L’Abbandono – Un film di Ugo Frosi

di Lorenzo Borzuola

L’Abbandono, ultima opera cinematografica del regista Ugo Frosi, presentata al Ravenna Nightmare Film Festival, nella sezione Showcase Emilia-Romagna è la storia di una suora che in un monastero italiano del diciottesimo secolo crea scandalo fra le varie monache e il vicario Lorenzo Palli inviato apposta per interrogare la donna accusata; con essa anche altre due complici.

Una vicenda ripresa da fatti realmente accaduti e conservati fino ai giorni nostri nelle memorie del Vescovo Scipione De Ricci. Palli, il vicario, uomo fermo nelle sue decisioni, dovrà ricredersi non appena fa la conoscenza di Suor Irene, la monaca incolpata di eresia che si è macchiata di crimini contro la morale e di scandali sessuali. Palli, infatti, sarà ben presto contagiato dalle parole della suora, finendo per essere vittima anche lui di una profonda crisi spirituale e religiosa.

Se il trailer resta abbastanza avvincente, instaurando nello spettatore una certa e sincera curiosità, il film in sé perde quel suo senso del mistero e dello scandalo che ci si aspettava, e due ore sono anche troppe per questo genere di film. Pretenzioso nel suo voler restare fisso e congelato sulla tematica dello scandalo sessuale che, alla fine, non viene nemmeno mostrato; e se si era venuti a vedere il film anche solo per una curiosità erotica, si resta a bocca asciutta quando ci si rende conto che le lunghe scene e gli interminabili dialoghi sono fini a se stessi e non portano a nulla di realmente concreto se non l’inerme volto della monaca che continua a ripetere il suo nuovo voto e la sua nuova vocazione.

L’abbandono è un film fuorviante. Che incute interesse prima e delusione alla fine. Non c’è un legame e un equilibrio tra etica ed estetica. Le scene statiche, la recitazione stralunata delle attrici, coloro che interpretano le monache,  e annoiata degli attori –oltre al vicario, compaiono anche un ufficiale della Santa Inquisizione e un frate francescano, vorrebbero scandalizzare senza mostrare troppo; nascondendo con la poetica delle parole quello che in realtà sappiamo. Ma anche la carente qualità dei dialoghi non è sufficiente a tenere lo spettatore sveglio e attento. Un genere di film che rientrano nella sezione delle opere soporifere, che ti abbioccano e ti accompagnano verso il sonno. Verso il sonno e nella totale mancanza di domande che giungono solitamente dopo una proiezione. In questo caso, il film non da risposte e non pone risposte, ricalcando, ciò che altri prima avevano fatto. Ed altri ancora che invece stanno facendo. Come il regista olandese Paul Verhoeven, anche lui impegnato nella lavorazione di un film molto simile a quello di Frosi.

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