di Lorenzo Borzuola

Joaquin Phoenix rischia seriamente di diventare bravo; o meglio, se continua così correrà il rischio di essere ricordato come uno dei più grandi ed eclettici attori della sua generazione.

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Joaquin Phoenix e la regista Lynne Ramsay

Lo si può ben vedere dal suo ultimo ruolo nel nuovo film diretto dalla regista scozzese Lynne Ramsay. Tradotto per il pubblico europeo con il titolo “A beautiful day”, il film è stato presentato in concorso alla settantesima mostra del cinema di Cannes. Una libera trasposizione del libro di Jonathan Ames “Non sei mai stato qui”. Un libero e forte collegamento al “Taxi Driver” di Scorsese che, in questo momento, prende una piega violenta quasi poetica e sul filo spasmodico dei secondi.

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Joe (Phoenix) è un veterano dal passato tormentato. Dopo aver passato l’esperienza sotto le armi salvando giovani donne dalle violenze e dai crimini di guerra, continua questo suo strano lavoro una volta tornato a casa. Chi lo chiama, lo fa per salvare giovani vittime dal terribile giro della prostituzione; ecco che il protagonista entra in scena risolvendo la situazione. Un ultimo lavoretto ben retribuito, lo porterà alla conoscenza di Nina Votto, figlia del senatore Votto.

Alcune parti presenti nel romanzo, sono nell’opera di Ramsay tagliate e sostituite da fugaci flashback che, tuttavia, descrivono a pieno l’esistenza di Joe; il suo rapporto con l’anziana madre e ciò che in passato era successo. Il suo atteggiamento con le persone con le quali entra in contatto e quello con le ragazze che è costretto a salvare. Situazioni sempre più letali e drammatiche che crescono man mano che la trama si sviluppa, facendo di Joe un giustiziere dall’animo nobile persino con i nemici più spietati; ma pur sempre un essere problematico in cerca di aiuto.

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Un ruolo che sembra convergere, sotto molti punti di vista, con la vita reale dell’attore statunitense, che sceglie attentamente i sui ruoli e si presta alla messa in scena con forza magistrale e una certa dose d’ironia. Il legame con Travis Bickle, il protagonista del cult di Scorsese prima citato, non è sbagliato ma non del tutto esatto. I due personaggi tendono ad essere simili nella New York notturna infestata dalle bestie della strada e da ogni tipo di sguardo assalitore. Nello stesso tempo, il personaggio di Phoenix, è alla costante ricerca di qualcuno che lo accompagni verso un’esistenza migliore. Non cede alla tristezza o all’istintivo bisogno di porre fine alle sue sofferenze; sebbene alcune scene non lascino scampo ad altre conclusioni. Joe, in un certo senso, vuole e può uscire dal dramma di una vita sull’orlo della follia e della disperazione. Forse un individuo puro e giovane può far si che Joe trovi la sua strada.

Un’opera potente quanto mozzafiato nella sua raffinatezza e nel suo modo di ricercare il “mai banale”. Un cast di attori più o meno noti come Alessandro Nivola nei panni del senatore Williams e la giovane Ekaterina Samsonov. I malsani giochi di potere che si mescolano costantemente con la quotidianità e cercano di corromperla.

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regista e attore sul set del film

 

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