di Lorenzo Borzuola

Peter Ustinov, o Sir Peter Ustinov, è senza ombra di dubbio uno degli interpreti teatrali e cinematografici più importanti del 900. A pochi giorni dall’uscita in tutte le sale dell’ennesima pellicola incentrata sulle avventure dell’investigatore Hercule Poirot, -personaggio nato dalla penna di Agatha Christie- è quasi impossibile non ricordarsi di lui; come impossibile è non ricordare al mondo intero, o almeno a voi, appassionati lettori, che il vero belga è proprio il corpulento Ustinov. Un modo come un altro per rammentare un individuo dotato di una grande complessità recitativa, sia drammatica che estremamente comica, così com’è stata la sua esistenza; in bilico tra più culture e fatti crudi dell’infanzia e quelli più rosei dell’età adulta. Il personaggio noto a tutti con baffetti e un grande fiuto investigativo, è sicuramente il suo ruolo più conosciuto, sebbene egli si sia cimentato in personaggi del tutto differenti. A lui spesso fanno riferimento caratteristiche proprie del personaggio vile e passivo, rozzo o un po’ altalenante, godereccio e sornione; ai confini con un antieroe carico di dramma e un goffo guitto di strada.

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Grasso, capelli rossicci, viso paffuto e occhi scaltri, i caratteri peculiari della fisicità di Ustinov si ritrovano sui palcoscenici dei teatri inglesi e poi nel cinema più internazionale e vario, sin dagli anni ’30. È infatti dal 1938, dopo un’infanzia infelice sempre in contrasto con i familiari, che Ustinov rimane attore stabile nella compagnia teatrale “Player’s Theatre”. Con la smania della recitazione, sotto le armi incomincia anche un forte interesse per la scrittura e la drammaturgia che poi troverà maggiore concretezza e spiraglio per una possibile carriera dopo la stesura della prima opera teatrale intitolata “The Love of Four Colonies”. Intanto anche nel cinema inizia a fare le prime comparse fino a quel fatidico 1951, quando Mervyn Leroy lo chiamò per il ruolo di Nerone in “Quo Vadis”. Il personaggio caricaturato e un po’ romanzato dell’imperatore che bruciò Roma, è sicuramente il motivo per il quale la carriera di Ustinov balzò presto alla fama. Sulla scia di questo ruolo si rifà un po’ quella del commerciante di schiavi e gladiatori Lentulo Batiato in “Spartacus” diretto da Stanley Kubrick; per il quale fu premiato con l’oscar nel 1960. Una parte simile ma non uguale a quella di “Quo Vadis”che lascia spazio per una recitazione ancor più curata che non soccombe difronte ai due noti attori shakespeariani come Laurence Olivier e Charles Laughton: già interpreti avviati e famosi.

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Eppure Ustinov riuscì nell’intento di diventare un grande caratterista, prima in piccole commedie. Successivamente la sua fama aumentò fino ad arrivare al secondo oscar nel 1965 con il ruolo di Arthur Simon Simpson detto il Merlo nel film “Topkapi”. Nello stesso tempo anche nella regia il suo interesse si era sviluppato. “Billy Budd” fu uno dei primi film da lui diretti. Dopodiché, continuarono anni di grande lavoro nel cinema e nel teatro. In quest’ultimo campo, ruoli più drammatici e classici  venivano ricoperti mentre nell’industria del cinema ebbe maggior possibilità di mostrare non solo il lato più serioso della sua recitazione. “Io, Beau Geste e la legione straniera” fu un esempio di commedia e comicità demenziale per la quale anche un attore come Ustinov era portato. Il film fu diretto da Marty Feldman. Dopo la parte di Albert Finney in “Assassinio sull’Orient Express”, arriva “Assassinio sul Nilo” del 1978. Se Finney si era sottoposto ad un trucco più complesso ed anche un po’ esagerato per il ruolo di Poirot, stavolta Ustinov porta semplicemente se stesso ma con un tocco di charme che lo discostava fortemente dagli investigatori precedenti. Sebbene il cast famoso, Ustinov spicca come unico e vero protagonista della pellicola di John Guillermin. Stesse caratteristiche quelle del raffinato ispettore belga che tornano quattro anni più tardi con “Delitto sotto il sole”; era diventato ormai lui la maschera che Christie aveva descritto nei suoi romanzi.

La sua carriera come attore continuò fino al 2003, dopo aver partecipato in ruoli in alcune serie televisive. Sebbene non la più famosa, toccante ed espressiva fu la parte come Tricheco nel film televisivo “Alice nel paese delle meraviglie”. In interviste alle tv inglesi o stranieri diede prova dell’innata comicità e soprattutto nelle imitazioni. Imitazioni di persone e anche di un intero complesso musicale, doveva rifaceva il verso degli strumenti. Inoltre, la conoscenza di più lingue – parlava fluentemente il francese, l’italiano, il tedesco, lo spagnolo, il russo e il greco- lo portò a lavorare più volte fuori dall’Inghilterra; specialmente dopo che i rapporti con governo inglese si erano incrinati. Importante fu anche il suo lavoro come doppiatore. Nel film della Disney “Robin Hood”, Ustinov doppia il principe Giovanni sia in inglese che in tedesco. La conoscenza di più idiomi derivava, oltre ai vari studi fatti anche durante la carriera di attore, ad un familiare retaggio; il padre era di origine russa e tedesca. Dopo aver lavorato come giornalista sia per la stampa tedesca sia per quella inglese, una volta trasferitosi in Inghilterra era diventato una spia per i servizi segreti britannici. La madre, invece, era una coreografa di origini russe, francesi e italiane.

Intorno agli settanta, Peter Ustinov divenne ambasciatore dell’UNICEF, e dai primissimi ’90 divenne presidente del World Federalism Movement. Nel 1990 fu eletto baronetto dalla regina Elisabetta e nel ’92 divenne cancelliere della University of Durham. Ustinov morì nel 2004 per insufficienza cardiaca in Svizzera dove è sepolto. Non solo un grande attore bisognerebbe ricordare, ma anche e soprattutto un vero galantuomo.

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