L’inaspettato gioco delle responsabilità

di Lorenzo Cavallo

Dal 22 al 24 ottobre al Teatro Bellini di Napoli va in scena l’ultima tappa di questo interessantissimo Glob(e)al Shakespeare, con la coppia di spettacoli più riuscita: ‘’Tito’’ e ‘’Le allegre comari di Windsor’’.  Il finale di questa stagione si è rivelato la ciliegina sulla torta, proponendoci quelli che forse sono stati gli spettacoli più entusiasmanti di questo programma, anche grazie alla forte presenza scenica di attori come Piergiuseppe Di Tanno nel ruolo di Aronne e di Marta Pizzigallo nel ruolo di Quickly.

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Con un cambio repentino ma non ingombrante, ritroviamo da una parte la tragedia più cruenta e straziante di Shakespeare, e dall’altra la commedia più esilarante e frizzante. Uno spacco netto dei toni, ma che riesce sempre a conservare un po’ di comicità nella tragedia e un po’ di tragicità nella commedia, così da raggiungere quel perfetto equilibrio tra apollineo e dionisiaco. Ed è infatti con questa ultima coppia di spettacoli che si palesa meglio ai nostri occhi quanto l’intera opera di Shakespeare sia coerente con sé stessa, nelle sue descrizioni come nei suoi obiettivi. Tra congiure e contro-congiure, tra Tito e Falstaff, questo appuntamento ci porta a meditare sul senso della vendetta, sui suoi esiti massacranti e le sue logiche allucinate.

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Il ‘’Tito’’ riproposto da Gabriele Russo mette in evidenza i meccanismi della responsabilità e della crudeltà di cui si deve vestire la forza per farsi politica: Tito (Fabrizio Ferracane), dopo aver combattuto per dieci anni, vorrebbe finalmente una ‘’vita normale’’, fatta di piccoli piaceri e nessun dovere: vorrebbe insomma lasciarsi alle spalle l’impero, la politica e la guerra, dopo quello che avrebbe sperato fosse l’ultimo atto di sua responsabilità. Ma l’impero, la politica e la guerra, riverberate sulla scia del più intransigente desiderio umano, la vendetta, ritornano a far visita a quella che sarebbe dovuta essere la ‘’vita normale’’ di Tito. È così che questo amareggiato generale (di ritorno da una guerra vinta, proprio come Ulisse) sperimenta che nulla va mai come vorremmo (eterogenesi dei fini si dice) e proprio per questo dovrà riprendere in mano quello scettro del potere che, più che ad un bastone, assomiglia ad una lancia insanguinata.

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‘’Le allegre comari di Windsor’’ di Serena Sinigaglia (su adattamento di Edoardo Erba) così riverniciato di colori contemporanei appare incalzante, autonomo, dall’aspetto fresco ma sempre compatto, nonché arricchito da alcuni brani tratti dal ‘’Falstaff’’ di Verdi, in quella che si rivela una miscela unica. Sicuramente lontano dalle vicissitudini del ‘’Tito’’, comunque non manca dei momenti di riflessione e di quei temi delicati che si nascondono dietro la risata. Del resto, per certi argomenti, la comicità, risulta sempre il miglior strumento per agguantare i cuori e stimolare le menti (come rivelava Pirandello nel suo saggio sull’umorismo). In questa riscrittura de ‘’Le allegre comari di Windsor’’, a gestire l’intero spettacolo, nei ruoli principali, troviamo solo femmine: femmine che a volte fingono di essere maschi e femmine che giocano ad immaginare di essere uomini, tra inganni, beffe e dispetti, per vendicarsi di un torto subito, senza tener conto di un destino che appare cieco e assurdo.

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Insomma, questo finale del Glob(e)al Shakespeare, tra intrighi amorosi e congiure sanguinanti, ci ha riservato molte sorprese, dimostrandoci, ancora una volta, quanto il linguaggio shakespeariano sia ancora potente dopo tutti questi anni e quanto la sua poetica nasconda in sé  infiniti volti ed altrettanti mondi ancora da esplorare.

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