Ready Player One – Tra distopia e realtà

di Ettore Arcangeli

Tutti sappiamo che Steven Spielberg è tra i migliori narratori del nostro tempo. Non serviva un David alla carriera per ricordarcelo. E così, dopo la puntata agli Oscar con The Post, il regista americano torna nelle sale con Ready Player One, film tratto dall’omonimo romanzo di Ernest Cline divenuto ormai un cult per il suo costante riferirsi alla cultura pop.

Il film di Spielberg mette da parte questo carattere paraenciclopedico per concentrarsi sulla storia da raccontare.

Siamo nel 2045, in un futuro distopico, dove la realtà virtuale di OASIS è il luogo dove chiunque cerca di sfuggire dal triste grigiore di una vita infame. Il protagonista della storia, chiamato Wade Watts, come fosse un supereroe della Marvel, vive nelle cataste, alla periferia di Columbus, Ohio. Le cataste non sono altre che un sobborgo periferico dove il ceto più basso vive in roulotte ammassate l’una sopra l’altra. OASIS è l’unico posto dove chiunque può essere ciò che non è. Dove si può fuggire da una realtà che non riesce a soddisfare le aspettative di una popolazione sempre più povera e malcontenta. La vita ruota quindi intorno a questo mondo virtuale, diventato anche la prima fonte di reddito del mondo reale. Per questo la IOI vuole mettere le proprie mani su OASIS, per poterla così monetizzare in maniera pervasiva.

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Wade si connette a OASIS

OASIS è una piattaforma creata da James Halliday qualche anno prima. Dopo la sua morte Halliday aveva lanciato al mondo una sfida: all’interno del gioco c’è un Easter Egg raggiungibile solo dopo aver vinto tre sfide; raggiunto l’egg si diventa proprietari di OASIS ereditando le azioni di Halliday. A questa gara non partecipano solo i singoli abitanti della realtà virtuale, ma anche la Innovative Online Industries che con il suo esercito di gunter (egg hunter- cacciatori di egg) vuole arrivare al tesoro di Halliday prima di tutti.

Anche Wade è un gunter: quando si connette ad OASIS dal suo rifugio è Perzival, determinato più che mai a raggiungere l’egg prima dell’IOI.

A fare da sfondo a questa storia c’è tutta la cultura pop possibile ed immaginabile compresa tra gli anni ’70 e ’90. H era infatti un patito della pop culture e OASIS e la sua vita sono come un enorme finestra su quei decenni. Il nostro eroe non può ovviamente che essere da meno, e sarà la sua conoscenza di Halliday e delle sue passioni ad accendere lo spunto narrativo del film.

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La storia poi si sviluppa in un crescendo, con un ritmo incalzante, condito da succosi rimandi di vari tipi (musicale, cinematografico, video ludico, fumettistico). L’azione si fa coinvolgente e lo spettatore non può uscirne annoiato. Ma c’è molto oltre l’azione e il citazionismo basato sulla cultura pop. Infatti Ready Player One presenta anche degli spunti di riflessione interessanti, con dei riflessi anche sulla nostra attualità.

Il grande tema attorno al quale si sviluppa la storia è quello della realtà virtuale. OASIS è il rifugio dove tutti passano gran parte delle loro giornate: è qui che si stringono amicizie e ci si costruisce una vita migliore di quella reale. Senza spingersi fino al 2045, la realtà vissuta da Wade Watts può essere benissimo confrontata con quella del nostro tempo. Già oggi, tramite i social network, alcune persone vivono una vita fatta di sole relazioni virtuali. Tramite Facebook, Twitter e copagnia, sempre più persone hanno tanti amici e sono comunque sempre sole.  È una realtà che non si può ignorare e che crea spesso una visione distorta della realtà. È ciò che spinge sempre più governi a prendere una posizione sul tema. La rete non è più uno strumento di lavoro e basta. La rete è una parte sempre più importante della nostra vita: lì ci formiamo un’opinione, conosciamo persone, idee, fatti, mostriamo quello che siamo e spesso si cerca di dare un’immagine di se stessi migliore di quella che è nel mondo reale. Spesso la nostra identità virtuale vale più di quello che siamo. Non importa chi sei, ma ciò che gli altri credono che tu sia: la società dell’apparire elevata a potenza, perché elimina del tutto la componente reale. OASIS è l’estrema realizzazione della realtà che stiamo già vivendo.

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Anche il ruolo dell’IOI nell’economia del film, con questo ruolo da antagonista, ci spinge a riflettere sul nostro presente e sul ruolo delle grandi società di Internet. Soprattutto in tempi in cui la più grande piattaforma sociale, Facebook, è nella bufera per lo scandalo Cambridge Analytica, società alla quale è stato permesso di sottrarre i dati di 87 milioni di utenti del social network per fini propagandistici. L’IOI è quella società multinazionale con mezzi tali da sovrapporsi ai governi nazionali. La massa critica e la struttura virtuale permettono a questi nuovi protagonisti dell’economia mondiale di aggirare il controllo della legge. Queste società producono una ricchezza pari a quella di un piccolo stato europeo. Da queste condizioni di partenza si può temere un futuro distopico in cui la vita delle persone è gestita solamente dalle web-company. Un futuro come quello di Ready Player One, dove per pagare i debiti contratti giocando online, si diventa schiavi della compagnia.

Il film di Spielberg a uno sguardo distratto e superficiale potrà sembrare soltanto un altro prodotto d’intrattenimento per ragazzini (cosa assurda dato che non capirebbero nessuna citazione) quando invece, come spesso accade per opere di registi di questo calibro, rivela ad uno sguardo approfondito un occhio molto critico sul presente e sul nostro futuro.

6 pensieri su “Ready Player One – Tra distopia e realtà

          1. Io invece per fortuna ho solo una serie da vedere: The Punisher. Devo sbrigarmi però, perché il 23 riparte Westworld su SKY Atlantic, e per allora voglio essere libero da qualsiasi altro impegno “telefilmico.” Buone visioni! 🙂

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