Concorrenza sleale: Ettore Scola e il film nascosto

di Lorenzo Borzuola

L’Ettore Scola più nascosto ci ha regalato una vera e propria chicca cinematografica che sarebbe un delitto non parlarne. Del noto regista italiano, capostipite assieme ad altri colleghi della commedia nostrana, si ricordano solo quei quattro o cinque titoli come “Una giornata particolare”, “C’eravamo tanto amati”, “Brutti sporchi e cattivi”, “La terrazza” e “Riusciranno i nostri eroi….”. Tuttavia, nel 2001 Scola firma un’opera altrettanto importante e profonda, con protagonisti Sergio Castellitto e Diego Abatantuono.

1453243074-scola.jpg

“Concorrenza sleale” è un film nascosto, poco citato. Eppure racchiude in se tanta poetica di Scola, i propri valori e ideali, cenni e spunti autobiografici incorniciati nella Roma fascista degli anni ’30; l’epoca infantile del regista e periodo nero della politica e della società italiana. A poche settimane dalla trascorsa giornata della memoria, è sempre un diritto e un dovere ribadire il fatto che di tale vicenda non bisognerebbe dimenticarcene mai. Ogni giorno è buono per ricordare. Infatti, il nocciolo del film sono appunto le leggi razziali dettate dal regime nazista, prima, e poi anche da quello fascista di Mussolini. Da questo elemento storico si ricama il dramma di due famiglie, o meglio, di due onesti lavoratori che si ritrovano ad avere i rispettivi negozi attaccati. In una sola strada di Roma, che Scola allestisce completamente nel teatro di posa, la trama nasce, si sviluppa e poi si conclude senza aver bisogno di ulteriori luoghi o paesaggi di spessore; basta l’efficace recitazione che Abatantuono e Castellitto, e il resto del cast, sanno restituire e il ritmo teso che si avverte minuto dopo minuto a rendere tutta la pellicola apprezzabile, piacevole in alcuni momenti più leggeri, ed estremamente drammatica in altri.

02353015.JPG

 

Umberto Mlechiorri (Abatantuono) possiede una sartoria che rende molto bene; il lavoro non manca e la clientela continua ad arrivare. Fino a quando, il commerciante ebreo Leone Della Rocca (Castellitto) non apre il suo negozio di capi confezionati accanto al suo. Ad ogni sistema di promozione che Umberto escogita per accrescere le vendite, Leone si pone in testa con trucchi poco sportivi, facendo accrescere l’astio nel milanese. Nel frattempo, vengono raccontate anche le vicende dei personaggi delle rispettive famiglie. In quella di Umberto troviamo Paolo (Elio Germano), il primogenito, che tra lo studio e gli amici porta avanti una relazione amorosa con Gioia Della Rocca, figlia di Leone che studia in conservatorio, Margherita (Anita Zagaria), moglie di Umberto, e suo fratello nulla facente e nulla tenente Peppino (Augusto Fornari). Poi c’è Angelo (Gérard Depardieu), fratello di Umberto, professore con idee democratiche e liberali, e infine il secondogenito Pietruccio, voce narrante del film. Nella famiglia di Leone, invece, troviamo Giuditta sua moglie (Antonella Attili), Gioia, il piccolo Lele, amico di Pietruccio e il nonno Mattia (Jean-Claude Brialy).

download

Mentre il fratello Angelo è sempre più preso dai fatti politici e contro il regime, Umberto non pensa ad altro che al suo lavoro e come fare a prevalere su Leone, Dopo una dura lite tra i due, Leone ed Umberto sono accompagnati in questura. L’ispettore di polizia (Claudio Bigagli), dopo aver fatto uscire Della Rocca dal suo ufficio, consiglia a Melchiorri di denunciare l’uomo solo perché ebreo, date le nuove direttive sulla pulizia della razza. Umberto non si lascia incantare da tali parole e non muove un dito contro il suo concorrente. Alcune settimane più tardi, dopo l’arrivo di Hitler nella capitale, per gli ebrei è giunto il momento di abbandonare le loro professioni e i vari istituti pubblici. Gioia è costretta a lasciare il conservatorio e decide di interrompere la relazione con Paolo, Lele, privato della sua istruzione, ricomincia a balbettare, mentre Leone e il padre sono costretti a chiudere il negozio e a licenziare la domestica perché cattolica. Difronte alla pazzia che dilaga, Umberto è l’unico a rimanere accanto a Leone e alla sua famiglia, mentre la moglie è sempre più impaurita e il cognato Peppino entra nei ranghi fascisti. Dall’odio lavorativo instauratosi all’inizio, tra Umberto e Leone nasce una simpatia inaspettata, provocata soprattutto dopo l’attacco d’ulcera di quest’ultimo. Quando i Della Rocca si vedono obbligati a lasciare la casa per trasferirsi nel ghetto, Umberto e la sua famiglia scendono in strada e con profonda amarezza si salutano senza scambiarsi una parola. Il camion si allontana e il piccolo Pietro guarda l’amico Lele andarsene e con lui tutti i bei momenti passati insieme.

Le scene dei campi e i rastrellamenti sono ancora lontani, ma in tutto il film si respira costantemente l’aria della paura, dell’immediato abbandono. Il timore celato che opprime Leone e che è racchiuso anche in Umberto. La concorrenza commerciale dei primi attimi si trasforma in pietà, compassione e senso raziocinante quando il regime è fuori controllo e le leggi sulla razza danno il via al peggio del peggio. Più che una concorrenza tra due onesti lavoratori, nel momento in cui si crea una probabile amicizia, c’è una concorrenza sleale da parte della vita stessa che decide di mettere l’individuo nuovamente alla prova separando i due uomini in tempo non certo e non stabilito. Nella scena finale, i volti inespressivi dei Della Rocca seduti sul camion, un attimo prima di partire, riassumono quel tempo che fu senza la necessità di aggiungere altro. Figli moglie, marito e nonno, tutti e cinque costretti a lasciare la casa e quelli che potrebbero essere descritti come potenziali amici, potenziali parenti. C’è perciò il terrore negli occhi ancor prima che la vera tragedia si compia, ed è questo a a rendere il film di Scola estremamente tragico e ironico nello stesso momento, grottesco aggiungerei; sapendo, noi come spettatori già informati, ciò che realmente accadrà subito dopo quegli anni apparentemente tranquilli e felici. La lucidità di Scola è tagliente, e si manifesta specialmente nei piccoli atteggiamenti e in quegli elementi di contorno che arricchiscono tutta la storia.

Egli parte da una situazione di gioiosa quotidianità, spesso infantile. Rivede le abitudini proprie e le piccole frivolezze del “si stava meglio quando si stava peggio”. Ed ecco che viene fuori l’attenzione per i piccoli disegni sui quaderni neri del fascio, le pere cotte comprate dal nonno, il tamarindo con acqua e ghiaccio, l’orologiaio con la bottega più piccola del mondo e il vinaio, luogo di riunioni e bevute. Persino i mercanti di stoffe fanno parte dell’universo egualitario nella memoria del regista; poi soppresse e diversificate da leggi disumane. Leggerezza quotidiana e abitudinaria per poi passare sul lato catastrofico della dittatura fascista. Il lato etico, morale e razionale è scomposto, frammentato e non da tutti riacquistabile.

230845835-e3e86ed8-3e98-4730-95e6-e401c6c44700.jpg

Elio Germano in una delle sue prime interpretazioni, dove già si denota una vena artistico-attoriale forte e profonda e l’ultima partecipazione importante del musicista Armando Trovajoli che firma la colonna sonora.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...