di Lorenzo Cavallo

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Il 21 ottobre alla Feltrinelli di Napoli (Piazza dei Martiri) è stato presentato il ‘’Il Piccolo Führer’’, l’ultimo lavoro dei due autori satirici Stefano Antonucci e Daniele Fabbri. Lo scorso anno per Shockdom era uscito l’albo a fumetti ‘’Quando c’era lui’’, che raccoglieva i quattro episodi usciti in edicola, nel quale si narrava di un gruppo di neofascisti che (‘’sulla scia di Frankenstein junior’’) riusciva a riportare in vita Mussolini, ma che, per via di alcune complicazioni, si era ritrovato un duce di pelle nera. Nel 2016 CasaPound danneggiò – in stile post-squadrista – lo stand del fumetto a Roma, un po’ come quando i fascisti lanciarono bottiglie d’inchiostro contro lo schermo del cinema alla prima del film ‘’Accattone’’ di Pasolini. Come i fascisti, però, non riuscirono a fermare Pasolini così i neo-fascisti – goffi quanto i predecessori – non scoraggiarono il lavoro di Antonucci e Fabbri, perché, come dicono loro stessi: ‘’Quando c’è da ridicolizzare l’estrema destra noi non ci tiriamo indietro’’.

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‘’Il Piccolo Führer’’ originariamente era solo una gag comparsa in ‘’Quando c’era lui’’ (dove, all’inizio della storia, un nonno nazista leggeva al nipotino un siffatto pseudobiblium, cioè un libro che in realtà non esiste) ma questa trovata ebbe parecchio successo tra gli amanti di questo tipo di satira e siccome nel 2015 – secondo un’improbabile quanto significativa coincidenza – scadevano contemporaneamente i diritti de ‘’Il piccolo principe’’ di Antoine de Saint-Exupéry e del ‘’Mein Kampf’’ di Adolf Hitler, Antonucci e Fabbri colsero la palla al balzo per realizzare questo nuovo brillante lavoro.

Si tratta, quindi, di un ‘’finto libro per bambini’’ – se non lo si fosse capito – dove lo stile grottesco ed esagerato serve a riflettere sul linguaggio della propaganda politica e, soprattutto, di un finto libro nazista – cosa che purtroppo non tutti hanno colto al volo – perché, come raccontano gli stessi autori, tra una risata e l’altra, su Amazon il libro è già finito nella categoria d’ideologia politica. Attraverso l’incomprensione e lo scandalizzarsi del pubblico, gli autori sono riusciti a dimostrare proprio il cuore pulsante del libro: l’assurdità di una retorica ambigua e i suoi disastrosi effetti in un paese di ‘’sentinelle in piedi’’, cioè di persone che leggono – quando leggonoin piedi, cioè con troppa fretta e superficialità.

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Lo spirito dell’opera, ci dicono i due autori, s’ispira a un pamphlet satirico, risalente al 1729 di Jonathan Swift, conosciuto come ‘’Una modesta proposta’’ (il cui titolo per intero è ‘’Una modesta proposta per impedire che i bambini della povera gente siano di peso per i loro genitori o per il Paese, e per renderli utili alla comunità’’), che, giocando sull’eccesso, suggeriva ‘’un metodo onesto, facile e poco costoso’’ per combattere la sovrappopolazione: far ingrassare, cioè, i bambini poveri e successivamente darli in pasto ai ricchi proprietari terrieri; un capolavoro della satira classica corredato, per rendere il tutto ancora più grottesco, di statistiche e ricette deliziose.

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‘’Il Piccolo Führer’’ incrocia storia e fantasia attraverso lo strumento della de-contestualizzazione: ambientato dopo il secondo rifiuto dell’ammissione di Hitler all’Accademia delle belle arti di Vienna, racconta (in pieno stile Saint-Exupériano) dell’incontro tra un giovane che odia le persone perché non sa disegnarle e un Piccolo Führer, proveniente da un altro pianeta, che ispirerà le gesta del più noto dittatore della storia. Antonucci e Fabbri hanno quindi riprodotto la struttura del piccolo principe, arricchendola delle lezioni morali del nazismo così come il Terzo Reich avrebbe voluto raccontarle a una generazione di bambini non ancora indottrinati (Così che ‘’L’essenziale è invisibile agli occhi’’ diventa ora ‘’L’essenziale è visibile ai Führer’’).

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‘’La propaganda politica – come il neuro-marketing – si rivolge alla parte emotiva delle persone, senza dare spiegazioni precise’’; infatti, secondo la filosofia del marketing le masse devono essere trattate come dei bambini. Ribaltando una storia dal punto di vista di un nazista per svelare quanto fatti ed idee possano, attraverso la manipolazione, cambiare forma e significato, Antonucci e Fabbri ci mostrano chiaramente che ‘’le cose non sono sempre buone o cattive, ma dipendono da come vengono dette’’. Inoltre i due autori ci tengono a specificare – per evitare ulteriori assurde accuse – che ridicolizzare qualcosa non ha niente a che vedere col fare propaganda e, infatti, la satira è il contrario della propaganda: laddove la propaganda crea consenso, la satira disillude.

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Già dalla quarta di copertina (come anche, seppur con esiti del tutto diversi, nel capitolo ‘’la buonista’’), leggendo un’arbitraria biografia di Hitler, ci rendiamo spaventosamente conto di come pochi fatti veri decontestualizzati siano in grado di trasformare il Führer in un grande artista. Ma, sempre scherzando, i due autori ritengono di aver realizzato un buon Marketing, perché tra amanti della satira, nazisti e mamme che lo compreranno per sbaglio ai loro figli, questo piccolo gioiello di poesia mordace (nella sua rigorosa Edizione Ignifuga) si è assicurato un buon business e un buon posto in ogni libreria coscienziosa. Noi speriamo che, consapevolmente o per sbaglio, siano in molti a ritrovarsi tra le mani questo dolce libello; perché, al contrario dell’ironia a buon mercato (che è il pane della nostra generazione), la satira – sia essa violenta o appassionata – è un’amante che richiede lucidità e acutezza prima di concedersi alle lusinghe dei suoi corteggiatori.

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