L’ombra lunga del razzismo intelligente

di Ettore Arcangeli

Molti di voi saranno d’accordo con me nel sostenere che intelligenza e razzismo non vadano spesso a braccetto. [Certo, poi ci sarebbe da stabilire cosa è l’intelligenza -se una semplice capacità tecnica o una più ampia capacità a vivere in questo mondo- ma non ho voglia di addentrarmi in questioni puramente filosofiche. ] Purtroppo sbagliamo. C’è razzismo e razzismo infatti, e questo esula dall’intelligenza o meno di una persona. Si può essere razzisti per paura, interesse o convinzione ideologica, e così via. Ed ognuno di questi vari tipi di razzismo può o meno essere curato dall’incontro con l’altro.

Ma qual è il razzismo stupido? Sicuramente quello che risalta spesso alle cronache nazionali. Casi come quello della ragazza originaria di Haiti a cui è stato negato un lavoro perché potrebbe “far schifo ai clienti” sono sempre più diffusi. Un datore di lavoro che rigetta una candidatura con giustificazioni così apertamente razziste non può che essere solo un’idiota. Non siamo, per fortuna, negli Stati uniti segregazionisti, e comportamenti del genere possono essere perseguiti. Anche socialmente. Infatti, per quanto il razzismo stia subendo una sorta di rebranding -diventando cool e alla moda, ancora è in gran parte socialmente disprezzato. Il razzismo è ancora qualcosa che genera scandalo. E genera uno scandalo che non può portare che noie e grattacapi all’autore della discriminazione.

Ma c’è qualcosa di peggio. Perché se un’anziana passeggera che non vuole far sedere al suo posto, che casualmente è vicino a lei, un giovane ragazzo senegalese è palesemente razzista, c’è un tipo di razzismo peggiore. Più subdolo e pericoloso. È quello che potremmo definire come il razzismo intelligente.

E arriviamo a Lodi.

Avrete tutti sentito parlare del caso dei bambini esclusi dalla mensa scolastica a Lodi per un inghippo burocratico. Legalmente ciò che è successo non è nulla di sbagliato. E qui sta ciò che dovrebbe preoccuparci. Il razzismo, quello veramente pericoloso, è fatto di leggi fredde e meccaniche che vengono applicate da grigi burocrati. Basta una sottigliezza per discriminare. E con intelligenza lo si può fare senza passare per razzisti, solo perché non si è scritto “VIETATO AI NEGRI”.

Quello di Lodi è un caso di razzismo intelligente, perché con un pretesto si trova il modo di emarginare gli indesiderati nascondendosi dietro la facciata del rispetto delle regole.

Di questo bisogna avere timore. Perché questo razzismo, e istituzionalizzato, diventerà benzina sul fuoco dell’intolleranza. Prima la mensa, poi i diritti, infine la vita.

Si parte sempre da poco, e difficilmente finisce bene.

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