Vietnam e i suoi derivati – Eroi e psicopatici del cinema di guerra

di Lorenzo Borzuola

Da quel glorioso giorno dell’Indipendenza il 4 luglio 1776, gli Stati Uniti non sono mai stati in pace. In quasi trecento anni, non si sono mai tirati indietro se c’era di mezzo la guerra e la conquista di qualcosa. Dalla guerra d’Indipendenza a quella di Secessione, arrivando poi ad intaccare il suo dominio e le sue strategie militari anche in Europa durante le due guerre mondiali fino ai giorni nostri. Se la sono sempre cavata con onore; o meglio, quasi sempre. Con la guerra del Vietnam, in inglese Vietnam War, gli americani si preparavano già alla vittoria. Ma si sbagliavano. Tra il 1955 e il 1975, l’episodio del Vietnam si concluse in maniera disastrosa per lo stato a stelle e strisce. Oltre alle migliaia di giovani caduti sotto il fuoco “nemico”, una grande quantità ritornava a poco a poco in patria. Mutilati, devastati moralmente e fisicamente; minati nella psiche, il Vietnam fu una guerra di disperazione e morti inutili. Un evento storico completamente differente dalle guerre precedenti. In tutte le altre si combatteva per salvaguardare la libertà e i diritti umani da un nemico abbastanza vicino. Il conflitto del Vietnam, invece, smise presto di essere appoggiato sia dall’opinione pubblica che dalle alte cariche dello stato. Troppo lontano geograficamente, era una guerra che non sembrava appartenere nemmeno al più guerriero degli americani.

Fu così che fra polemiche e manifestazioni, Vietnam diventava ulteriore simbolo della follia scatenata dalla guerra fredda. Il cinema, come sempre, fu un’ottimo strumento per propagandare quello che stava avvenendo in quel lontano stato dell’Asia meridionale. Molti i registi che confluirono allo stesso progetto di chiara critica; tante le pellicole indimenticabili, che sarebbe un’onta non ricordare. Tanti i personaggi che nacquero con questi capolavori. Eroi devastati, non più solo esseri umani; killer appositamente creati, che avevano negli occhi tutti lo stesso messaggio da dire alla gente una volta tornati a casa: VIETNAM!!

Andiamo a vedere insieme i 10 personaggi nati con i film sulla guerra del Vietnam. (allerta spoiler)

1. John Rambo (Rambo, 1982)

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Nato dalla penna dello scrittore statunitense David Morell che nel 1972 scrisse Primo Sangue, John Rambo è il prototipo del berretto verde senza paura e dalla massima spietatezza. Lui, è l’eroe incompreso che torna in America dopo aver vissuto l’inferno vietnamita; ad attenderlo, non più l’affetto o la stima della gente, bensì il timore della popolazione, che non vede in lui un decorato, ma un pericolo per la società. Difatti, sarà il duro sceriffo di una piccola cittadina montuosa Will Teasle a vedere in Rambo una minaccia. Dopo averlo arrestato, sebbene Rambo non avesse fatto nulla di male, nella centrale di polizia si avventano contro l’ex marine che, in un atto istintivo, riesce a liberarsi dalla violenta quanto inaspettata furia degli agenti, rifugiandosi, poi, tra le montagne. Inizia la caccia all’uomo ma l’imprevedibilità e l’addestramento di Rambo fanno di lui una macchina da combattimento spietata quanto imbattibile, e scatenerà il panico tra i vari poliziotti, tra cui lo stesso sceriffo. Quest’ultimo, accecato da una vendetta personale, mobilita la guardia nazionale per acciuffarlo e non basteranno le parole del colonnello Trautman a far cambiare idea a Teasle. Infatti Trautman, a fianco di Rambo quando erano in Vietnam, cerca di convincere il soldato a farsi arrestare senza altro spargimento di sangue. Ma l’ira di Rambo è ormai scatenata e non si fermerà nemmeno quando mette a ferro e fuoco la città e la centrale di polizia. Solo alla fine Rambo si arrende, mostrando il suo vero volto. Il volto di un uomo profondamente segnato dalla guerra, senza futuro e senza amici; visto ormai solo come un assassino. Nella sua pazzia inarrestabile, c’è però uno sprazzo di lucidità, che fa di lui un’antieroe incompreso e un essere umano pieno di cicatrici morali e fisiche alle quali non c’è rimedio. Uno dei più grandi ruoli di Silvester Stallone.

Sceriffo Teasle: E vorrebbe dirmi che duecento uomini contro il suo Marine sono nella posizione di non poter vincere? 
Trautman: Se ci manda tanti uomini non dimentichi una cosa. 
Sceriffo Teasle: Che cosa? 
Trautman: Una buona scorta di barelle

2. Michael “Mike” Vronsky (Il Cacciatore, 1978) 

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Robert De Niro da al personaggio di Michael Vronsky, il tranquillo e sonnolento cacciatore di cervi nel film capolavoro di Michel Cimino, un aspetto più rilassato della guerra Vietnam; ma di certo non pieno di dolori e tanti rimorsi. Figli di immigrati russi, Michael, Nick e Steven partono per il Vietnam alcuni giorni dopo il matrimonio di quest’ultimo. Viene risparmiata la dura realtà delle imboscate e i bombardamenti a tappeto, per concentrarsi sulla prigionia. I tre amici, rinchiusi sotto le fondamenta di una palafitta sulle rive del Mekong, sono costretti a giocarsi la propria vita alla roulette russa. Riescono a fuggire, ma non senza altri impicci. Steven, cadendo dall’elicottero, rimane ferito e perde entrambe le gambe. Nick, dopo essere uscito dall’ospedale militare, decide di non tornare a casa, ed entra come giocatore nelle roulette russe clandestine. L’unico a tornare negli Stati Uniti, è Mike, il quale ha perso completamente le tracce dei due compagni. Saranno Axel, Stan e John a confermargli il ritorno di Steven che, ancora non ripresosi del tutto, preferisce restarsene in ospedale piuttosto che con la moglie e con il figlioletto. Mike, andatolo a trovare, lo convince di tornare a casa ma Steven gli confessa un segreto. Nick è ancora vivo e dal Vietnam manda puntualmente a Steven dei soldi. Mike capisce che deve tornare in Vietnam a riprendersi l’amico, ma una volta lì si accorge che tutto è ormai scivolato in un baratro senza via d’uscita. Mike non è più lo stesso; dopo la guerra è anch’egli braccato dai ricordi, da ciò che ha visto e che ha dovuto fare. Nick è un pretesto per rimettersi in gioco, per dare alla sua vita ancora una speranza. Non sa che ad attenderlo è un destino ancor più doloroso.

“Stan lo vedi questo? Questo è questo, è un proiettile non è un’ altra cosa! Ficcatelo bene in testa!”

3. Tenente Dan Taylor (Forrest Gump, 1994) 

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Riassumendo brevemente la vicenda di Forrest Gump, lui è un ragazzo ritardato che riesce a trionfare in ogni cosa che fa; anche la fortuna fa il suo lavoro. Diventa un buon giocatore di football grazie alle sue gambe, entra all’università, diventa campione americano di ping pong e partecipa anche alla guerra del Vietnam; dalla quale non può che uscirne illeso e da vincitore. La stessa cosa non accade per Bubba, suo migliore amico morto durante un attacco, e per il Tenente Dan Taylor, interpretato nel film di Robert Zemeckis da Gary Sinise. Il Tenente Dan perde le gambe ed è costretto a vivere su una sedia a rotelle. Dopo essere ritornato negli Stati Uniti vive a zonzo come un barbone, distrutto da quello che gli è successo, senza uno scopo e solo con l’odio nel cuore. Sarà Forrest a ridargli speranza, prendendolo con se su un peschereccio in cerca di gamberi. Dopo una tempesta, che spazza via i pescherecci della concorrenza, Forrest e il Tenente diventano i padroni della pesca di gamberi. Da uomo pieno di rimorsi e pieno di rabbia, il tenente Dan accetta quella sua situazione, riuscendo, inoltre, a fidanzarsi e grazie a delle protesi tornare a camminare. La cicatrice del Vietnam anche lui se la porta dietro, e lo si vede da due cose fondamentali; l’assenza di gambe, e il fidanzamento con una giovane asiatica, sicuramente una vietnamita. Il tenente Dan è uno dei pochi che riesce ad andare avanti e a prospettarsi un più piacevole futuro.

“Hanno conferito a te, un imbecille, un broccolo che va in televisione a fare la figura del deficiente davanti all’intero dannatissimo Paese, la Medaglia d’Onore del Congresso?”

4. Walter Sobchack (Il Grande Lebowski, 1998)

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Il cult dei fratelli Coen ci regala due personaggi entrati nel nostro immaginario collettivo dai quali è difficile restare lontano. Uno è il Drugo interpretato da Jeff Bridges, l’altro è il veterano di guerra Walter Sobchack interpretato da John Goodman. Un logorroico ex marine che ha un unico scopo nella vita; vedere guerra e odio dove non ci sono. In un ristorante, durante una partita di bowling oppure mentre lui e Drugo stanno per consegnare i soldi a dei strampalati rapitori. Ogni discussione è buona per parlare del Vietnam dove questo non c’entra per niente. Persino al funerale del caro amico Donnie (Steve Buscemi), paragonandolo a uno di quei tanti giovani ragazzi morti in guerra; quando invece Donnie è morto solo per un semplice arresto cardiaco. Il tutto si risolve con una massiccia dose di grottesco, che fa di Walter un esasperato reduce folle, eppure divertente.

 

“Io ho visto morire i miei compagni nel Vietnam con la faccia nel fango per potermi bere il mio caffè in un locale per famiglie come questo.”

5. Colonnello Walter E. Kurtz (Apocalypse Now, 1979)

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Solo Marlon Brando poteva dare al personaggio del Colonnello Kurtz tanta umanità e disumana concezione del mondo allo stesso tempo. Un personaggio nato dapprima dalla penna di Joseph Conrad nel romanzo Cuore di Tenebra. Successivamente trasposto nel film di Francis Ford Coppola, Apocalypse Now, trasportato ora nella giungla cambogiana durante la guerra in Vietnam. Il capitano Benjamin Willard (Martin Sheen) deve risalire il Mekong con una piccola imbarcazione assieme ad alcuni soldati; scopo della missione, rintracciare il Colonnello Kurtz e ucciderlo se necessario. Egli, infatti, dopo aver disertato e aver abbandonato l’esercito e i suoi compiti, si è stabilito nella giungla cambogiana dove comanda un manipolo di indigeni come fosse un dio. Da quel quartier generale nascosto, Kurtz detta legge e mina la serietà degli Stati Uniti d’America. Ma cos’è che l’ha spinto a questo? Lo scoprirà ben presto Willard dopo aver raggiunto con estrema difficoltà quella metà maledetta. La follia di Kurtz, i suoi metodi barbari e il suo pensiero, non sono altro che il riflesso della pazzia della guerra; in maniera più specifica, la follia dell’America. La sua filosofia è ormai quella della violenza. Vedendo in Willard un’ulteriore vittima del sistema, lascia il compito a lui stesso di fermarlo.

“Ho osservato una lumaca strisciare lungo il filo di un rasoio, questo è il mio sogno, è il mio incubo: strisciare, scivolare lungo il filo di un rasoio e sopravvivere.”

6. Travis Bickle (Taxi Driver 1976)

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Altro grande ruolo da reduce per Robert De Niro in uno dei film più amati di Martin Scorsese. Taxi Driver è la storia dell’ex marine Travis Bickle che, a causa dell’insonnia che lo opprime, decide di mettersi a lavorare di notte come tassista. La New York notturna rivela tutto il marcio che invece nasconde il giorno; assassini, mariti gelosi e pronti a farsi giustizia da soli, papponi e prostitute di tutte le età ed etnie. Nonostante questo, Travis vede nel senatore Palantine, in corsa alla casa bianca, gli stessi bugiardi e parolai che avevano, in qualche modo, permesso tutto questo; la guerra, i mutilati, la criminalità. Non riuscendo però ad avvicinarsi armato al senatore, decide di ripiegare il suo piano su la giovane Iris (Jodie Foster); una prostituta minorenne. Travis vede in lei una persona indifesa e da salvare, e ci riesce ma non prima di aver fatto una strage fra papponi e clienti. Un gesto che risarcisce Travis dai drammi da lui stesso vissuti. Salvando Iris, il tassinaro raggiunge il perdono e un’apparente calma interiore.

Era un’idea che andavo rimuginando da parecchio tempo, era lui, era lui il simbolo di tutto quello che di male era sempre successo a me.”

7. William Foster (Un giorno di ordinaria follia, 1993)

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Sullo stesso piano del protagonista di Taxi Driver, c’è quello di William Foster; interpretato da Michael Douglas nel film di Joel Schumacher, Un giorno di ordinaria follia. In una Los Angeles accaldata e trafficata, William Foster vuole tornare a casa per il compleanno della figlia. La moglie lo aveva lasciato a causa del suo carattere violento e incontrollato. Tuttavia, l’ex marine decorato si avvia non curante verso casa ma resta bloccato nel traffico. Dopo aver lasciato la macchina in mezzo alla strada, continua il suo viaggio a piedi, attraverso il quale crescerà la sua spietata follia. Una follia quasi permessa e giustificata visto le persone con cui viene a che fare. Un gestore di un market scorbutico e truffatore, il commesso di un negozio nazista e xenofobo, due ricchi nababbi in un campo da golf. Tutti elementi che portano Foster all’esaurimento nervoso, seminando il panico per le strade della città. A fermarlo, il quasi pensionato sergente Martin Prendergast, interpretato da Robert Duvall.

“Sentite ragazzi, questa giornata per me è cominciata male… È meglio che lasciamo perdere.”

8. Joker (Full Metal Jacket 1987)

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Joker è invece il marine che, a parte il duro addestramento, non è mai stato al fronte. Dopo il suo trasferimento in Vietnam, il suo unico compito è quello di giornalista e fotoreporter. Così decide di raggiungere Cow Boy, il vecchio compagno di addestramento; con lui e la sua divisione entrano a poco a poco in territorio vietcong. Solo dopo aver visto la morte di Cow Boy ed altri compagni, e dopo aver ucciso un cecchino, Joker ha finalmente sentito l’odore del sangue. Non è un eroe, non sprezza il pericolo e non è neppure una macchina da guerra dura e spietata. Egli è, come tanti nella sua stessa condizione, un giovanotto ingenuo che vuole vedere e toccare con mano. Ciò che l’aspetta è un dramma che lo porterà, senza dubbio, ad una crescita. Nel film di Kubrick, Joker è interpretato da Matthew Modine.

“Come diceva John Wayne: Un giorno senza sangue è come un giorno senza sole.”

9. John “quadrifoglio” Tayback (Tropic Thunder 2008)

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Nick Nolte è uno degli attori del cast stellare di Tropic Thunder, diretto da Ben Stiller e interpretato da Robert Downey Jr., Jack Black, Tom Cruise e Matthew McConaughey. Il suo personaggio è quello di Quadrifoglio Tayback, lo scrittore di un romanzo sulla guerra del Vietnam dal quale ne stanno traendo un film. Un uomo inchiodato su una sedia a rotelle e con due uncini al posto delle mani; ma è tutto un trucco. Quadrifoglio è in realtà un impostore; durante la guerra era solo un cuoco. Inutile starvi a spiegare tutto il film, dovete vederlo se ve lo siete perso.

“Sto cominciando a pensare che con una troia che ti tiene l’uccello in mano e ti indica la strada non troveresti nemmeno un berretto alla Davy Crockett.”

10. Adrian Cronauer (Good Morning Vietnam, 1987)

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Adrian Cronauer (Robin Williams), un disc-jockey statunitense in Vietnam, porta la sua comicità ironica e disinvolta tra le truppe per risollevarne il morale. I militari lo amano ma i suoi superiori non tollerano a lungo le sue carnevalate, con le quali, dicono, si prende gioco dell’esercito e degli Stati Uniti. Cronauer, spirito libero, continua la sua trasmissione radiofonica fino a quando, una terribile esplosione fa saltare in aria un locale in cui si riunivano i soldati americani. Salvato poco prima dell’esplosione da Thrin, giovane vietnamita verso nutre un certo interesse, Cronauer si rende conto della gravità della cosa, iniziando a capire i contrasti che ci sono tra i nativi e gli americani. Egli non è un soldato, non vive la guerra nella giungla, né sa cosa vuol dire combattere. Tuttavia non cestina la notizia dell’attento come vorrebbero i suoi superiori. Una volta sospeso dal ruolo di DJ, Cronauer continua la sua battaglia per le strade di Saigon.

“Ehi un momento! Cos’è questa “zona smilitarizzata”? E che significa “operazione di polizia”? Forse due sbirri a Brooklyn che dicono: Carina quella, un’operazioncina gliela farei!.”

 

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