Isabelle è un film horror diretto da Robert Heydon, con Amanda Crew e l’ex star di The O.C. Adam Brody.

I giovani coniugi Kane comprano una classica casa americana sue due piani in un tranquillo quartiere di città. La donna è ormai in procinto di partorire ma pochi giorni prima del concepimento ha un malore e perde il bambino. Comincia così una lotta contro se stessa, contro l’inesperienza del marito, ma soprattutto contro Isabelle, una ragazza muta in sedia rotelle che spia ogni giorno la coppia dalla finestra della casa accanto. Presto qualcosa di inaspettato si abbatte sulla coppia.

Un film che non ha troppo da dire se non un tributo ai grandi classici dell’horror. Dal cinema di Roman Polanski, Heydon riprende quei temi satanici più domestici, come accade in Rosemary’s Baby o L’Inquilino del terzo piano. Anche in Isabelle c’è la sfrenata ricerca da parte della madre di avere un bambino, e il tema della maternità si scontra con quello del rituale satanico e con quello della cruda realtà maschile. Una realtà che non riesce sempre ad entrare in contatto con quella della donna e che spesso porta a incomprensioni continue.

C’è poi il classico di William Friedkin, The Exorcist, che ha fatto da maestro ai nuovi horror, ma tuttavia non si riesce più ad andare oltre e subito si richiama alla possessione demoniaca: un tema tanto interessante quanto ormai smembrato in decine e decine di film. E poi l’elemento della casa infestata, in cui non si capisce mai con certezza se sia abitata realmente o sia solo un covo di spiriti maligni sempre in agguato.

Sarebbe stato un film molto più comprensibile se il regista avesse maggiormente sviluppato il tema psicotico facendo riferimento alla possessione per parlare della malattia mentale. Ciononostante, il finale non ha le idee ben chiare e lascia lo spettatore con un finale aperto ma striminzito. Resta solo un film dal ritmo angosciante, che si perde per dare spazio ad effetti visivi e colpi di scena aspettati.

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