The Wife è un film del 2017 diretto dal regista svedese Björn Runge, basato sull’omonimo romanzo di Meg Wolitzer.

Jonathan Pryce è Joseph Castleman, uno scrittore di successo a cui viene aggiudicato il Premio Nobel per la Letteratura del 1993. Il viaggio a Stoccolma metterà la moglie Joan, interpretata da Glenn Close,  davanti alle scelte di una vita segnata dalla timidezza. Il comportamento di Joseph, da sempre molto carismatico, si dimostrerà decisivo nel processo di emancipazione della moglie, alla quale si presenteranno gli spettri di una vita vissuta all’ombra dell’ingombrante marito.

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La storia per quanto si riveli interessante non prende mai un buon ritmo. Sembra che il regista voglia far vivere la storia dal punto di vista dei due protagonisti, ormai anziani. Tutto è molto lento. Poco a poco, grazie a dei flashback, viene raccontato il passato della coppia che si rivelerà fondamentale per il colpo di scena finale.

Ambientato nel mondo delle lettere il film presenta delle scene molto suggestive dal punto di vista lirico, senza disdegnare un approccio a tematiche più reali.

È interessante infatti l’analisi proposta dal film su come certe carriere siano considerate precluse alle donne e come questa vengano considerate spesso in maniera stereotipata. Si scopre infatti, fin da subito, che anche Joan era una scrittrice fermata nel suo sogno da un mondo letterario che ignorava l’esistenza delle autrici. Lei conosce Joseph seguendo un corso universitario tenuto proprio da lui. A lui, in qualità di studentessa, presenterà i suoi primi racconti.

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Joan si trova ad affrontare un mondo repulsivo nei confronti delle donne, nonostante le loro capacità. Le donne vengono considerate  come persone dai bisogni semplici, a cui basta andare a fare shopping o fare una visita ad un centro estetico per occupare il pomeriggio.

Dopo una vita passata all’ombra del marito Joan scoprirà di desiderare molto di più: un po’ di considerazione.

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