Eduardo De Filippo – l’arte di fare teatro

di Lorenzo Borzuola

Abbiamo parlato di uno dei più grandi e iconici drammaturghi e attori di teatro e cinema del secolo scorso. Sebbene non venga ancora studiato nelle scuole, Eduardo De Filippo è un pezzo gigantesco di cultura che non si è mai esaurita. Le sue opere continuano ad essere ritrasmesse in televisione, e nuove compagnie teatrali ripropongono senza tregua le sue commedie; da quelle più note a quelle meno conosciute.

« … è stata tutta una vita di sacrifici e di gelo! Così si fa il teatro. Così ho fatto! Ma il cuore ha tremato sempre tutte le sere! E l’ho pagato, anche stasera mi batte il cuore e continuerà a battere anche quando si sarà fermato. » Con questa frase Eduardo concluse il suo discorso a Taormina tenutosi il 15 settembre 1984. Morirà un mese più tardi, lasciandosi alle spalle la speranza di un teatro rinnovato sotto la cura e la protezione di potenziali altri artisti quali lo stesso figlio Luca; la cui esistenza rimarrà votata alla libera circolazione dell’eredità artistica del padre.

EDUARDO-DE-FILIPPO

Eduardo nasce a Napoli il 24 maggio 1900 dal noto commediografo e attore Eduardo Scarpetta il quale ebbe una relazione extra coniugale con la nipote di sua moglie, Luisa De Filippo. Da tale connubio nacquero anche la sorella maggiore Titina e Peppino. Tutti e tre gettati sulle tavole del palcoscenico quando ancora bambini. Tutti e tre entrano a far parte della compagnia Vincenzo Scarpetta, figlio di Eduardo. Da questo momento inizia il loro lungo lavoro nel teatro napoletano, che porterà Eduardo alla scrittura delle sue prime opere già agli inizi degli anni ’20 con Farmacia di turno e Uomo e Galantuomo; precedentemente nata con il titolo Ho fatto il guaio?

Periodo questo in cui Eduardo entra in stretto contatto con le opere di Luigi Pirandello e con Pirandello stesso, dal quale poi ne trarrà grandissima ispirazione per molte delle sue commedie, tragicommedie e drammi. Esce dalla compagnia Scarpetta dopo la morte del padre componendo nel 1926 I morti non fanno paura, mettendosi successivamente in proprio e fondando una cooperativa di attori assieme ai fratelli e a Michele Galdieri. Nei primissimi anni ’30 sostituiscono alcuni attori nella compagnia Molinari lavorando con altrettanti professionisti come Pietro Carloni, Tina Pica e Carlo Pisacane (il noto Capannelle de I Soliti Ignoti). Un momento di grande formazione che termina con la nascita di una compagnia propria, sempre appoggiato da Titina e Peppino. Nel 1931 nasce la Compagnia del teatro umoristico I De Filippo ed Eduardo è sempre più incline a scriversi da solo le commedie che poi allestirà. La fama e l’uscita da quello stato di provincialismo partenopeo lo faranno allontanare da Napoli; che tuttavia resterà sempre presente in tutte le opere successive.

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Eduardo, Titina e Peppino

Egli descrisse Napoli in tutte le sue posizioni e mosse, con tutte le sue sfumature grottesche e temibili. Come fecero altri prima o dopo di lui, descrive un pezzo di Italia che racchiude l’Italia stessa e tutte le sue positività, difetti, luoghi comuni. Eduardo detta la maniera migliore per poter far di questa città un mondo migliore; sebbene sa benissimo che non sarà mai così. Assieme a questo, nelle sue opere è sempre riscontrabile il rapporto familiare, le problematiche che nascono all’interno di una famiglia. La guerra, come altro punto fermo e costante che torna e che si sente fortemente anche nel futuro, nella paura di un ulteriore conflitto. Conflitto d’armi e di sentimenti; conflitto di razionalità e ritualità.

Tematiche saldamente ancorate già nelle primissime opere. Del 1931 è Natale in casa Cupiello, e subito dopo la guerra vengono partorite quelle più impegnate socialmente come Napoli Milionaria, Filumena Marturano, Questi Fantasmi, Bene mio e core mio, De Pretore Vincenzo e Mia famiglia. Impegno sociale e politico che continuò anche con successive commedie; Il sindaco del Rione Sanità, La paura numero uno, Gli esami non finiscono mai. Nel 1981 fu nominato senatore a vita e ricevette due lauree ad honorem. Morì il 31 ottobre 1984.

Della vita più privata di Eduardo si sa ben poco. Attori e colleghi che ebbero la fortuna di lavorare con lui parlano di un uomo fortemente autoritario, la cui figura seriosa e quasi divina ricopre molti dei suoi personaggi. Carattere che portò alla separazione con il fratello Peppino. Pare che i due si siano riconciliati molti anni più tardi, quando Peppino era ormai vicino alla fine; ma niente di tutto ciò fu mai confermato. Tre, le donne che lo accompagnarono sia sul lavoro che in campo sentimentale; Doroty Pennington, Thea Prandi e Isabella Quarantotti. Il figlio Luca, avuto dal matrimonio con Thea Prandi, ha seguito magistralmente la strada del padre, il cui battesimo di fuoco risale al 1955, quando Eduardo recitò a Milano la commedia di Scarpetta Miseria e Nobiltà.

Portandosi dietro il grande peso della fama di suo padre, Luca ha saputo andare avanti come attore e autore singolare, fedele alle opere di Eduardo, distaccato per maniera recitativa e anche umana. Muore prematuramente a soli 67 anni il 27 novembre 2015; con lui muore anche un pezzo di dinastia De Filippo, che poi sarà continuata per alcuni anni dal cugino Luigi, figlio di Peppino.

 

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