di Lorenzo Borzuola

Al principio era la presa del potere da parte dei comunisti, come sono designati. Al principio erano i sotterfugi e lo scambio di piaceri in una barca in mezzo al mare. Al principio erano le televisioni e gli sconfinati ettari in Sardegna. Al principio era la figa e una capra, metafora di una società in lenta trasformazione. Al principio, era ancora l’inizio.

Così si può evincere in maniera ancora sfumata, in quella che è solo la prima parte del nuovo film di Paolo Sorrentino, Loro. Il film tanto atteso, uscito nelle sale con lo stesso alone di mistero in cui si circonda tutto il mondo del potente burattinaio.

Si direbbe essere quasi una brutta copia del Divo, il successo cinematografico con il quale il regista tentava di descrivere, con spunti reali e immaginari, la vita e le vicende di uno dei più importanti e temuti politici del secolo scorso. Tuttavia, il volto severo e luciferino di Andreotti non è in ballo nell’ambiente ora narrato. E più che una brutta copia, Loro 1 è una ristampa originale dai toni diversi, da film quasi colossale. La riservatezza politica di prima, ora si è slegata in un turbine di volti sempre accuratamente caricati ma che sono ben distanti dalla vecchia trama del Divo.

Sorrentino gioca le sue carte in maniera alquanto onirica, metaforica, scandita da attimi in cui la realtà cede il passo alla fantasia più completa e vera. Altre volte, invece, si ha come l’impressione che tutto quello che viene raccontato faceva parte, e lo fa tuttora, di una cronaca concreta realmente vissuta.Molto più felliniano delle opere precedenti. Molto più a suo agio con la maniera di narrare di Sorrentino.

Sfarzo e lusso sono solo due delle componenti principali di questo primo atto. Per il secondo dovremo aspettare fino al 10 maggio. Eppure Loro 1 inizia già a gettare le fondamenta in un’opera che sembra ricalcare le saghe hollywoodiane ma non è tutto. C’è il fattore italiano, dato dalla storia e accennato dai primi volti noti dei vari partecipanti della pellicola. Riccardo Scamarcio, Elena Sofia Ricci, Ricky Memphis, Anna Bonaiuto, Fabrizio Bentivoglio e Toni Servillo; attore feticcio del regista campano, ormai a suo agio con tali ricostruzioni semi-storiche stravolte e scandalosamente simpatiche.

Il secondo fattore, è la tecnica registica che è ormai la firma di Sorrentino e il motivo per il quale è in questo momento uno dei registi più invidiati e apprezzati. Una quiete scandita da un lentissimo movimento di macchina che si avvicina e in sottofondo le note di una canzone napoletana. Poi un colpo di scena, e un dramma che inizia lentamente a ingranare sotto un’atmosfera che rasenta il thriller.

Il terzo fattore è ancora indecifrabile e troppo presto per dirlo. Questo è solo l’inizio.

Sergio Morra (Riccardo Scamarcio) è un businessman in cerca di successo. La piccola città gli va ormai stretta. Ma nella capitale c’è qui può aiutarlo.

Dovrà incontrare prima LUI.

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