di Ettore Arcangeli

Mettiamo subito le cose in chiaro fin da subito. Episodio VII non mi era piaciuto più di tanto. Per questo le mie aspettative per tutto il resto della nuova trilogia non erano delle migliori. Mi ero rassegnato ad appassionarmi solo davanti agli spin off come Rogue One. Invece questo nuovo capitolo di quella che possiamo definire senza timore la saga più amata dell’universo cinematografico mi ha piacevolmente sorpreso.

Star Wars: Gli Ultimi Jedi, diretto da Rian Johnson, è un film che non annoia lo spettatore. La trama è avvincente e sviluppa organicamente tutte le storie fondamentali alla tensione narrativa. Ci sono però alcune parti meno funzionali all’economia totale della storia, che allungano il minutaggio aggiungendo poco o nulla. Scene, o interi episodi, che non producono effetti determinati sulla conclusione e nemmeno approfondiscono la psicologia dei personaggi. Sono al massimo intermezzi comici o immagine trasfigurata di una qualche critica sociale, se se ne vuole dare un’interpretazione. Nel complesso la trama dell’ottavo episodio è il perfetto corpo di una saga in tre atti: riprende i temi presentati nell’apertura, li elabora e li svolge per poi portarli avanti fino al punto da poter lasciare uno sviluppo il più aperto possibile nell’atto conclusivo.

star wars the last jedi kylo ren rey

Il più grande merito della sceneggiatura è l’analisi del dualismo Kylo-Rey. Le psicologie dei due protagonisti sono infatti il punto forte di questo nuovo episodio. Non sono l’uno il banale opposto dell’altra. Tra di loro c’è molto in comune, c’è quella varietà di grigi che esiste nella vita reale. Nessuno è pura malvagità (forse solo Hitler e Bin Laden), come nessuno è puramente buono (tranne forse Gesù). Il figlio di Han Solo e la ragazza di Jakku affrontano un percorso di formazione. Il primo ha ancora molto da imparare sul lato oscuro, mentre la seconda ha molta strada da fare nel mondo della Forza. Kylo e Rey sono i due opposti attorno ai quali si muove la storia. La loro contrapposizione rimanda alla più classica contrapposizione tra bene e male. Ma non è un opposizione di assoluti. E questo fa dei due giovani protagonisti dei personaggi veri e credibili.

A livello tecnico Gli Ultimi Jedi è un film, come c’era da aspettarsi, fenomenale. La fotografia in alcuni momenti raggiunge picchi artistici che emozionano e stupiscono, proprio come ci si aspetterebbe da un film di fantascienza. Stupisce il lirismo a cui giungono alcune sequenze.

Se nelle trilogie precedenti il nero era il colore del Male, in questa nuova trilogia salta agli occhi come il Male abbia fatto del rosso acceso il suo marchio distintivo. Non è solo la spada laser di Kylo Ren ad essere rossa –anche quella di Darth Vader lo era- ma anche la sala del trono di Snoke e le sue guardie. È un dettaglio da non sottovalutare, in quanto il rosso acceso è portatore di una vasta gamma di significati. È però, prima di tutto, il colore del sangue: per questo i Jedi non hanno spade laser rosse, in quanto non versano sangue innocente. Per raggiungere i propri obbiettivi il Primo Ordine non si fermerà davanti a nulla, qualsiasi sia il costo persino in vite. Non a caso il rosso era anche il colore della bandiera della Germania Nazista.

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Chewbecca con un porg

Per chiudere con leggerezza non posso che parlarvi della linea comica della saga, che in questo episodio emerge chiaramente, arrivando a volte all’eccesso. Non siamo però ancora giunti ai livelli da cinepanettone di Guardiani della Galassia Vol.2  fortunatamente. Anche se i porg possono essere assimilati a Baby Groot. Comunque, nel complesso questa parte di commedia non danneggia la godibilità del film. Piuttosto lo alleggerisce dato che potrebbe risultare eccessivamente lungo. Questa linea comica abbassa il livello di epicità dell’intera narrazione dando vita così ad un equilibrio stilistico che funziona. Anche perché è la vita stessa che spesso  non è epica.

Star Wars: Gli Ultimi Jedi non è un capolavoro alla Blade Runner 2049, né una baracconata alla Guardiani della Galassia Vol. 2, è piuttosto un buon film che da nuova linfa ad una saga che ha ormai fatto affezionare al suo universo ben tre generazioni. E cosa più importante, mi ha convinto ad aspettare con ansia il terzo ed ultimo episodio di questa trilogia.

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