di Ettore Arcangeli

SmettoQuandoVoglioMasterclass prigione

Li avevamo lasciati così. Incastrati da quello che si è rivelato essere il vero villain della saga, Walter Mercurio.

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Mercurio, interpretato da Luigi Lo Cascio, ha fatto la sua comparsa in Smetto Quando Voglio – Masterclass quando la banda dei ricercatori è stata riunita da Paola Coletti, poliziotta interpretata da Greta Scarano, per contrastare la diffusione delle smart drugs. La promessa di pulire le fedine penali dei mebri della banda però non è mantenuta e tutti ritornano in carcere. Ognuno in carcere diverso.

Il leader della banda, Pietro Zinni, è incarcerato a Regina Coeli. Il neurobiologo interpretato da Edoardo Leo è però sottoposto ad un regime di visite psichiatriche per valutarne la stabilità mentale in quanto afferma continuamente che un criminale è pronto a fare una strage con il gas nervino. Quel criminale è proprio Mercurio, che si scopre essere anche lui un ex-ricercatore. Lavorava al Tecnopolo insieme a Claudio Felici, alias Murena, l’ingegnere navale convertitosi boss della droga interpretato da Neri Marcorè. L’uno al laboratorio di chimica inorganica, l’altro a quello di ingegneria navale. Ma come hanno potuto due uomini di scienza votarsi al crimine? Mancanza di fondi.

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Erano i primi anni del nuovo millennio. La scarsità dei fondi destinati alla ricerca dal Governo Italiano impediva al Tecnopolo dove Walter e Claudio, inaugurato prima della fine dei lavori, di raggiungere dei minimi livelli di sicurezza. Nonostante i continui appelli la situazione non migliorava. Fino al giorno in cui un’esplosione al laboratorio di chimica inorganica cambiò per sempre la vita dei due. Claudio entrò nel mondo del crimine con un nome da cattivo, Murena. Walter decise di dedicare la sua vita alla vendetta.

Pietro, con l’aiuto del suo avvocato, riesce a riunire tutta la banda al carcere di Rebibbia. Devono fermare Mercurio. Anche perché il piano stragista verrà messo in atto alla cerimonia di conferimento delle lauree ad honorem dove presenzierà anche il ministro dell’istruzione. Non è solo una questione di buon cuore, ma tra il pubblico ci sarà anche Giulia, moglie di Pietro che chiede insistentemente il divorzio e che accompagnerà il suo nuovo partner. Ovviamente la banda è riunita per sventare il piano di Mercurio e poter così uscire di prigione.

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Ma per bloccare Mercurio la banda deve per forza evadere, con la consapevolezza di avere poi solo ventiquattro ore di tempo per rientrare a Rebibbia ed evitare l’accusa d’evasione.

Sfruttando uno spettacolo teatrale organizzato dal direttore della struttura penitenziaria -un uomo di grandi velleità artistiche- riescono ad evadere anche grazie all’appoggio materiale del loro avvocato. Resta solo da impedire che la strage si compia. Quello che succede poi ve lo lascia scoprire nelle sale.

Che dire di questo capitolo conclusivo di quella che può essere considerata la prima saga italiana se non ripetere quello che si è già detto per i primi due? Innanzitutto è diverso l’orizzonte della storia. In Masterclass il ritmo è altissimo, come nel primo film, e riesce a dare quella sensazione di euforia adrenalinica che i personaggi sicuramente provano durante le loro imprese. In questo ultimo capitolo il ritmo cala leggermente in alcune parti, proprio perché siamo prossimi alla fine del racconto. Molti nodi vengono sciolti, e lo spazio dedicato allo studio dei cattivi, soprattutto su come lo sono diventati, occupa una parte considerevole ma mai eccessiva della trama. L’amore che Pietro prova per Giulia è sempre il motore della storia, il motivo per cui lui decide di smuovere la banda -ovviamente ingannandoli.

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Se bisogna proprio trovare dei difetti la carica comica di alcuni personaggi è depotenziata rispetto ai film precedenti ed alcuni espedienti narrativi sono tirati per i capelli. Ma questi espedienti sono necessari e funzionali allo sviluppo della storia. Senza non si parlerebbe di commedia.

In conclusione non si può che elogiare il lavoro portato avanti dal regista Sidney Sibilia e dai produttori Domenico Procacci e Mattia Rovere. I tre episodi della saga sono legati tra di loro che è una meraviglia. Ogni film si lega ai precedenti con il recupero di alcuni scene viste tramite altri punti di vista. Il risultato è una saga fantastica, piacevole da vedere e rivedere, mai banale, e veramente divertente.

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