ZEN – Sul ghiaccio sottile

di Lorenzo Borzuola

“Zen – Sul ghiaccio sottile”, diretto da Margherita Ferri, con Eleonora conti e Susanna Acchiardi. Presentato alla quindicesima edizione del Ravenna Nightmare Film Fest, è un film girato con pochi mezzi e in poco tempo, sfidando anche il maltempo e altre problematiche. Con il sostegno della Biennale di Venezia, “Biennale College”, Margherita Ferri gira il suo primo lungometraggio dando vita alla storia di Maia e di Vanessa.

Maia Zenasi, detta Zen, è una ragazza di sedici-diciassette anni che vive con la madre in una piccola cittadina dell’appennino. La sua grande passione è l’hockey su ghiaccio; uno dei motivi per il quale tutti i suoi coetanei la trattano con disprezzo vedendo in lei un diverso. Il suo modo di esporsi agli altri, inoltre, non migliora le cose. Maia è dolce, sensibile, ma anche competitiva e non le piace farsi mettere i piedi in testa. Innamorata segretamente di Vanessa, una sua compagnia di classe, se la terrà a distanza il più il possibile; poi le due si incontreranno fuori dalla scuola, quando Vanessa decide di stare lontana da Dario, il fidanzato, e dai genitori per qualche giorno. Maia la terrà nascosta nel suo rifugio di montagna e li capiranno di avere molte cose in comune.

Guardando il film di Margherita Ferri non si può non pensare alle tante opere già scritte e filmate sul grande problema del raggiungimento di un proprio stato di genere e della propria sessualità. Vediamo come anche il cinema comico abbia giocato sull’argomento sfornando una delle commedie più divertenti di sempre; “Il Vizietto”, con Michel Serrault e Ugo Tognazzi. Poi c’è stato “C.R.A.Z.Y”, del regista canadese Jean-Marc Vallée, incentrato sulla vita di Zachary Beaulieu, un giovane del Quebec alla ricerca del proprio equilibrio. Fino ad arrivare a “Brokeback Mountain”, “Carol”, “Milk” o “Mine Vaganti” di Ferzan Özpetek.

Il primo film della Ferri ha invece qualcosa di diverso, andando a indagare sulla figura di una giovane ragazza di un piccolo paesino dell’appennino Tosco-Emiliano; luogo dove, come ancora succede in molte zone simili, la diversità è vista come un affronto e devi imparare a sopravvivere anche a questo, mettendoti in luce o nascondendoti nei panni di un’altra persona. Ma Zen non lo fa. Si presenta a quel piccolo mondo così com’è; un maschiaccio, una dura ma anche una ragazza in cerca di attenzioni. Sa benissimo che per la propria identità dovrà ancora lottare. Intanto quella lastra di ghiaccio che scricchiola tra una scena e l’altra finisce alla fine con lo spezzarsi del tutto.

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La metafora del ghiaccio per descrivere quella corazza che la protagonista si era creata intorno a se. Nessuno avrebbe potuto distruggerla, se non l’avvicinamento a Vanessa; fulcro di tutto. Per lei si snoda l’altra parte della storia e prende anche una piega piuttosto positiva e ottimista. Un film formativo che porta inevitabilmente ad un rinforzo e ad una crescita. Il paesaggio è un altro vero protagonista del film, che restituisce il suo legame con i protagonisti (il film è infatti incentrato sull’esistenza in paesi spopolati e piccoli centri abitati da piccole comunità).

Un progetto che nasce nel 2013. Un’avventura/disavventura che trova il suo spazio fino alla sua entrata nella “Biennale College”. Un’esperienza che, secondo la stessa regista, inizia con la passione per il cinema e con la lunga gavetta come youtuber e regista di web series. Il primo lungometraggio che arriva quasi inaspettatamente, con le problematiche di casting, di scelta degli attori, la scelta delle tematiche e delle location. Prima esperienza da attrice per la giovanissima Eleonora Conti, che nel film resta una figura potente e toccante.

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La regista Margherita Ferri durante le riprese del film

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