Carga – Non potrai più fare finta di niente

di Ettore Arcangeli (click here for the english version)

Bruno Gascon dopo aver realizzato documentari per la televisione portoghese sul lato positivo dell’immigrazione e dell’integrazione decide di raccogliere le storie negative che ha sentito in un film: il suo primo lungometraggio Carga.

Viktoriya (Michalina Olszanska) sogna una vita migliore. Questo nel suo paese le sembra impossibile, come è realmente impossibile uscirne in maniera legale. Per questo, come altre centinaia di migliaia di persone nel mondo, si affida a dei trafficanti per entrare in Portogallo. I suoi sogni saranno presto infranti, perché la realtà del traffico di esseri umani trasforma il sogno in incubo e la speranza in rassegnazione.

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Viktoriya interpretata da Michalina Olszanska

Antonio (Vìtor Norte), camionista, invece appartiene a quella lunga filiera che partecipa a questo traffico che trasforma uomini e donne in merci da consegnare, smistare, vendere e far fruttare. La crisi economica che attanaglia il Portogallo lo ha spinto in questa rete da cui nemmeno i manovali non possono uscire. Anche Antonio, nonostante i rimorsi e il senso di colpa, dovrà rinunciare a una parte di se per poter sopravvivere in questa realtà.

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Antonio interpretato da Vìtor Norte

Carga è un film di sopravvivenza. Viktoriya, come i suoi compagni di viaggio, decide di affrontare questo viaggio per sopravvivere alla crisi e alla violenza che si è diffusa nel suo paese, l’Ucraina, dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Anche Antonio entra in questo meccanismo per consentire alla sua famiglia di sopravvivere alla crisi economica che li stringe al collo. Ma una volta che si diventa un ingranaggio in questa macchina si deve raggiungere un sincretismo totale con l’organizzazione complessiva oppure si rischia molto più della propria vita, la vita dei propri cari. Questo impedisce ad Antonio di prendere ed allontanarsi dal cartello criminale con il quale si è immischiato. Questo tortura Mario, uno dei fanti del cartello, e questo terrorizza ognuna di quelle ragazze che finisce coinvolta nel terribile circolo di sfruttamento che le stritola. Tutto questo per il piacere di qualche uomo, avido di un patetico e fugace orgasmo.

Bruno Gascon ci racconta una storia terribile, ma purtroppo edulcorata rispetto a quello che la realtà racconta quotidianamente. Il traffico di esseri umani è visibile, in ogni strada di periferia delle nostre città. È inutile far finte di niente, e pensare che questo sia un problema dei paesi sotto-sviluppati e di quelli a bassa intensità democratica. È purtroppo una realtà quotidiana e vicina a noi, che riempie le città di ragazze desiderose di una vita felice ma costrette ad una vita da oggetto. Il traffico di esseri umani, non solo guadagna sulla pelle delle sue merci, ma trasforma le sue vittime in oggetti: non solo agli occhi del mondo esterno ma persino agli occhi delle vittime stesse, che vengono svuotate di ogni forma di resilienza.

L’immonda realtà è molto peggio di qualche cruda scena di un film. L’incubo non è sullo schermo, ma fuori dalla sala: negli hotel dove queste ragazze sono costrette a cedere il loro candore a golosi uomini d’affari in trasferta; nelle strade dove queste ragazze attendono il prossimo cliente, forse ignaro o più probabilmente indifferente al loro passato; nella vita quotidiana di tutti noi, dove spesso quelle che noi chiamiamo puttane sono solo vittime di un disgustoso commercio.

Carga costringe lo spettatore a fare i conti con la realtà, a scegliere tra l’indifferenza o la denuncia.

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