David Fincher – The first one, the last one

di Lorenzo Borzuola

David Fincher è, e questo è ormai cosa indiscussa, uno dei più rivoluzionari registi di questo ultimo ventennio. Con una carriera che si snoda dai primi anni ’90, in cui diresse Alien 2, ha raggiunto la fama di regista sopra le righe, donando al cinema nuove scomode e meravigliose pellicole. Da Seven Fight Club, da Panic Room Il curioso caso di Benjamin Button fino al Golden Globe ottenuto per The Social Network e poi il suo ultimo film Gone Girl – l’amore bugiardo.

Analizzeremo insieme la trasformazione di Fincher attraverso l’opera iniziale, Seven, quella che rappresenta la prima, vera, personale pellicola, e l’ultimo suo successo con Gone Girl.

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Seven, del 1995, è un thriller mozzafiato con Morgan Freeman e Brad Pitt; se avete già visto il film o ascoltato la nota canzone di Caparezza, sapete quale sarà la sorpresa a metà della pellicola. Tuttavia non svelerò nulla che possa ancora destare stupore in coloro che non hanno avuto la possibilità di vederlo. I detective Mills (Pitt) e Somerset (Freeman) sono incappati in un caso più grande di loro. Gli omicidi che si susseguono giorno dopo giorno, sono legati tutti ai sette vizi capitali, e l’assassino è sempre un passo avanti a loro. Misterioso, quasi introvabile e con una metodicità che porta i due poliziotti a perdersi ogni volta in un bicchiere d’acqua. Grazie all’acutezza del detective Somerset, uomo più anziano ed esperto, riusciranno a spingersi oltre, mentre il carattere iroso e nevrotico del più giovane Mills, sarà perno centrale per il resto della narrazione.

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Ma perché questo film è un cult? Naturalmente non è stato un successo come i successivi; basti solo pensare a Fight Club. Tuttavia Seven nasconde già il primo pensiero e la profonda genialità di David Fincher. La lunatica descrizione dei personaggi, nonché dell’antagonista, è sicuramente una caratteristica che si riscontra più volte e nei film futuri. Fincher mescola magistralmente il noir e il thriller con picchi che rasentano i film dell’orrore. La città piovosa non fa altro che accentuare l’instabilità dell’essere umano; in bilico tra la quotidiana ossessione consumistica e una pazzia vera e propria. Quella stessa pazzia, che poi è insita in ognuno di noi, sarà usata come stendardo di giustizia e miglioramento dal personaggio centrale dell’assassino. C’è poi il conflitto tra i due detective; uno più saggio e pacato, perché esperto e conoscitore di quel mondo apparentemente normale, ma tragico e devastato. L’altro, giovane, pieno di aspettative ma ingenuo, incapace di fermare le proprie emozioni. C’è il conflitto meteorologico; per tutto il film non fa altro che piovere, come se il diluvio sia arrivato e solo in quel piccolo pezzo d’America. Il sole, che spunta sul finire della storia, porterà l’stremo e tragico evento ma poi una calma quasi surreale. Dopo questo film, Fincher si dedicherà a temi ancor più personali; restando sempre legato, in parte, a tali tematiche, le farà evolvere, incrementandole con altre.

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Passano gli anni e quel classico/moderno thriller-noir cambia con Gone Girl, trasformandosi in un thriller più familiare e sicuramente più sociale. In questo caso non è solo la polizia ad essere interessata al caso. Fincher dirige nel 2014 un, quasi sicuramente, ulteriore cult con protagonisti Ben Affleck e Rosamund Pike. Il regista utilizza la lezione avuta con The Social Network, mettendo in piedi un film critico nei confronti dell’intera società odierna. Non è una storia a se, singolare o legata ad un solo individuo. La vicenda della famiglia Dunn, è simbolo della tragedia di oggi e di domani.

Nick Dunne (Affleck) torna a casa il giorno del suo quinto anniversario con la moglie Amy (Rosamund Pike). Scopre che la donna è scomparsa e sebbene la paura iniziale, dopo le prime ore e le prime indagini della polizia, capirà che tutto ciò può essere visto come un vantaggio; una liberazione dalla donna che col tempo aveva smesso di amare. Nonostante questo, con il passare dei giorni, scopre che tutto sta per ripercuotersi contro di lui. Tutti lo credono responsabile della scomparsa della moglie ed è ormai su tutti i giornali, social, e televisioni del paese. Ogni volta che le indagini continuano, viene fuori qualcosa che colpevolizza Nick, mentre lui è all’oscuro di tutto. Aiutato dalla sorella gemella Margo e dal celebre avvocato Tanner Bolt, più una rock star che uomo di legge, verranno a capo di un inimmaginabile segreto. Successivamente, è la versione di Amy a stravolgere ancora di più la storia portando un colpo di scena dopo l’altro.

Rosamund-Pike

Ponendo al centro la crisi di coppia, Fincher intensifica maggiormente le problematiche marito e moglie, trasformando il tutto in un incubo senza più via d’uscita. Soprattutto, porta la piccola comunità del missouri a organizzare appelli e ricerche per trovare l’amata Amy; di conseguenza e in men che non si dica, è l’America intera ad essere col fiato sospeso e pronta a colpevolizzare e poi ad amare Nick Dunn, vittima degli eventi e della potenza incontrollata di internet. Più che un thriller a se, è un thriller sociale. Con poco e con i mezzi giusti si può trasformare la realtà. In mezzo a questo vortice irrefrenabile, sono i rapporti di coppia a soffrirne e fino alla fine non si saprà chi la sconta; se lei o lui.

Nel giro di alcuni anni, la maniera di fare cinema di Fincher è molto cambiata; questi due film potrebbero dimostrarlo. Il primo è, come spesso accade, l’esperimento. Se va bene si continua su questa strada; cosa che in effetti avvenne per il regista americano. Il secondo è, invece, il raggiungimento di un proprio stile che è giusto e doveroso rinnovare. Fincher si è cambiato, e con esso la sua filmografia, segno dell’America in continuo mutamento così come il mondo intero. Chissà se continuerà a cambiare.

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