Once Upon a Time in the West – La musica dietro i personaggi

di Lorenzo Borzuola

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Dopo la cosiddetta Trilogia del Dollaro, Sergio Leone era deciso a mettere in scena un film tratto dal romanzo The Hoods, scritto nel 1952 dall’ex criminale Harry Gray. Tuttavia, e questo Leone non smise mai di ripeterlo, la fama che i suoi western avevano avuto, portarono la casa di produzione americana a chiederne ancora uno; un ultimo western prima di passare ad altri progetti. Sembra impossibile da credere che da una quasi costrizione da parte della produzione, ne sia uscito il canto del cigno del cinema western, superando il già noto trionfo ottenuto con Il Buono, il Brutto e il CattivoC’era una volta il West nasce così, in un momento di transizione e di passaggio dalla prima epoca ad una successiva, più in grande e moderna. Leone si ritrovò a lavorare meglio quando seppe che Henry Fonda e Charles Bronson avrebbero partecipato alla lavorazione del film; due attori che il regista romano aveva fortemente voluto all’inizio della carriera, ma visto lo scarso budget dovette rifiutare. Ora era la sua fama a precederlo, e due mostri del cinema entravano man mano in un cast di professionisti.

Leone chiamò due giovani aiutanti per scrivere la sceneggiatura; Dario Argento, che all’epoca era impegnato nel settore giornalistico, e Bernardo Bertolucci, che doveva ancora fare molta strada per diventare un importante regista. Per i due fu un modo per farsi strada nel mondo del cinema. Ciò che venne fuori, è una ballata di morte, come la chiamò lo stesso Leone, dalla quale ne esce la nuova faccia dell’America di fine ottocento; il western volge al termine e muore portandosi appresso tutti i fantasmi e tutti quelli che ne facevano parte. Arriva la modernità, e la nuova era è rappresentata dalla tenacia di una donna e dall’arrivo del treno.

L’irlandese Brett Mcbain (Frank Wolff) compra un pezzo di deserto, Sweet Water,  e ci costruisce una fattoria in attesa dell’arrivo della ferrovia. Sa benissimo che sotto la sua terra c’è l’unica fonte d’acqua della zona, per questo il suo intento è quello di costruire una stazione e una città. Tuttavia, il ricco magnate delle ferrovie Morton (Gabriele Ferzetti), uomo affetto da tubercolosi ossea, vuole a tutti i costi quel pezzo di terra e manda il suo sicario Frank (Henry Fonda) a spaventare McBain. Ma Frank, uomo spietato e sadico, compie una strage uccidendo, oltre all’irlandese, anche tutta la sua famiglia. Lo stesso giorno, solo poco più tardi, arriva alla fattoria Jill (Claudia Cardinale), un ex prostituta di New Orleans che un mese prima aveva sposato Brett McBain e stava per trasferirsi nella fattoria. Si ritrova sola ereditando la terra ma è all’oscuro dell’ambizioso progetto del marito, che conoscerà solo dopo. Nello stesso tempo entrano a far parte della storia Armonica (Charles Bronson), uomo misterioso che cerca a tutti i costi un incontro con Frank, e Cheyenne, un bandito incolpato della strage della famiglia McBain che vuole andare in fondo alla questione. Cheyenne e Armonica collaboreranno insieme per aiutare Jill evitando che venga uccisa da Frank e dai suoi uomini, e che la sua proprietà cada nelle mani di Morton. Tuttavia quest’ultimo è sempre più disposto a sbarazzarsi di Morton e diventare anche lui un uomo di potere. L’incontro con Armonica lo porterà verso il suo destino inevitabile dal quale non potrà sottrarsi.

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Più che un western è un affresco degli ultimi anni di vita di quel mondo selvaggio, con un tributo speciale a tutto il cinema americano di John Ford o Howard Hawks. Se nelle opere precedenti di Leone la donna non ha un posto di rilievo, in C’era una volta il West il ruolo femminile finisce per prevaricare quelli maschili, ponendosi come figura riparatrice e dalla quale far nascere una nuova civiltà. La morte che accompagna tutti i personaggi, ma Jill si solleva come donna forte e tenace; una prostituta che parte alla colonizzazione dell’Ovest americano. Una parabola ironica ma profonda allo stesso tempo. Cosa non meno importante nel film di Leone è l’uso della musica, composta dal grande compositore italiano Ennio Morricone, che in questo frangente supera per articolazione e importanza quella dei precedenti film. Ogni personaggio è legato a un leitmotiv: un motivo ricorrente che scolpisce meglio e in maniera più definita il suo carattere, le sue paure e persino il suo destino. Andiamo a vederli insieme.

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Jill: il primo è quello della donna, interpretata da una straordinaria Claudia Cardinale, composto da archi e da un dolce coro femminile. Sebbene la morte della sua nuova famiglia, il leitmotiv che caratterizza Jill è quello di un personaggio che non si lascia per vinto, e in quella terra ancora selvaggia pianta le sue radici e la sua forza. Quindi è una musica calda, inebriante, che sa di antico e nuovo allo stesso tempo, dalle sfumature malinconiche ma ampie nel suo respiro, che prospettano un futuro migliore e prospero. “Jill McBain torna alla vita civile. Con un marito in meno, e una fregatura in più”.

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Armonica: egli è l’uomo misterioso della cui vita non si sa niente, se non alla fine, quando il duello fra lui e Frank porta alla verità. Come dice Cheyenne, Armonica è un uomo che ha dentro qualcosa che sa di morte; un solitario che segue la sua vendetta ma nel suo cammino, imbattutosi in Jill, non può non aiutarla, salvandola dagli affari di Frank. Assieme alla morte del fratello, Armonica vendica anche la famiglia McBain e tutti coloro che sono morti sotto la furia omicida e impassibile di Frank. Con la sua armonica che porta sempre al collo, suona un motivetto straziante e terrorizzante che descrive pienamente il suo malessere e la sua vita segnata dalla morte. Solo quando la restituirà a Frank, nel finale, può considerarsi un uomo libero e non più oppresso dai ricordi. “Ho visto tre spolverini uguali a questi tempo fa. Dentro c’erano tre uomini. E dentro agli uomini tre pallottole”.

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Frank: il suo è un motivo che si rifà a quello di Armonica. Le lunghe pause senza musica, sottintendono quel tetro cinismo e quell’aridità che fanno di lui un uomo pericoloso, sprezzante della vita altrui e disposto a passare sopra a qualsiasi cosa pur di vincere. Il suo personaggio rasenta i killer spietati senza morale in caccia di potere del west. Tuttavia i tempi stanno cambiando e lui non è più in grado di tenere il passo con il presente fuggevole e un futuro che sa di non poter vedere. Vorrebbe assomigliare di più a Morton, ma sa di non essere un uomo d’affari; solo un uomo del passato che viene spazzato via dal tempo. Non potrà mai essere un uomo d’affari come il ricco magnate, poiché il suo mancare agli appuntamenti con Armonica non lo rendono tale. Probabilmente è Frank il vero protagonista western di questo film; è lui la vera vittima, mentre l’uomo misterioso e solitario è il destino venuto a prenderselo. “Chi muore è molto spaventato”

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Cheyenne: lui è il classico bandito, killer, anche lui sprezzante della vita degli altri, ma solo di quelli che gli intralciano la strada. È sotto sotto un personaggio positivo, un uomo d’onore e rispetto che, sebbene la vita da fuorilegge, è disposto a mostrare un lato più umano e amorevole. Il cosiddetto figlio di buona donna e di mille padri, ma che ha una certa esperienza della vita. La sua, è una musica da saloon, dai toni cialtroneschi e ironici, cos’ com’è lo stesso personaggio; tuttavia una musica gioviale. Altro simbolo dell’epoca che fu e che non tornerà. Egli sa di non poter vedere il futuro, il moderno dietro le montagne; tuttavia non lo rincorre con spudorata sfacciataggine, ma accetta la sua fine con una risata e una battuta. “Ehi Armonica, quando toccherà a te… prega che sia uno che sa dove sparare”.

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Morton: l’uomo d’affari per eccellenza. Nonostante la tubercolosi ossea che lo costringe a vestire un busto in legno, a portare le stampelle e a restarsene chiuso nel suo vagone extra lusso, Morton insegue il suo sogno; quello di riuscire a portare la ferrovia fino alle coste del pacifico. La musica nostalgica e triste fa capire che dopotutto anche lui sa di essere debole e vittima dei tempi. La sua malformazione e malattia, è il segno distintivo di quelli che non pensano altro che al guadagno e all’assoluto potere; alla fine è solo e  circondato da gente pericolosa che lo disprezza e non lo calcola.

Se Frank, Morton, Armonica e Cheyenne sono il passato, Jill è la nuova vita che si schiude nel momento di massima espansione. Il pezzo di terra soprannominato Sweet Water, è la terra della speranza; la terra promessa che in mezzo al nulla nasconde l’acqua ed il punto della rinascita. Nel cast anche Paolo Stoppa, Frank Wolff, Woody Strode, Jack Elam e Lionel Stander.

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