di Ettore Arcangeli

[segue]

-Non saprei spiegarti bene. Non sono molto bravo con le parole. So solo che appena ti ho vista ho provato come una sensazione di pace. Tutti i miei problemi sono spariti. Pensavo solo a te, e a quanto fossi così diversa dalle altre. Mi dispiace però di essermi comportato così. Ti ho subito idealizzato pensando che, subito dopo esserci scambiata la prima parola, avremmo iniziato una lunga storia d’amore. Ti ho usato però come catalizzatore per scacciare i miei problemi insomma. E questo non va bene. E inoltre ti ho messo in questa situazione. Probabilmente ti avrò rovinato la serata e la giornata…

-No, Mete non ti preoccupare di queste cose. Avessi voluto evitarti non ti avrei offerto questo tè! Se l’ho fatto, non è per spirito di carità, ma perché lo desideravo. E spero che te lo stia godendo!

-Sì, grazie!

-Ora però Mete devo lasciarti. Spero che la tua vita possa finalmente prendere la strada che meriti.

Mi salutò con un bacio sulla guancia e prima di andarsene mi augurò buona serata. Rimasi solo a quel tavolino fissando le due tazze di tè e i biscotti. Prima di finire la mia, giravo e giravo il cucchiaino nel tè e ne guardavo il movimento quasi ipnotico. Ero comunque di nuovo solo. E nuovamente fui assalito dai ricordi. Il tè e i biscotti mi ricordavano mia sorella minore. Avevo un bellissimo rapporto con Meral. È forse l’unica persona all’interno della mia famiglia a cui abbia voluto e voglio ancora veramente bene. La portavo spesso alla sala da tè, anche se questo voleva dire essere preso in giro dai miei amici di scuola. Per Meral avrei fatto di tutto. Pensando alla sua fine mi viene da piangere. Immolata in nome di una menzogna illusoria. Sperduta in chissà quale luogo del terrore. Lei, sposatasi troppo giovane col suo primo fidanzato, costretta dai suoi infami genitori, ora potrebbe essere già morta per la loro maledetta e malata concezione dei rapporti umani. L’hanno obbligata a sposare Amjad. L’hanno violentata psicologicamente, dandole della troia per esserci andata al cinema senza aver detto niente a nessuno. Che schifo. Ai tempi Amjad era un bravo ragazzo. Lo conoscevo e lo rispettavo. È dopo il matrimonio che è cambiato. Quell’infame si è portato via mia sorella. Prima l’ha convinta con le sue teorie oscene, maturate dopo la nascita del loro primo figlio. Poi l’ha portata via. Quel porco schifoso. Si è voluto unire a quelle merde nere e ha portato con sé tutta la famiglia. Sono anni che non ho loro notizie.

Uscii dal bar nuovamente demoralizzato. Non avevo più nemmeno fame. I biscotti e il tè mi sarebbero potuti benissimo bastare fino alla colazione successiva. Decisi quindi di investire i soldi del bratwurst in una birra. Mi incamminai verso il centro storico e percorsi il lungoreno per godermi i giochi di luce che il tramonto disegna sull’acqua del grande fiume. Sono una delle più grandi attrazioni di Colonia. Mentre mi allontanavo dall’acqua per raggiunger il pub mi imbattei nel prato in un uomo steso a terra. Lo guardai con più attenzione e mi accorsi che si stava masturbando. Proprio lì, davanti a tutti. Sembravo l’unico ad essersene accorto. Probabilmente i padri e le madri di famiglia avranno fatto finta di niente per poi far allontanare i bambini con una scusa qualsiasi. Da bravi cittadini avranno poi chiamato la polizia. Quella scena non mi colpì particolarmente. Non fu né la prima né certamente l’ultima scena di quel tipo godibile in una metropoli. Camminando però pensai alla vita di quell’uomo e a quello che deve aver passato per arrivare al punto di fregarsene completamente della realtà che lo circonda. Non ho mai creduto che si tratti di presunzione o perversione. È semplicemente il risultato della nostra società, fatta di esclusione ed emarginazione. Quel tale sa di essere un escluso, di essere un emarginato, sa che la gente di lui se ne frega. E fa lo stesso con la gente. Lui vive la sua vita in pace. Non esistono leggi, regole e convenzioni sociali per quelli come lui. Quelle sono cose che teme solo chi ha qualcosa da perdere.

Arrivai davanti alla porta di uno dei mie pub preferiti del centro storico della città. Non vedevo l’ora di sorseggiarmi una fresca birra chiara per poter metabolizzare, con l’aiuto dell’alcol, quella giornata così intensa. Contai i soldi per essere sicuro di non collezionare un’altra figura meschina e così entrai.

Fine

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