo sin da subito che a soli diciannove anni aveva già un’impostazione teatrale, che gli consentì, tra il 1949 e la prima metà degli anni cinquanta, di esordire giovanissimo in alcune pellicole francesi. Finiti gli studi all’accademia d’arte drammatica, nel 1956 Agnes Varda lo fece entrare nel cast di “La pointe courte” e da quel momento la sua popolarità in patria iniziò a farsi sentire. Louis Malle, René Claire, De Sica, Luigi Zampa, Lucio Fulci e Alfred Hitchcock, che lo volle in “Topaz” assieme al collega e compatriota Michel Piccoli, sono solo sei degli altrettanti registi che fino alla fine degli anni sessanta lo acquisirono per alcuni ruoli, sebbene molti dei quali minori. La stessa cosa che accadde a Piccoli ebbe un risultato positivo a livello di popolarità anche su Noiret che si ritrovò catapultato nella piccola villa degli orrori culinari al fianco di Mastroianni e Ugo Tognazzi. Il film è sempre “La grande Abbuffata” di Marco Ferreri; con molta probabilità la vera causa, scherzosamente parlando, della fama che lo attendeva dopo quel 1973. In questo frangente Noiret veste i panni di uno dei quattro amici suicidi, un giudice, molto severo per la sua autorità ma anche romantico e sensibile. È quasi un cambio stravolgente quando solo due  anni più tardi si ritrovò ad interpretare uno dei personaggi più amati e famosi del nostro cinema. Giorgio Perozzi, capocronista e amico in “Amici Miei”, è uno dei suoi personaggi più riusciti. La cosa più interessante è vedere un francese reggere benissimo la scena e la recitazione in un insieme di soli attori italiani; in più con movenze e gesti puramente italici o meglio toscani. Se Monicelli lo volle anche nel secondo capitolo della trilogia burlonesca ci sarà pur stato un motivo. La mimica e la facilità nel mettersi a proprio agio anche in un ambiente e contesto lontano dalla visione forse più seriosa e controllata di un francese. Il risultato è una valanga di risate e sketch rimasti impressi nella memoria del pubblico.

Noiret 2
(da sinistra) Michel Piccoli, Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Andrea Ferreol e Marco Ferreri
Noiret 4
Tognazzi, Noiret e Del Prete rispettivamente Il Mascetti, Il Perozzi e Il Necchi

Anni in cui non si fece mancare nemmeno di lavorare in coppia con Alberto Sordi, mattatore romano e romanesco, ne “Il testimone” di Jean-Pierre Mocky e “Il comune senso del pudore” per la regia dello stesso Sordi. Nel 1976 prende parte al grande cast di attori come Vittorio Gassman, Jean-Louis Trintignant, Jacques Perrin, Max Von Sidow, Fernando Rey, Giuliano Gemma, nella trasposizione del romanzo di Dino Buzzati “Il deserto dei Tartari”, diretto da Valerio Zurlini.

Noiret 3
Philippe Noiret e Vittorio Gassman in una scena del film “Il deserto dei Tartari”

Per quanto il ruolo del proiezionista siciliano Alfredo nel film di Giuseppe Tornatore “Nuovo Cinema Paradiso” sia uno dei più commoventi nella filmografia di Noiret, non accetterei l’idea che debba essere catalogato come quello più bello. Per quanto abbia a cuore il lavoro di Tornatore e sebbene il personaggio di Alfredo sia davvero poetico, non posso però che dare la precedenza a “Il Postino” di Michael Radford. Calandosi nelle vesti del poeta dell’amore Pablo Neruda, credo che Noiret abbia veramente raggiunto la vetta più alta. Mandato in esilio in una piccola isoletta difronte alla costa campana, dopo la caduta del governo di Allende, Neruda si ritrova relegato in una casetta con la moglie a cavallo tra il mare e la montagna. A consegnargli la posta tutte le mattine è un tale Mario Ruoppolo, un indimenticabile e magico Massimo Troisi (qui nella sua ultima interpretazione), con il quale il poeta farà amicizia e lo aiuterà a capire la poesia, ad amarla e inoltre a conquistare la bella Beatrice Russo. Non vi sto a raccontare tutto il film; per quelli che lo hanno visto sanno di cosa sto parlando, e per quelli che non hanno ancora avuto l’occasione non spiffero niente. Aggiungo solo che la bellezza di questo film consiste soprattutto nell’interscambio recitativo e di battute tra i due attori; tanto differenti nel proprio lavoro quanto simili e mostri nella scena. Commovente fu l’intervista fatta all’attore francese in cui parla proprio di Massimo Troisi e della lavorazione del film.

Da notare è il fatto che i suoi ruoli si siano sempre divisi fra Italia e Francia. Se nel nostro paese ha quasi sempre interpretato ruoli divertenti, a volte anche buffi, in patria o all’estero la negatività e il dramma del personaggio prendeva il sopravvento. “Il Postino” e “Nuovo Cinema Paradiso” sono tuttavia due eccezioni vincenti.

 

 

Grande e incallito fumatore di sigari, si spense a Parigi il 23 settembre del 2006 a causa di un cancro che lo accompagnava ormai da molto tempo. Amo sempre parlare di Noiret; da “Amici Miei” al suo Pablo Neruda ho sempre nutrito per lui una forte passione che, grazie al cielo, dura ancora oggi.

Noiret 7

“- Mario: Pure a me mi piacerebbe fare il poeta.

Neruda: No, è più originale continuare a fare il postino. Almeno cammini molto e non ingrassi mai. Noi poeti siamo tutti obesi.”

 “Il Perozzi: Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione!”

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