di Lorenzo Borzuola

Qualche mese fa si era parlato di cinque grandi attori francesi che avevano spopolato anche e soprattutto nel cinema italiano degli anni sessanta fino ad oggi; e questo grazie al loro charme e alla propria forma recitativa del tutto originale e differente da quella italica. Avevamo citato personaggi illustri quali: Gerard Depardieu, Philippe Noiret, Michel Piccoli, Philippe Leroy e Jean-Louis Trintignant. Tutti, chi più chi meno, accomunati dalla grande stagione del cinema di costume, della commedia, del film grottesco, poliziesco e d’impegno civile. Ma ci siamo dimenticati di un altro mostro sacro, la cui fama e bravura stanno piano piano scomparendo come molti di quella generazione passata. È giusto andare avanti con questa lunga avventura cinematografica che non si ferma davanti a niente, nemmeno difronte alle scontate trame e alle opere farcite ormai solo con effetti speciali all’avanguardia. Ancor più doveroso, tuttavia, è guardarsi sempre alle spalle, senza dimenticare i protagonisti del vecchio cinema. A mio modesto parere, Bernard Blier è uno di questi. Mattatore instancabile il cui volto rimane indelebile ai più accaniti cinefili; un po’ meno a quelli che scoprono con calma e stupore che, oltre a quello presente, il cinema, specie quello italiano ed europeo, ha avuto in passato un momento di grande rigoglio; via e spunto per gli attori e i registi emergenti. Dato che proprio quest’anno avrebbe compiuto la bellezza di 102 anni, alla pari con l’ormai immortale Kirk Douglas, facciamo a Bernard Blier l’omaggio di dedicargli questo pezzo, sperando che possa destare interesse e curiosità.

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Nato l’11 gennaio 1916 a Buenos Aires, quando suo padre, il biologo Jules Blier, si trovava in Argentina per delle ricerche. La famiglia Blier tornò in Francia pochi anni più tardi, stabilendosi a Parigi dove il piccolo Bernard iniziò i suoi studi al Liceo Condorcet. Come spesso capita a chi ha in mente tutt’altro che una carriera come biologo o avvocato, Bernard lasciò ben presto la scuola e nei primi anni ’30 cominciò ad avvicinarsi al teatro. Da 1934 al ’37 collabora con quello che possiamo definire il suo primo maestro di recitazione, Louis Jouvet (1887-1951), e già nel 1939 compare in due diverse pellicole: “Hotel du Nord”, di Marcel Carné e “Le Jour se lève”, nel quale recita al fianco del più affascinante Jean Gabin. C’è da dire, infatti, che Bernard Blier non sia mai stato un sex simbol, né un attore con il classico volto dell’antagonista. Già nei primissimi anni della sua carriera il faccione e il corpo tozzo hanno senza dubbio rafforzato in lui il ruolo dell’uomo comune, bonario, spesso mediocre ma innocuo. Tale configurazione, invece di essere un ostacolo, fu proprio il trampolino di lancio per una lunga serie di film girati interamente in patria. Dopo aver combattuto nella seconda guerra mondiale, infatti, saranno quasi cento le pellicole che gira solo tra gli anni ’30 e ’40. In seguito, come fu per molti suoi colleghi, arrivò il momento di portare la sua faccia altrove; oltre il confine. A sud, nello stivale, dove il cinema italiano iniziava ad assumere un carattere e delle particolarità proprie e originali.

Il grande successo e l’inizio della carriera da caratterista anche in Italia, arriva nel 1959, con il film “La Grande Guerra”, diretto da Mario Monicelli, nel quale interpreta il Capitano Castelli, detto “Bollo Tondo”. Il legame lavorativo tra Blier e il regista toscano si consolida nel tempo con una serie di opere che sono simbolo della fortunata stagione cinematografica degli anni ’60 e ’70. Difatti, dopo “Crimen” e “Briganti italiani”, entrambi diretti da Mario Camerini, Blier incontra nuovamente la fantasiosa collaborazione di Monicelli sul set di ben sette film. In primis, “I compagni” e nell’episodio “Gente Moderna” di “Alta infedeltà”. “Casanova ‘70”, “Le due vite di Mattia Pascal”, “speriamo che sia femmina”, “I picari”, ma soprattutto nel capolavoro monicelliano “Amici Miei”. In questo frangente Blier interpreta il ruolo del Righi, il grasso e ingenuo pensionato che è raggirato dalla banda di zingari, i quali gli faranno credere di essere entrato a far parte di una losca combriccola di gangster spietati. Un film, questo, che ritornerà nella carriera dell’attore francese in “Amici Miei atto III” sotto la regia, stavolta, di Nanni Loy.

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L’altro grande del cinema italiano con il quale collaborerà svariate volte è Ettore Scola. Blier, infatti, avrà modo di partecipare a “Passione d’amore” del 1981, e nel più fortunato e indimenticabile “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?” del 1968. In un duetto divertentissimo assieme ad Alberto Sordi, Blier farà del ragioniere maceratese Ubaldo Palmarini un personaggio storico e ed esilarante fino alle lacrime.

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Ed entra così a far parte della grande cerchia di caratteristi stranieri indispensabili per il nostro cinema. Collabora con Bruno Corbucci (Il furto è l’anima del commercio? – “Boccaccio), Antonio Pietrangeli (Il magnifico cornuto), Luchino Visconti (Lo straniero), Tonino Cervi (Il malato immaginario), Luigi Comencini (Voltati Eugenio), Dino Risi (Scemo di guerra) e con molti alti registi sia italiani sia francesi. Sotto la regia di Eduard Molinaro partecipa a “Caccia al maschio” e “Congiura di spie”, Jacques Besnard lo sceglie per “Chi ha rubato il presidente?”, Etienne Pèrier “Un cadavere di troppo” e finisce col collaborare anche con il figlio regista, Bertrand, in “Calmos” e “Buffet freddo”.

Nel 1965 Luigi Zampa lo scelse come protagonista assieme a Ugo Tognazzi nel film “Una questione d’onore”; qualche anno più tardi collaborò con Enrico Oldoini e Alberto Sordi in “Una botta di vita”. Nel primo, Blier interpreta lo spietato e freddo Don Leandro Sanna, un ricco e donnaiolo di un piccolo paese dell’entroterra sardo, che farà di tutto per scampare al duello d’onore, persino mettere in mezzo l’innocente Efisio Mulas (Tognazzi). Il film di Oldoini è invece la storia di due vecchi italiani che decidono di partire verso la costa azzurra e passare lì le vacanze estive. Dopo quasi quarant’anni Blier e Sordi sono di nuovo in coppia e pronti a far ridere. Due ruoli rispettivamente diversi e aggiungerei poco conosciuti nella lunga filmografia dell’attore francese. Tuttavia, validi e profondi come sempre.

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Il 4 marzo 1989 il cinema francese decide di conferire a Bernard Blier il César d’Honneur alla carriera. I presenti alla cerimonia, descrissero la forte emozione di Blier nel ricevere il premio dal collega Michel Serrault, tanto da non riuscire a reggerlo tra le mani e da proferire solo poche parole di ringraziamento prima di scendere, per l’ultima volta, dal palcoscenico. Muore il 29 marzo dello stesso anno nella clinica Val d’Or a Saint Cloud, dove era stato ricoverato per un cancro alla prostata.

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Il piccolo e paffutello attore francese non lasciò niente alle sue spalle, se non una grande professionalità e il grande merito per aver dato spirito e grinta a ognuno dei suoi personaggi; la grinta che si nasconde nell’uomo di tutti i giorni.

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