di Ettore Arcangeli

[segue]

Rimasi minuti a fissare il traffico dell’ultimo incrocio prima del mio isolato, indeciso se gettarmi sotto uno di quei suv neri e possenti per farla finita. All’improvviso da dietro sentii un’artista di strada che con la sua chitarra iniziò a cantare.

-Hast Du etwas Zeit für mich
Dann singe ich ein Lied für Dich
Von 99 Luftballons
Auf ihrem Weg zum Horizont…

Le parole di una delle più belle e famose canzoni tedesche mi riportò alla realtà e nonostante il tema tragico mi diede nuova linfa vitale. Mi accostai a quella ragazza dai capelli viola e dalla voce bellissima. La ascoltai lieto. La musica regala sempre attimi di felicità in un mondo alla deriva. E più la vita si fa difficile, più la musica concede anche ai miserabili un attimo di riscatto e di speranza. Sulle ultime battute mi unii anch’io al coro che si era venuto a creare sotto un enorme cartellone pubblicitario di una nota casa di moda italiana.

-Heute zieh’ ich meine Runden
Seh die Welt in Trümmern liegen
Hab ‘n Luftballon gefunden
Denk’ an Dich und lass’ ihn fliegen.

Oramai il coro era composto da una dozzina di persone. Eravamo tutti abbracciati, insieme, senza fare attenzione a chi fosse il nostro vicino. Fu un momento molto toccante. Andai a ringraziare la ragazza dai capelli viola per le emozioni che mi aveva regalato. Non gli diedi però nessuna moneta. Avevo pochi spiccioli e avrei dovuto comprarci del cibo. Il mio interesse prevalse ancora una volta sugli altri. La giovane cantante mi aveva regalato dei bei momenti, ma la vita mi aveva già ricordato che su questo mondo la sopravvivenza spesso è a discapito degli altri. Lodi e ringraziamenti sarebbero bastati alla ragazza, mentre io mi diressi a fare la spesa.L’idillio, con le sue belle emozioni, rimase dall’altra parte della strada.

Erano passati diversi minuti dalla mia entrata nel solito supermercato  e ancora non avevo preso nulla, nemmeno ciò che avevo già deciso di comprare. Il Rewe sotto casa è il classico supermercato di quartiere, come ce ne sono molti nelle città di oggi. L’insegna dal colore rosso acceso di notte irradia tutto l’isolato di una luce quasi spettrale, come se il mondo stesse per giungere ad una fine tutt’altro che pacifica. Dalle vetrate, coperte nella parte inferiore da una vetrofania rossa e ondeggiante, si scorge l’interno: si vedono solo mezzibusti o teste perdersi tra gli scaffali ricolmi di prodotti di ogni genere in cerca di qualcosa che possa attenuare il triste e lento scorrere della vita. È un luogo diviso tra la gioia delle immagini pubblicitarie sulle confezioni e la depressione sui volti dei clienti, stanchi del lavoro, delle persone, della vita. Da tutto questo nemmeno io mi tiro indietro e quel giorno fu uguale a tutti gli altri. Entrato, non uscii dal reparto frutta e verdura se non dopo aver ispezionato tutto, e averlo poi, come al solito rifiutato perché o troppo maturo o troppo acerbo. Mi fissai a guardare i vari surgelati pronti fino a quando il freddo iniziò a penetrarmi nelle ossa. Andai verso il reparto macelleria. Würstel di vitello, manzo, maiale, tacchino, rendevano la mia scelta troppo difficile e pensai:” Forse è meglio una pizza”. Non so scegliere, oggi come ieri.  È una costante nella mia vita. Davanti alle scelte importanti, quelle che fanno paura, o sono fuggito o ho tentennato così tanto da crollare. Scegliere non è roba per me. Fortunatamente ci sono arrivato ad una certa. Il mio sguardo si fermò per un attimo su una confezione di bratwurst: il testimonial era un simpatico maialino rosa con un tipico vestito bavarese. La sua apparente felicità mi inquietò. Forse è contento di essere il pasto di qualche grasso omone della Renania, o forse sa che la fine che ha fatto è un’esperienza comune a tutti gli esseri di questi mondo. Viviamo per nutrire qualcuno più in alto nella catena alimentare. Come il maiale ciba l’uomo, tutti quegli scarti umani che affollavano il supermercato, compreso me, avrebbero nutrito con le loro fatiche e sofferenze i loro padroni. Mi sentii un pensatore degno di Marx. Soddisfatto presi una confezione di quei bratwurst e decisi di andare a casa.

[continua]

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